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Rendite finanziarie: per fondi e Sicav ci pensano gli intermediari

20 Giugno 2014 - 9:00
financialounge - news
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Il decreto legge 66 del 2014, il cosiddetto “decreto Irpef”, è stato convertito in legge: al suo interno c’è anche la nuova tassazione delle rendite finanziarie che entrerà in vigore dal prossimo primo luglio.
Se per i titoli di stato italiani e quelli equiparati (come i bond della Bei, della Birs, della World Bank ecc) e dei stati esteri inclusi nella white list (la lista di reciproca convenzione fiscale con l’Italia) l’aliquota resta fissata al 12,5%, le trattenute su tutte le altre tipologie di titoli cambiano passando dal 20% al 26%.

In particolare sono interessati da questa nuova aliquota fiscale, gli interessi e i capital gain sui conti correnti, sui certificati di deposito, sui depositi vincolati, sui conti di deposito, sulle obbligazioni societarie e bancarie, i dividendi azionari, le cedola obbligazionarie, e i guadagni dei fondi comuni e dei comparti di Sicav.
Proprio i fondi comuni e le Sicav assicurano però ai risparmiatori un vantaggio non indifferente: evitano il cosiddetto affrancamento.
Quest’ultimo è il meccanismo tramite il quale un risparmiatore, che fino al 30 giugno vantasse una plusvalenza (sulla quale vige l’aliquota fiscale del 20%), può allineare la propria posizione fiscale in modo tale che questa non sia portata dal 1 luglio 2014, a pagare il 26% previsto dalla nuova tassazione.

Facciamo un esempio.
Poniamo che un titolare di un deposito azionario in banca possegga 10 mila azioni Generali con valore di carico a 12 euro e che al 30 giugno 2014 il prezzo del titolo Generali valga 16,5 euro: la plusvalenza sarebbe pari a 4,5 euro per azione per un totale di 45.000 euro. Procedendo con l’affrancamento (da richiedere al proprio intermediario, in questo esempio alla banca, entro il 30 settembre), il titolare del deposito può pagare 9.000 euro (cioè il 20% dei 45 mila euro di plusvalenza) al fisco senza dover prima vendere e poi ricomprare le azioni: dal primo luglio fisserebbe le 10 mila azioni Generali in carico a 16,5 euro. Se il titolare non procedesse con l’affrancamento la plusvalenza sarebbe calcolata sui 12,5 euro di carico e su di essa sarebbe applicata l’aliquota del 26% nel momento in cui avverrà il disinvestimento.

È importante sottolineare che l’affrancamento è però possibile solo su tutti i titoli in deposito e non in modo selettivo sui soli titoli sui quali esiste una plusvalenza: per questa ragione è opportuno che il titolare del deposito azionario calcoli la convenienza a pagare in anticipo l’eventuale affrancamento dovuto alla somma delle plusvalenze e minusvalenze complessive.
Nel caso invece del possesso di quote di fondi comuni d’investimento e di comparti di Sicav, ci penserà l’intermediario (banca, sim, broker online) a provvedere, dopo il primo luglio, al calcolo della corretta trattenuta fiscale, applicando per conto del sottoscrittore il 20% sulle plusvalenze realizzate fino al 30 giugno, ovvero il 26% su quelle registrate dal primo luglio in poi.
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