Antonio Bottillo

Tutte le possibili opportunità della zona euro

12 Giugno 2014 14:00
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zona euro è certamente in una fase di uscita dalla crisi finanziaria, anche se permangono motivi di attenzione e di incertezza” afferma Antonio Bottillo, Amministratore Delegato per l’Italia di Natixis Global Asset Management, che ne approfitta per sottolineare come la struttura multi-affiliates che contraddistingue Natixis GAM permetta di avere diversi specialisti sull’area che possono fornire view complementari al fine di individuare rischi e opportunità di ogni singolo investimento, sia in ambito azionario che obbligazionario, per la costruzione di portafogli capaci di affrontare meglio i movimenti di mercato di breve periodo.

Questo consente all’investitore di focalizzarsi su quelli che sono i suoi reali obiettivi e le sue necessità realizzando una corretta pianificazione finanziaria.
In quest’ottica, quattro esperti in materia di investimenti di Natixis GAM parlano nel dettaglio del futuro dell'euro, dei timori di deflazione, del rischio geopolitico determinato dagli avvenimenti legati alla Russia e delle possibili opportunità nell'area europea.

Bruno Crastes, CEO di H2O Asset Management, per esempio ritiene che, ora, i fattori di divergenza scatenati dalla crisi abbiano dato vita a dinamiche di convergenza che stanno iniziando proprio ora a produrre i primi risultati.
"Ogni fase ha una sua logica autonoma. Il circolo virtuoso determinato da minori premi per il rischio e minori squilibri esterni, verificatosi a partire dal 2012, ha aperto la strada ad un'ondata di convergenza economica che dovrebbe plasmare i prossimi anni" afferma Bruno Crastes, per il quale questo nuovo contesto può dare vita ad un nuovo periodo di crescita trainato dai cosiddetti paesi "periferici", tra cui Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda e Italia.

Gli scettici obietteranno che la situazione economica è ancora estremamente difficile per gran parte dei paesi periferici. Tuttavia, Bruno Crastes ritiene che ciò debba essere considerato un retaggio del passato.
"Per coloro che guardano al futuro, è indubbio che vi siano le condizioni per una ripresa sostenibile nell'ambito dell'unione monetaria, con un miglioramento continuo della concorrenza ed una forte domanda interna latente", afferma Crastes.

Infatti, tali paesi stanno riemergendo solo ora da una doppia recessione (cosiddetto “douple dip”, 2009-2012), un evento raro nella storia economica moderna.
Ma Crastes sottolinea che le forze di ripresa ciclica possono essere ancora più forti dopo una crisi di questo tipo, come testimoniato dall'esperienza statunitense a seguito delle recessioni del 1980 e del 1982.

Anche Philippe Waechter, Chief Economist di Natixis Asset Management ritiene che la situazione complessiva dell'Europa sia cambiata in meglio:"Il rischio sistemico che ha caratterizzato l’Europa nel 2011 e nel 2012 con la crisi del debito sovrano è stato profondamente ridotto grazie agli interventi di Mario Draghi, presidente della BCE, e a tutte le riforme istituzionali messe in atto. Ma ciò non significa che un nuovo percorso di crescita ben equilibrata possa instaurarsi in tempi rapidi".

Secondo Philippe Waechter permangono elementi di debolezza che potrebbero creare problemi nell'area euro. Primo fra tutti, l'attuale ripresa europea è debole, come mostrato dai dati sulla crescita del primo trimestre di quest’anno.
"In Francia, Italia, Paesi Bassi, Finlandia e Portogallo, i dati sulla crescita sono stati pari a zero e perfino negativi in altri paesi. Gli investimenti europei sono stati così deboli rispetto al periodo pre-crisi che i margini di produttività saranno contenuti in futuro. Prima della crisi, la crescita media era del 2%. Oggi, il 2% può essere considerato come il dato relativo ad un ciclo giunto ai massimi livelli, il che potrebbe spontaneamente portare a risultati poco entusiasmanti sul mercato del lavoro nei prossimi anni".

Philippe Waechter che poi indica una ulteriore preoccupazione: la svalutazione interna subita dall'Europa, laddove sono necessari costi inferiori per migliorare la competitività. Perciò, vista la debole domanda interna nella zona euro, alcuni paesi hanno ampliato le esportazioni per migliorare la propria situazione.

"Tuttavia, a causa dell'elevato tasso di cambio dell'euro, gran parte di tale competitività svanisce sui mercati globali. E questo determina una maggiore concorrenza tra i paesi dell'area dell'euro. Alla fine, sarà necessario attuare riforme strutturali per aumentare la produttività e la redditività, ma ciò richiederà tempo. Ciò significa che, sul breve termine, lo slancio economico non sarà molto forte" spiega Philippe Waechter che, al di là di tali prospettive economiche, ricorda pure il persistente problema della sostenibilità del debito europeo.

"A fronte del notevole eccesso di offerta sul mercato del lavoro, di capacità produttiva in esubero, e del continuo deleveraging da parte di aziende, famiglie e governi, è probabile che l'area euro continui a crescere lentamente nel corso dei prossimi anni, con una pressione contenuta sul rialzo dei prezzi. Il che espone l'economia a possibili rischi di crollo e deflazione nel caso di un affievolimento della ripresa globale", sostiene invece Laura Sarlo, CFA, Senior Sovereign Analyst di Loomis, Sayles & Company che poi sposta il focus sul credito: "Le banche italiane e spagnole stanno lentamente divenendo più disposte a concedere credito, e la richiesta di finanziamenti da parte di consumatori ed imprese non si sta riducendo così rapidamente come una volta. Inoltre, il rally dei titoli di stato periferici ha spinto i rendimenti al di sotto dei tassi ai quali le banche potevano emettere prestiti, incentivando un ritorno al credito nel 2014, come confermato dall'Asset Quality Review (AQR) della BCE e dagli stress test".

Matthew Eagan, CFA, Fixed-Income Manager di Loomis, Sayles & Company, dal canto suo, ritiene che siano necessarie ancora molte riforme strutturali per poter mettere la parola fine alla crisi dell'Eurozona. Tuttavia, la fase acuta della crisi, soprattutto per quanto riguarda il settore bancario, è passata.
Matthew Eagan sottolinea inoltre come l'area euro necessiti ancora di maggiore crescita e che qualora i paesi periferici non riusciranno a trovare la formula giusta per la crescita, i problemi di indebitamento potrebbero causare qualche difficoltà. Matthew Eagan e i suoi colleghi di Loomis Sayles guardano infine con attenzione ai cambiamenti geopolitici in atto in Russia ed Ucraina.

Ovviamente la posizione più aggressiva della Russia cambia radicalmente le carte in tavola per l'Europa". Eagan si chiede inoltre se le mosse di Putin possano provocare una maggiore compattezza in Europa e stimolare la crescita.
"Al fine di proiettare il proprio potere all’esterno, occorre avere una forte crescita interna", sostiene Matthew Eagan.
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