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Adidas: doppio colpo ai rivali della Nike

16 Luglio 2014 09:55

financialounge -  Adidas Manchester United mondiali di calcio 2014 nike
colpo in pochi giorni di Adidas nei confronti della rivale storica di mercato Nike. La casa tedesca d’abbigliamento sportivo ha infatti ufficializzato che, a partire dalla stagione 2015/2016 (cioè dalla prossima) e per 10 anni, sarà lo sponsor tecnico del Manchester United finora sponsorizzato dall’americana Nike.

Il successo è il secondo in pochi giorni, visto che Adidas domenica scorsa ha potuto festeggiare con le due finaliste di Coppa del Mondo di calcio in Brasile, Germania e Argentina, entrambe vestite dal brand sportivo tedesco. I responsabili di Nike hanno abbandonato la scorsa settimana la trattativa con il Manchester United definendo le richieste del prestigioso club inglese esorbitanti e tali da non rappresentare valore per i propri azionisti.

Ne ha subito approfittato Adidas che ha offerto 750 milioni di sterline (pari a circa 940 milioni di euro) per la sponsorizzazione decennale del team inglese a fronte dei 510 milioni che Nike ha pagato per il precedente contratto, della durata di 13 anni , che scadrà l’anno prossimo. Certo l’esborso pagato è oneroso, ma per Adidas rappresenta una potenziale evoluzione del proprio giro d’affari nei prossimi 10 anni (il Manchester United è uno dei club più famosi al mondo) e, peraltro, a discapito del diretto concorrente internazionale Nike: non a caso l’altro ieri, il giorno dell’annuncio del contratto di sponsorizzazione, il titolo Adidas ha chiuso a Francoforte con un netto rialzo (+2,73%) a dimostrazione che gli investitori premiano la scommessa del gruppo industriale della Baviera.

Ma c’è un altro aspetto di questa vicenda che merita di essere ricordato: le implicazioni sul cosiddetto fair play finanziario. Come avevamo già accennato nell’articolo “Calcio, tra fair play finanziario e megasponsorizzazioni”, se da un lato le società dovranno raggiungere gli obiettivi di sostenibilità di bilancio entro quest’anno per non rischiare di non poter più partecipare alle competizioni UEFA, dall’altro non si può non tener conto del peso sempre maggiore degli sponsor internazionali che, per perseguire i propri obiettivi aziendali, non investono necessariamente sulle società meglio gestite sotto il profilo sportivo-finanziario bensì puntano sui marchi globali vincenti.

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