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Perché i mercati emergenti saliranno ancora

4 Settembre 2014 14:05
financialounge -  cina Europa giappone india mercati azionari mercati emergenti sanzioni USA
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La conferma della preferenza per i mercati azionari emergenti rispetto a quelli europei e un ridimensionamento, a livello neutrale, per l’equity di Tokyo. E un forte interesse per i titoli ciclici in particolare per quelli dell’industria e dei materiali di base.
Sono questi le principali novità mensili adottate nel portafoglio azionario dalla Pictet Asset Management Strategy Unit (PSU), il gruppo di investimento responsabile delle linee guida di asset al location in ambito azionario e obbligazionario, nonché in materia di valute e di commodity, e rese note nel Barometer di agosto 2014.

“Nelle scorse settimane le piazze azionarie emergenti sono state protagoniste di un rally grazie al miglioramento dei dati economici e alle valutazioni allettanti. Prevediamo ancora una fase di sovra-performance rispetto ai mercati avanzati. Nelle ultime settimane, per la prima volta in due anni, i dati economici hanno riservato più sorprese positive nel mondo in via di sviluppo che nei Paesi avanzati, segno che il baricentro della crescita si sta spostando verso le aree emergenti. Tale evoluzione è in gran parte riconducibile alla ripresa congiunturale cinese, come evidenziano gli indici dei responsabili degli acquisti. Secondo il nostro modello, inoltre, l’azionario emergente risulta l’asset class più conveniente e lo sconto del 25% rispetto all’azionario dei Paesi avanzati in base al P/E (rapporto prezzo / utili) prospettico appare ingiustificato alla luce di uno scenario a lungo termine più favorevole. Inoltre, i continui flussi di investimento verso le piazze azionarie emergenti suggeriscono un miglioramento del sentiment nei confronti dell’asset class, rafforzando il rally attualmente in corso” fanno sapere gli esperti della PSU che, nell’ambito dei mercati emergenti, hanno ampliato l’esposizione alla Cina per motivi di valutazione e all’India in considerazione del solido programma di riforme del nuovo governo.

La PSU è invece cauta su Brasile, Sudafrica e Turchia per diverse ragioni dai rischi politici alla debole crescita economica, all’inflazione elevata: è stata inoltre ridotta l’esposizione alla Russia, ritenendo improbabile una prossima risoluzione delle crescenti tensioni fra Mosca e l’Occidente per la crisi ucraina. Per la PSU, le valutazioni azionarie europee risultano eccessive, soprattutto in considerazione della debolezza economica della regione e di una crescita degli utili deludente.

I mercati dell’area sono, secondo gli specialisti della PSU, inoltre soggetti a diversi rischi. Le dure sanzioni imposte da USA e UE alla Russia nei settori della finanza, della difesa e dell’energia potrebbero penalizzare l’economia del Vecchio Continente mentre i problemi di un istituto di credito portoghese hanno riacceso i timori di instabilità nell’eurozona.
Sempre per i professionisti della PSU, il mercato azionario USA dimostra solidi fondamentali sotto forma di una robusta crescita economica e degli utili aziendali, ma presenta valutazioni elevate e una situazione di ipercomprato, secondo i propri calcoli.

“Quanto al Giappone, riduciamo l’esposizione alla luce di vari segnali negativi. I dati e le indagini economiche suggeriscono una ripresa congiunturale più lenta del previsto dopo la maggiorazione della tassa sulle vendite in aprile, ma non così lenta da indurre la BoJ (bank of Japan) a varare ulteriori misure di allentamento monetario. I mercati appaiono ora più scettici circa le prospettive future del Paese dato lo stallo sul fronte delle riforme. Il mercato nipponico evidenzia inoltre valutazione eque, con un P/E prospettico a un anno prossimo alla media mondiale, e gli investitori hanno assunto ingenti posizioni” sottolinea la PSU che, nella ripartizione settoriale, conferma la preferenza per i titoli ciclici nel quadro dell’accelerazione globale dell’economia: fra i segmenti più sovrappesati figurano industria e materiali di base.

“Riteniamo infatti che la prossima fase del ciclo economica sarà caratterizzata da una ripresa degli investimenti aziendali che dovrebbe favorire le attività ad alta intensità di capitale. Guardiamo con favore anche al settore finanziario che a nostro parere beneficerà del rialzo dei tassi di interesse USA e delle migliori prospettive di crescita del credito. I titoli ciclici offrono valutazioni più allettanti di quelli difensivi, giustificando il nostro sottopeso di utility e sanità. In base alle valutazioni ribadiamo infine la predilezione per le large cap rispetto alle mid e small cap” conclude la PSU.
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