Obama sfida il Congresso sulla politica economica

Barack Obama
30 Gennaio 2014 - 9:10

Il tradizionale discorso sullo stato dell’Unione di quest’anno non ha visto da parte del Presidente l’introduzione di grosse novità. Si è preferito probabilmente recuperare i punti persi nei mesi passati a causa delle grosse difficoltà incontrate dall’amministrazione Obama, prime fra tutte la riforma sanitaria e lo shutdown.

D’altronde a novembre gli americani saranno chiamati al voto e diventerà importante per l’attuale Presidente arrivarci con il miglior biglietto da visita. Perché se è vero che l’economia americana è in miglioramento, e il tapering ne è una prova, non si può certo dire che navighi in acque sicure e da più parti arrivano moniti contro facili entusiasmi.

Fra i deversi punti toccati dal Presidente, il più importante è stata la proposta di alzare il salario minimo da 7,25 a 10,15 dollari l’ora attraverso l’uso degli ordini esecutivi, per aggirare l’immobilismo del Congresso. Su questo punto è necessario fare un passo indietro per entrare nel dettaglio della situazione politica americana. I repubblicani detengono infatti una solida maggioranza di seggi alla Camera e, sebbene siano in minoranza al Senato, sono in grado di fatto di bloccare la gran parte delle proposte di legge dell’amministrazione Obama.

L’uso da parte del Presidente degli ordini esecutivi gli permetterebbe di aggirare queste situazioni di stallo politico. Ma gli ordini esecutivi sono ampiamente limitati nella loro portata, tanto che l’aumento del salario minimo si applicherebbe solo per i nuovi contratti dei dipendenti governativi. E anche qui con diverse limitazioni. Obama nel suo discorso ha dichiarato di voler dare “un aumento all’America” ma la risposta dei democratici non si è fatta certo attendere: John Boehner dei repubblicani ha già espresso il parere contrario del suo partito. Sembra quindi più un’idea dal sapore di marketing politico che una reale proposta operativa. E sicuramente potrebbe far molta presa in campagna elettorale.

Obama ha sottolineato come al crescere dei profitti delle grandi imprese, non sono seguiti aumenti salariali da parte dei lavoratori. Il compito della politica dovrebbe essere quello di costruire una ripresa economica uguale per tutti e non diseguale e ingiusta come quella cui stiamo assistendo. Ecco perché secondo il Presidente il 2014 dovrà essere un anno di azione, con o senza l’aiuto del Congresso.

Ma gli ordini esecutivi non serviranno solo per provare ad alzare il salario minimo: altri temi cui Obama si è dichiarato interessato sono i nuovi standard ecologici per il settore automobilistico, la possibilità di aprire un conto corrente vantaggioso per tutti quei lavoratori i cui datori non garantiscono i contributi pensionistici e la creazione di nuovi istituti professionali per accelerare sulla strada della riqualificazione del lavoro.

Altri punti importanti toccati da Obama nel suo discorso riguardano la volontà di eliminare i privilegi fiscali che favoriscono le multinazionali americane a delocalizzarsi all’estero, la creazione di un piano assieme ad Apple, Microsoft e Verizon per offrire a 20 milioni di studenti americani una connessione internet a banda larga gratuita nelle scuole. Infine sulle discriminazioni di genere Obama ha sottolineato che la parità salariale e di diritti nei luoghi di lavoro deve essere una priorità.

Leggendo la stampa e ascoltando le opinioni degli analisti, il messaggio che sembra uscire da quest’ultimo discorso sullo stato dell’Unione è di un Presidente che non voglia più rimanere legato mani e piedi all’immobilismo del Congresso. Per le elezioni di novembre bisogna muoversi in fretta, già da oggi e la proposta di alzare il salario minimo sembra proprio andare in questa direzione. L’iniezione di fiducia è diventata necessaria in un momento in cui tutto il mondo guarda con speranza all’America, con la fiducia che torni a essere la locomotiva dell’economia globale.