BlackRock

Mantenere una sovrappeso sull’equity per il lungo termine

21 Maggio 2014 - 13:26
financialounge - news
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Le attuali quotazioni delle azioni non sono certo a buon mercato ma, rispetto a quelle dei bond, soprattutto quelli governativi USA decennali, mantengono un vantaggio relativo che ne giustifica un sovrappeso in portafoglio in ottica di lungo termine. È questa la raccomandazione di Russ Koesterich, Global Chief Investment Strategist di BlackRock nel commento settimanale ai mercati del 19 maggio. Vediamo insieme come lo strategist giunge a questa conclusione.

Per alcuni aspetti, la scorsa settimana può essere emblematica di quest’anno, almeno finora. Le perdite registrate la scorsa settimana hanno riportato gli indici equity poco al di sopra della parità mentre il mercato obbligazionario USA mostra un rialzo medio intorno al 3,50%. Vista la netta inversione rispetto a quanto riscontrato dall’inizio del 2013, da quando cioè i mercati azionari hanno cominciato a correre, mentre le obbligazioni hanno sofferto, molti investitori si chiedono come dovrebbero posizionarsi sul lungo termine. A questo proposito, vale la pena di riflettere su alcuni dei fattori che hanno guidato i movimenti di mercato della scorsa settimana.

“Da un lato abbiamo assistito a qualche buona notizia sul fronte economico: i senza lavoro negli Stati Uniti sono scesi al livello più basso degli ultimi sette anni e le richieste di alloggi sono salite nel mese di aprile. Dall’altro sono stati registrati dati meno incoraggianti: le vendite al dettaglio sono risultate deboli nel mese di aprile e la produzione industriale è scesa inaspettatamente dello 0,6%. Inoltre, Walmart, il cui giro d’affari è un importante indicatore per il mercato, ha annunciato previsioni di utili per il secondo trimestre che hanno deluso le stime degli analisti scuotendo gli investitori. Il sentiment di mercato è stato ulteriormente intaccato dalle small cap statunitensi che sono scivolate nel territorio di correzione: risultano infatti in calo di oltre il 10% dal loro massimo toccato nella prima parte dell'anno. A tutti questi fattori va poi aggiunta la pressione sui prezzi delle azioni esercitata dalla liquidazione delle posizioni in portafoglio da parte di molti hedge funds e broker-dealer “ spiega Russ Koesterich.

Mentre l’equity soffriva, i prezzi delle obbligazioni hanno continuato a salire. Il rendimento sul bond del Tesoro USA a 10 anni ha chiuso al di sotto del 2,50%, il tasso di rendimento più basso da sei mesi, mentre i rendimenti del Bund tedesco hanno fissato il loro livello minimo dell’ultime 52 settimane. Sorprendentemente, questo calo dei rendimenti si è verificato nonostante i maggiori dati sui prezzi al consumo negli Stati Uniti: l’inflazione alla produzione è aumentata dello 0,6% (il più ampio rialzo da settembre 2012), mentre l'inflazione al consumo è salita dall’1,5% di marzo al 2,0% di aprile.

“Di norma, in presenza di un aumento dell’inflazione ci si aspetterebbe che i rendimenti tendano a salire, ma le aspettative dei prezzi al consumo rimangono stabili e rendimenti i reali, cioè al netto dell'inflazione, continuano a crollare. Diversi fattori stanno contribuendo a guidare la discesa dei saggi d’interesse: una persistente incertezza geopolitica, alcuni dati di crescita globale inferiore alle attese, il flusso di acquisto di bond da parte dei fondi pensione, e alcune recenti preoccupazioni circa la crescita del settore immobiliare” sottolinea Russ Koesterich che poi aggiunge:

“Nonostante la robusta performance dei bond da inizio anno, rimaniamo prudenti sull’obbligazionario e preferiremmo mantenere un sovrappeso a lungo termine sull’equity. Il mercato azionario non è più a buon mercato, e preferiamo continuare a evitare le aree più costose del mercato, come small cap e i social media, ma sembra relativamente poco costoso rispetto alle obbligazioni, soprattutto alla luce del recente calo dei rendimenti dei bond”.

Sulla base delle aspettative attuali di inflazione, i rendimenti reali dei decennali USA offrono meno dello 0,5% al lordo delle imposte. In altre parole, per la maggior parte delle aree del mercato obbligazionario, gli investitori si stanno assicurando un rendimento troppo limitato in funzione dei rischi. Infatti, qualora i tassi di interesse aumentassero, anche in modo modesto, i recenti guadagni si azzererebbero rapidamente. E, visto l'attuale basso livello dei rendimenti, i prezzi delle obbligazioni sono molto più sensibili ai tassi crescenti rispetto a quello che sarebbe in condizioni normali.

“Anche se pensiamo che i rendimenti potranno restare contenuti rispetto alle medie storiche, ai livelli attuali i prezzi delle obbligazioni, in particolare sui Treasuries Usa a lungo termine (dai 10 anni in su), sono tirati. E vero che i bond municipali (Municipal bonds) e qualche altro strumento a reddito fisso offrono un miglior rapporto di rischio/ rendimento ma preferiamo mantenere la nostra preferenza a lungo termine per le azioni e suggeriamo agli investitori di esercitare la massima cautela prima di aggiungere ulteriori esposizioni alle obbligazioni” conclude Russ Koesterich.
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