Diversified Alpha Plus Fund

Diversified Alpha Plus Fund - 15 giugno 2014

27 Giugno 2014 11:00
financialounge -  Diversified Alpha Plus Fund
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1. Il senso di eccessiva sicurezza che pervade i mercati ha continuato a rafforzarsi e l’indice Vix ha toccato i minimi del ciclo in corso scivolando al 10,7%, i listini azionari hanno segnato nuovi massimi e gli spread delle obbligazioni governative statunitensi ed europee sono scesi sui minimi del ciclo. Il recente rally del mercato obbligazionario ha allontanato il timore di un improvviso cambio di direzione della politica monetaria statunitense, mentre la stabilizzazione dei dati relativi alla crescita cinese sembra aver messo a tacere le preoccupazioni di un’imminente crisi dell’economia locale.
Il nostro indicatore composito della fiducia segnala tuttavia un eccessivo grado di ottimismo sugli attivi più rischiosi, anche se dobbiamo riconoscere che si tratta di una caratteristica piuttosto comune nelle fasi rialziste.

2. Per quanto sconcertante possa apparire tutta questa esuberanza dei mercati agli occhi degli operatori contrarian, le economie di Stati Uniti ed Europa si trovano in stadi diversi di una moderata tendenza di accelerazione della crescita, hanno tassi d’inflazione bassi e politiche monetarie espansive, tutte condizioni che tendono a generare buone performance azionarie.

3. Le prospettive per i tassi statunitensi sono diverse, in quanto l’inflazione dell’economia a stelle e strisce continua ad aumentare e la crescita sembra in procinto di entrare in una fase di surriscaldamento. Il rendimento del Treasury decennale è infatti salito di 13 punti base, mentre quello del biennale ha guadagnato 8 pb. Per contro, i rendimenti tedeschi si sono mantenuti stabili dato che la ripresa europea è ancora agli inizi.

4. L’inversione di tendenza riscontrata tra marzo e aprile sembra essere stata di natura temporanea, e da allora si sono riaffermati molti dei trend precedenti. I titoli tecnologici più promettenti del mercato statunitense, le azioni di internet cinesi e quelle biotecnologiche americane hanno continuato a sovraperformare recuperando circa un terzo del terreno perduto dai massimi del primo trimestre. Anche la rimonta dei titoli value ha perso vigore, ora che le borse stanno entrando nella fase di sviluppo tipica delle fasi più tardive del ciclo rialzista, quando la dispersione delle valutazioni è bassa e la crescita degli utili tende ad essere il principale fattore di differenziazione.

5. L’espansione delle piazze emergenti appare in fase di stallo da aprile. La maggior parte delle azioni e delle obbligazioni societarie che negli ultimi tempi hanno messo a segno le migliori performance appartengono a paesi che non hanno ancora risolto i loro problemi strutturali. Infatti, nelle ultime due settimane quattro delle prime cinque posizioni azionarie in classifica sono state occupate dai listini di Brasile, Argentina, Egitto e Russia.

6. Il Comparto ha guadagnato lo 0,45% grazie ai contributi positivi dalle posizioni corte sui tassi statunitensi e delle posizioni corte sulle attività dei paesi emergenti (rame, beni di lusso). Anche le posizioni lunghe nelle obbligazioni sovrane dei paesi periferici europei hanno contribuito positivamente al rendimento. Le posizioni corte nel settore immobiliare e nei titoli dei dettaglianti del Regno Unito ha aggiunto valore, mentre la posizione lunga sugli UK/U.S. swap spread a due anni ha eroso i rendimenti a fronte dei timori esplicitamente espressi dalla Banca d’Inghilterra in merito alla stabilità finanziaria del paese e delle relative misure prospettate.

7. Abbiamo ampliato le posizioni collegate alla nostra view che la normalizzazione dei tassi statunitensi arriverà prima di quanto il mercato si aspetti. Nello specifico, abbiamo incrementato l’esposizione ribassista ai Treasury, al dollaro australiano e alle azioni dei Reit statunitensi e abbiamo rafforzato sia una modesta posizione corta nei Bund tedeschi che nelle società di estrazione del minerale di ferro.

8. È possibile che la violenta riconfigurazione del Medio Oriente – piuttosto che l’“inevitabile” crisi del credito cinese o lo choc dei tassi statunitensi – costituisca il fattore “imponderabile” contro cui si infrangerà la bolla di ottimismo dei mercati?
La volatilità dei prezzi del greggio si mantiene da tempo straordinariamente bassa, malgrado le condizioni tutt’altro che stabili dell’offerta nel mercato petrolifero anche prima dei recenti sviluppi in Iraq.


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