Diversified Alpha Plus Fund

Diversified Alpha Plus Fund - 15 febbraio 2014

5 Marzo 2014 14:00
financialounge -  Diversified Alpha Plus Fund
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1. Nelle prime due settimane di febbraio, gli attivi di rischio hanno riguadagnato quota, riportandosi sui livelli di metà gennaio, anche se da inizio anno ad oggi si mantengono in territorio negativo. Le azioni globali si sono apprezzate del 2,5% in valuta locale e del 3,1% in dollari, tenuto conto dell’indebolimento del biglietto verde. I rendimenti dei titoli di Stato sono rimasti pressoché invariati.

2. Negli Stati Uniti, i dati sulla crescita sono rimasti leggermente inferiori alle attese, ma siamo d’accordo con l’opinione comune nel credere che ciò sia probabilmente dovuto alle temperature rigide. Nei mercati emergenti i dati hanno invece sorpreso positivamente, a nostro avviso per effetto delle aspettative eccessivamente pessimistiche piuttosto che di una svolta decisiva.

3. In Giappone sono continuati a emergere segnali del rallentamento della crescita. Prevedibilmente, ciò ha fatto del Topix il peggiore tra i principali indici azionari dall’inizio del 2014, con una flessione del 3% nelle ultime due settimane e del 9% da inizio anno. Riteniamo che i mercati stiano cominciando a mettere in dubbio l’efficacia della politica di svalutazione monetaria, dati gli effetti depressivi sui redditi reali e l’insuccesso (perlomeno sino ad ora) nel ripristinare la competitività delle esportazioni.

4. Nel periodo in esame l’oro ha guadagnato un altro 6%, mentre da inizio anno ad oggi si è apprezzato del 9,4%. Il mercato aurifero ha registrato un cambio di tendenza: negli ultimi dodici mesi la domanda d’oro da parte degli Etf è diminuita del 30% – circa 800 tonnellate – mentre quella proveniente dalla Cina è aumentata del 50%, pari a circa 400 tonnellate. È probabile che la riduzione delle posizioni degli Etf sia da ricondurre all’aumento dei tassi reali negli Stati Uniti, tuttavia sospettiamo che l’incremento della domanda di oro in Cina sia guidato dalla crescente tendenza degli operatori locali a investire in attivi capaci di garantire il valore del loro patrimonio. Visto il rallentamento segnato lo scorso anno dalle vendite al dettaglio cinesi e da quelle dei beni di lusso, lo straordinario aumento della domanda di oro risulta decisamente anomalo.

5. Nelle prime due settimane di febbraio il Comparto ha guadagnato lo 0,6%. La posizione corta nel Topix rispetto alle piazze azionarie mondiali ha fornito l’apporto di maggior rilievo. Anche le posizioni pro-cicliche nei mercati finanziari dell’Eurozona hanno prodotto un importante contributo positivo. I posizionamenti ribassisti nelle attività cinesi esposte al ciclo creditizio e in quelle associate alle materie prime si sono rivelati moderatamente negativi. L’esposizione direzionale del portafoglio è rimasta trascurabile.

6. Abbiamo ridotto l’esposizione ai mercati azionari mondiali dati i livelli eccessivi delle valutazioni e della fiducia, nonché la minaccia sempre più concreta di uno shock negativo proveniente dall’aumento del rischio creditizio in Cina. Abbiamo incrementato il nostro posizionamento lungo nelle obbligazioni elleniche, che riteniamo offrano rendimenti sia reali che nominali vantaggiosi, mentre i fondamentali del paese continuano a migliorare. È stata estinta la posizione corta nei Reit statunitensi rispetto ai listini azionari locali, che aveva raggiunto la soglia di trailing stop loss.

7. Una delle nostre previsioni più radicate resta quella di un ulteriore rallentamento della crescita economica e di un’alta probabilità di un “incidente” finanziario in Cina. Continuiamo ad andare in cerca di ulteriori opportunità d’investimento che rispecchino questo giudizio negativo. Prevediamo nuove conferme del fallimento delle politiche adottate dal Giappone, con ricadute negative sugli investimenti nazionali legati alla “reflazione”. Pur nutrendo maggiori dubbi del consenso sull’eventuale accelerazione della crescita mondiale quest’anno, continuiamo a prevedere nuove correzioni delle previsioni circa l’evoluzione della politica monetaria statunitense, sia da parte della Fed che dei mercati.



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