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Cina, fast-food e lo scandalo della carne

13 Agosto 2014 09:15
financialounge -  carne cina globalizzazione McDonald's Shanghai Husi Yum
financialounge -  carne cina globalizzazione McDonald's Shanghai Husi Yum
Più che di globalizzazione, gli esperti parlavano di “fenomeno Mc Donald’s”: con store in tutto il mondo, il fast-food per antonomasia riunisce diversi continenti sotto il suo logo giallo, la M a forma di collinette dorate. A Hong Kong arrivò nel 1975, modificando abitudini e ridimensionando tabù: ad esempio, i locali degli store dei brand americani erano puliti e accoglienti, cosa che i clienti hanno cominciato a pretendere anche dai fast-food nazionali; si è persa l’abitudine orientale di consumare cibo girando per strada; è caduta la barriera di etichettare i clienti in gerarchie sociali in base alle ordinazioni più o meno costose, perché i menu di McDonald’s sono livellati più o meno sullo stesso prezzo.
Come McDonald’s, anche le altre catene di fast-food americani (Pizza Hut, Burger King, etc.) si sono diffuse in Oriente, occidentalizzandone i consumi.

Tuttavia, proprio lo scorso luglio, Mc Donald’s e con lui le principali catene di ristoranti americani hanno dovuto gestire un’emergenza imprevista, un video diffuso dal broadcast Dragon Tv, che mostrava le condizioni di lavoro non a norma durante il trattamento della stessa carne servita da McDonald’s, Burger King, Carl's Jr. Papa John's, KFC and Pizza Hut e altre. Lo stabilimento mostrato nel video è di Shanghai Husi, fornitore di tutti questi franchising. Le immagini mostravano scarse condizioni igieniche nel trattamento degli alimenti: carne caduta sul pavimento veniva raccolta e reinserita nei macchinari oppure lavorata senza guanti. In aggiunta, è stata trovata una email inviata dal management della società che raccomandava ai lavoratori di falsificare la data di scadenza di diverse partite di carne.

La Husi è la sussidiaria cinese del gruppo OSI, conglomerato dell’Illinois di lavorazione della carne, che in Cina vende soprattutto pollo, manzo, maiale e spaghetti. OSI si è ufficialmente scusata per l’accaduto e ha espresso una posizione di tolleranza zero per l’episodio cinese, ma questo non ha impedito ai suoi clienti inconsapevoli di annullare il rapporto di collaborazione. Le immagini del video hanno generato paura e diffidenza nei consumatori americani e gravi ripercussioni economiche sulle aziende che utilizzavano Husi come fornitore. Non sono bastate infatti le dichiarazioni delle autorità sull’estraneità delle catene di fast food a fugare ogni dubbio nei consumatori.

In particolare, il gruppo YUM, di cui fanno parte Pizza Hut e KFC, ha chiuso immediatamente i rapporti. Già nel dicembre 2012 i media cinesi avevano accusato i fornitori locali di KFC di utilizzare polli curati con antibiotici, con importanti ricadute sulle vendite della catena in Asia. Anche McDonald’s, dopo un primo momento di stand-by, ha ora sospeso gli ordini dalle forniture OSI.

Al momento come si è evoluta la situazione?
Shangai Husi è stata chiusa e le autorità hanno promesso pene severe per i responsabili. In un primo momento dai fast-food sono stati eliminati in modo sistematico i cibi con gli ingredienti contaminati (da McDonald’s non era più possibile trovare il Big Mac o i McNuggets). Da qualche giorno i menu hanno reintrodotto la carne, ma le autorità hanno obbligato le catene a notificare al consumatore da dove provengano esattamente gli ingredienti e quali siano i fornitori, in modo tale da dare più informazioni possibili; se oggi si compra un panino a Shangai, è possibile sapere chi fornisce la carne, il pane o l’olio.

La misura è volta ad ammorbidire le conseguenze dell’ennesimo “caso sulla carne” che potrebbe condurre le grandi imprese sull’orlo del collasso orientale. Tuttavia, la dichiarazione di provenienza può rivelarsi l’ultima ancora di salvezza per aziende che vogliono più di ogni altra cosa gridare la loro trasparenza.
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