Eurozona

Come prepararsi ad una volatilità in aumento

30 Luglio 2014 - 13:15
financialounge - news
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Prepararsi ad un aumento della volatilità coprendo le esposizioni lunghe o ridimensionando i rischi. È questa la principale raccomandazione formulata dalla Pictet Asset Management Strategy Unit (PSU), il gruppo di investimento responsabile delle linee guida di asset allocation in ambito azionario e obbligazionario, nonché in materia di valute e commodity.

Secondo la PSU, l’attuale contesto di bassa volatilità è il risultato della ridotta volatilità macroeconomica, delle aspettative di ulteriore sostegno monetario da parte delle banche centrali e dei mutamenti intervenuti nel comportamento degli investitori. Tuttavia un cambiamento dell’orientamento della Fed potrebbe provocare un’impennata della volatilità con pesanti ripercussioni sui mercati sia azionari che obbligazionari.

L’esperienza dimostra infatti che una brusca flessione della volatilità è spesso seguita da una sua impennata, con conseguenze deleterie per gli investitori.
La storia suggerisce che un’inversione della volatilità di mercato giunge attraverso determinati canali: un cambiamento della politica monetaria statunitense, come nel febbraio 1994; un mutamento significativo delle prospettive economiche, come durante lo shock petrolifero del 1990 o in occasione dei timori per l’inflazione negli Stati Uniti nel maggio 2006; un evento estremo nei mercati finanziari, come il crollo dell’hedge fund statunitense Long Term Capital Management nel 1998, il fallimento di Lehman Brothers nel 2008 o il declassamento del debito statunitense nel 2011.

Nell’attuale fase del ciclo di mercato, la PSU ritiene che la Fed rappresenti la principale minaccia a questo periodo di volatilità contenuta. Gli operatori di mercato si attendono tassi d’interesse più bassi di quelli previsti dalla stessa Fed, in una fase in cui gli indicatori anticipatori della crescita e dell’inflazione negli Stati Uniti segnalano entrambi un’accelerazione: meglio quindi prepararsi a un’inversione di tendenza.

Una fase di bassa volatilità crea sempre le condizioni per un successivo aumento, incoraggiando l’assunzione di maggiori rischi. Negli ultimi quattro episodi di impennata della volatilità registrati in mercati rialzisti maturi con una crescita economica prossima al potenziale (1994, 2006, 2007 e 2011), le azioni hanno perso in media il 10% nell’arco di un mese o meno e talvolta le obbligazioni non hanno fornito alcuna protezione.

La storia dimostra che il periodo immediatamente precedente un innalzamento dei tassi da parte della Fed può essere caratterizzato da un’accentuata volatilità. Le misure macroprudenziali hanno carattere sperimentale, quindi potrebbero creare incertezza e instabilità. In un contesto di rendimenti obbligazionari prossimi ai minimi storici e crescenti pressioni inflazionistiche, potrebbe essere interessante assumere posizioni corte nei titoli di Stato dei paesi sviluppati e nelle obbligazioni investment grade.

Come minimo, gli investitori dovrebbero coprire le esposizioni lunghe al rischio o ridurre il profilo di rischio dei loro portafogli. Un’improvvisa impennata della volatilità si ripercuoterebbe probabilmente sui segmenti più affollati, tra cui le azioni europee e le obbligazioni dei paesi periferici dell’eurozona. Anche i mercati del credito sono molto vulnerabili, in particolare perché una diminuzione della liquidità sui mercati secondari potrebbe accentuare la flessione dei prezzi.

Ma un’impennata della volatilità non avrebbe conseguenze negative per tutte le asset class. Non si deve pensare che l’attuale fase rialzista subirà un’improvvisa battuta d’arresto solo perché la volatilità è destinata ad aumentare. Piuttosto, un’accentuazione della volatilità implicita indica semplicemente che si sta entrando in una fase matura del ciclo economico, trainata dalla crescita economica anziché dall’azione di stimolo delle banche centrali.

Un aumento della volatilità sarà inizialmente accompagnato da una correzione dei mercati. Ma se, come prevede la PSU, il rialzo della volatilità avrà luogo nel contesto di un miglioramento delle prospettive di crescita, i mercati ciclici, convenienti o sottopesati, come il Giappone e le piazze emergenti, dovrebbero dimostrare una maggiore tenuta che in passato.

Per le stesse ragioni, un’accentuazione della volatilità non giustificherebbe una riallocazione strategica dalle azioni verso asset class più sicure, come la liquidità e l’oro. Una volatilità più pronunciata, tuttavia, dovrebbe rendere più interessanti le strategie alfa (quelle orientate all’extra rendimento rispetto alla media di mercato) e market neutral (cioè con esposizione di portafoglio complessiva neutrale al mercato tra posizioni rialziste e posizioni ribassiste).
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