Arun Jaitley

Budget India, perché credere nel cambiamento

17 Luglio 2014 - 13:10
financialounge - news
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Nessuno poteva ragionevolmente sperare che l’economia indiana potesse essere riformata e rinvigorita da un solo budget di bilancio, ma il solo fatto che le politiche annunciate vadano nella giusta direzione incoraggia a pensare positivo sul futuro dell’India.

È questa la convinzione espressa da Craig Botham, Emerging Markets Economist di Schroders, che ora spera che il primo ministro dell’India, Narenda Modi, si dimostri bravo nell’attuazione delle riforme a livello nazionale quanto lo è stato nella precedente esperienza nello stato dell'India occidentale Gujarat.
Tra gli aspetti incoraggianti segnalati nel budget di bilancio da Craig Botham figura l’obiettivo di trovare una soluzione entro l’anno alla tassa sui beni e sui servizi, il target di bilancio al 4,1%, i nuovi investimenti in infrastrutture, e l’aumento al 49% del tetto sugli investimenti diretti esteri. Tra gli aspetti critici, invece, una certa vaghezza sulle poste in bilancio tra le quali la spesa per sussidi e le nuove risorse per gli investimenti in infrastrutture, e la spada di Damocle della tassazione retroattiva.

“Complessivamente, il discorso sul budget pronunciato giovedì scorso dal ministro delle Finanze indiano, Arun Jaitley, è stato positivo. L’impegno del Governo relativamente alla Tassa sui Beni e sui Servizi è stato ribadito, con l’obiettivo di trovare una soluzione già quest’anno. Come detto in passato, questo punto è essenziale per il quadro fiscale dell’India. Inoltre, il ministro delle Finanze ha sottolineato che il Governo mira a un deficit/PIL del 4,1% nel 2014. Anche questo elemento è positivo, ma siamo più prudenti sui presupposti di tale affermazioni. Sebbene non siano state apportate modifiche alle stime sulla crescita del PIL, il Governo ha cambiato quelle sulla crescita delle entrate, ora prevista al 15,% rispetto al 13,4% atteso sei mesi fa. Nel frattempo, la spesa per sussidi è messa in bilancio con un calo dello 0,3% del PIL, ma non sono specificati i dettagli su come tale risultato sarà raggiunto. Il nostro timore al riguardo è che, nel caso queste stime non si realizzassero, l’obiettivo sul deficit sarà centrato tramite tagli alla spesa capitale, come spesso è accaduto in India” spiega Craig Botham.

Tuttavia, il nuovo budget include numerosi impegni a favore di una maggiore spesa per infrastrutture e di una soluzione ai ‘colli di bottiglia’ relativamente a strade e porti, carbone e miniere. “Anche in questo caso, i dettagli sono vaghi ma, dati i risultati ottenuti dal primo ministro Modi nell’affrontare le lungaggini burocratiche nella sua precedente esperienza a Gujarat, siamo cautamente ottimisti sulla possibilità di risoluzione efficace di questi problemi. Inoltre, i tetti sugli investimenti diretti esteri sono stati aumentati al 49% sia nel settore delle assicurazioni sia nella difesa: si tratta di un altro passo incoraggiante per un’economia in assoluta necessità di maggiori afflussi di capitale. Siamo poi rincuorati dalle misure volte a sviluppare un quadro regolamentare per i casi di bancarotta di piccole e medie imprese, la Banca Mondiale attualmente posiziona l’India al 121° posto su 189 Paesi in materia di gestione delle bancarotte, così come dai piani per incentivare i prestiti a sostegno dei progetti infrastrutturali di lungo termine e dell’ottimizzazione dei corridoi industriali” sottolinea Craig Botham per il quale una misura che sembra essere deludente è quella relativa alla tassazione retroattiva.

Sebbene il ministro Arun Jaitley abbia spiegato che il Governo cercherà di limitare gli accordi in tal senso, non li ha esclusi del tutto. Così facendo, le società straniere che puntano a investire nel Paese non possono essere del tutto tranquille.
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