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Referendum in Scozia: tutte le implicazioni del sì

11 Settembre 2014 11:35
financialounge -  Europa J.P. Morgan Asset Management Lloyd Banking Group RBS referendum sterlina
“Gli effetti sui mercati di una vittoria dei sì all’indipendenza della Scozia sarebbero un aumento della volatilità e di incertezza all’approssimarsi del voto ma anche nel periodo successivo. La vittoria dei sì avrebbe infatti forti implicazioni, come osservato sui mercati, e sulla valuta in particolare” rileva Maria Paola Toschi, Market Strategist di J.P. Morgan Asset Management che poi aggiunge: “Tuttavia i temi della ripresa economica e della politica monetaria continueranno a essere preponderanti anche se una eventuale scissione potrebbe creare notevoli effetti di disturbo. Inoltre le aziende quotate con forti legami con la Scozia potrebbero avere un periodo difficile derivante dalla fase di incertezza che seguirà un eventuale decisione di indipendenza”.

È vero che le spinte indipendentiste si stanno moltiplicando in tutta Europa, probabilmente alimentate dalle difficoltà e dai venti di crisi, ma negli ultimi giorni il referendum della Scozia è balzato sotto i riflettori perché ha visto ridursi notevolmente il gap tra i No e i Sì all’indipendenza del paese dal Governo del Regno Unito. Tanto che nell’ultimo week end un’agenzia di Exit Poll ha suggerito per la prima volta la possibile vittoria dei sì all’indipendenza della Scozia.

Reazione dei mercati valutari
L’impatto sui mercati di questa evoluzione si è già visto e si è concentrato soprattutto sull’andamento della sterlina che è scesa di circa il 3% rispetto al dollaro dalla fine di agosto e ha toccato il livello più basso degli ultimi 10 mesi.
“Ciò è dovuto al fatto che le esportazioni di petrolio della Scozia sostengono la bilancia commerciale del Regno Unito. In caso di uscita della Scozia dal Regno Unito ci sarebbe quindi un impatto sfavorevole sulla bilancia commerciale del paese e quindi sulla valuta. Si stima che il deficit commerciale del nuovo Regno Unito (dopo l’uscita della Scozia) aumenterebbe del 2/3% rispetto al PIL” fa presente Maria Paola Toschi.

Impatto sui mercati azionari
Gli ultimi dati di Exit Polls hanno avuto ripercussioni anche sull’indice azionario che è sceso soprattutto a causa della debolezza delle azioni di quelle società che hanno forti legami con l’economia della Scozia e soprattutto il calo dei titoli bancari come RBS e Lloyd Banking Group.
“Tuttavia” puntualizza Maria Paola Toschi “si stima che una vittoria dei Si avrebbe un impatto limitato sul mercato azionario. Le società esposte all’economia della Scozia rappresentano solo il 4% circa della capitalizzazione dell’Indice FTSE 100. In media le società dell’indice della borsa inglese traggono circa il 75% dei propri utili da attività al di fuori del Regno Unito e solo il 2,5% degli utili è realizzato direttamente in Scozia".

Impatto sui mercati obbligazionari
I mercati obbligazionari potrebbero risentire di una fase di volatilità in caso di una vittoria dei sì soprattutto per la serie di elementi di incertezza e per le scelte che i politici dovrebbe affrontare in un caso di scissione. Per esempio riguardo a come il debito pubblico sarebbe diviso tra le due nuove entità politiche. Gli indipendentisti propongono una valuta alternativa, una sterlina scozzese, che sarebbe probabilmente più forte della sterlina inglese, proprio perchè godrebbe della solidità della bilancia commerciale della Scozia, sostenuta dalle esportazioni di petrolio. Alcuni si spingono a pensare alla creazione di una specie di unione valutaria tra le due sterline, inglese e scozzese. Molti di questi elementi sono ancora senza una chiara risposta, cosa che rende difficile e anche incerto il destino dei mercati finanziari in genere.

Impatto politico
In caso di indipendenza, le negoziazioni sui termini della separazione durerebbero a lungo e peserebbero sulla Scozia e sul futuro economico delle due nuove entità politiche. Ciò potrebbe pesare sul grado di fiducia dei consumatori ma anche degli investitori nei confronti dei due paesi. Ci sarebbe anche da valutare la questione se la Scozia vorrebbe restare nell’Unione europea o dove andrebbero a posizionarsi i tassi sul debito scozzese.
“Anche per il restante Regno Unito (ex Scozia) ci sarebbero da valutare delle complessità. Ma l’effetto economico sul Regno Unito dalla perdita della Scozia potrebbe essere minore del previsto. La Scozia pesa per circa l’8% sul PIL del Regno Unito. Le differenze principali sarebbero che le scorte di petrolio sarebbero inferiori e il debito su PIL salirebbe. Ma ciò dipenderebbe dagli accordi che dovranno essere presi tra i due paesi” spiega Maria Paola Toschi.

Impatto per l’area Euro
Un esito a favore del Sì potrebbe avere anche delle implicazioni sull’Europa che sta faticosamente ritrovando un percorso di rilancio del progetto di unione e integrazione. “Una vittoria dei sì potrebbe alimentare quelle spinte euroscettiche che hanno trovato terreno fertile negli ultimi anni di crisi. Ciò andrebbe ad sostenere il dibattito emerso di recente contro un’Europa troppo rigida, troppo allineata a chi sostiene che l’Europa sia stata punitiva e che l’austerità abbia creato più danni che vantaggi” argomenta Maria Paola Toschi che conclude poi con le questioni in sospeso: “Se gli elettori voteranno il prossimo 18 Settembre a favore dei si, ciò creerà una serie di punti interrogativi e di questioni in sospeso tra cui:

1. Quale sarebbe la situazione valutaria della Scozia e del Regno Unito;
2. Come verrebbe diviso il debito pubblico tra le due nuove entità;
3. Come verrebbero divisi anche i proventi del petrolio del Mare del Nord;
4. Chi sarebbe il membro della Scozia nell’ambito dell’Unione europea.

L’entità e l’importanza delle questioni in sospeso ci suggeriscono che un evento a favore del sì all’indipendenza della Scozia potrebbe contribuire ad alimentare un periodo di incertezza e di tensione sui mercati, in parte controbilanciando il ritorno di attenzione e di favore verso il Regno Unito che ha accelerato la fase di ripresa economica e di rilancio dell’economia e dell’occupazione”.
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