credit default swap

Emerging market debt eccessivamente penalizzato

30 Aprile 2014 11:20
financialounge -  credit default swap Fondi obbligazionari mercati emergenti opportunità di investimento Pierre Yves Breau Robert Stewart
lare del mercato obbligazionario dei paesi emergenti rappresenta sempre una sfida per i gestori. Soprattutto alla luce delle performance negative registrate da questa asset class nel 2013 con perdite, a seconda degli indici, tra il -6% e il -9%. Rendimenti influenzati dalle preoccupazioni relative all’avvio del tapering della Fed, alla minor crescita economica dei paesi in via di sviluppo e agli ingenti deflussi degli investitori dai mercati emergenti” ha argomentato durante il suo intervendo al convegno “Fixed income: il futuro è flessibile” organizzato a Milano per gli operatori professionali da J.P. Morgan Asset Management Robert Stewart, Client Portfolio Manager, Responsabile per l’Asia del Team che si occupa di debito emergente.

A quest’ultimo proposito, ha fatto sempre notare Robert Stewart, è importante sottolineare come i disinvestimenti dagli emerging markets siano stati alimentati soprattutto dalla clientela retail mentre gli investitori strutturali (come per esempio i fondi pensioni, le compagnie assicurative, le fondazioni ecc.) hanno mantenuto le posizioni e, in alcuni casi, incrementato l’investimento dopo la correzione.

“Proprio questo trend, tenendo conto che la quota di emerging markets debt nei portafogli degli investitori strutturali è ancora molto contenuta, riteniamo possa proseguire a fungere da supporto alle quotazioni a medio – lungo termine” ha dichiarato convinto Robert Stewart. I mercati emergenti peraltro, nonostante la correzione delle quotazioni, non hanno beneficiato, se non in piccola parte, del migliorato clima economico mondiale.

“Escludendo infatti l’area emergente europea, notiamo che sia quella Asiatica che quella Sudamericana sono ancora in ritardo nel recupero dei prezzi: in pratica, possiamo affermare, che il mercato ha eccessivamente penalizzato questa classe di attivo sebbene, ora più che mai, risulti molto eterogenea soprattutto sotto il profilo dei rischi. Per esempio Cile, Perù e Colombia, sono i paesi più vulnerabili alle materie prime, Brasile Indonesia e Sudafrica invece sono molto esposti ai pericoli non soltanto dei prezzi delle commodity ma anche dei flussi di capitali del credito mentre Turchia e Tailandia sono vulnerabili alla crescita del credito” ha puntualizzato Robert Stewart.

Insomma, per il debito emergente esistono attualmente opportunità e sfide per il 2014 che possono essere riassunte in sette punti. Quattro di questi attengono alla sfera delle opportunità (valutazioni molto attraenti, miglioramento dei fondamentali di alcuni paesi, correlazioni tra emerging markes e mercati sviluppati, supporto dai flussi di capitali da parte degli investitori strategici) mentre i restanti tre punti riguardano i punti critici (tassi di volatilità dei Treasuty Usa, contrazione ulteriore dei prezzi delle commodity, vulnerabilità al flusso dei capitali esteri).

“Riteniamo che il comparto JPM Emerging Markets Strategic Bond Fund consenta di affrontare al meglio le sfide e, al contempo, sia in grado di cogliere le diverse opportunità sui mercati emergenti” confida Robert Stewart. L’obiettivo del fondo è infatti quello di assumere un profilo di rendimenti asimmetrico con la tendenza a catturare il maggior numero di opportunità in fase di rialzo del mercato e di ridurre al massimo l’esposizione durante le correzioni: dal suo lancio, il comparto ha catturato in media l’85% del rialzo e il 58% dei cali del mercato.
Questo ha permesso di registrare una solida perfomance rettificata per il rischio rispetto ai competitor di settore. Per farlo, il team di 39 professionisti guidati da Pierre Yves Breau, cattura le migliori idee dell’intero team fixed income di J.P. Morgan A.M. al fine di generare alpha all’interno del mercato del debito emergente e lo stratifica applicando una protezione al rischio di calo di mercato adottando, per esempio, posizioni ribassiste (short) tramite i Cds (credit default swap) sui titoli di stato ritenuti passibili di correzione.
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