Depositi e trading separati per le grandi banche

conto corrente
8 Gennaio 2014 - 15:40

Non è nemmeno partita la discussione ma le critiche sono già roventi. La bozza sulle nuove regole del settore creditizio che il commissario al Mercato Interno Europeo, Michel Barnier, presenterà questo mese poggiano su una proposta che punta a scongiurare il pericolo di ripetere nuove crisi nel sistema bancario europeo: la soluzione ipotizzata prevede la netta separazione tra investimenti per conto proprio e i depositi dei clienti.

Nel dispositivo messo a punto da Barnier, in particolare, “saranno proibite le contrattazioni specificatamente dedicate a prendere posizioni per generare profitti a proprio vantaggio, senza alcun legame con l’attività dei propri clienti o con il tentativo di compensare i rischi dell’istituto di credito”.

In pratica, alle banche sarà vietato di fare trading o meglio di farlo all’interno della propria attività di istituto commerciale: lo si potrà fare ma con una società a parte del tutto separata a livello patrimoniale dalla banca in modo tale che, in caso di fallimento, l’istituto di credito e i risparmiatori non siano in nessun modo coinvolto.

Tra le critiche più roventi sollevate dai parlamentati della UE, il fatto che la proposta interessi soltanto i 30 gruppi bancari più importanti lasciando gli altri istituti al di fuori di queste nuove norme. Resta il fatto che i ricavi da attività di trading in percentuale sui ricavi totali della banche europee non sono affatto trascurabili.

Infatti, se nel 2012 per il Banco Santander pesavano il 3,3%, per Intesa Sanpaolo il 3,5%, per il Credit Suisse il 5,5% e per Unicredit il 5,7%, per il Credit Agricole arrivano al 26,4%, per Deutsche Bank al 16,9% e per Nordea al 14,6%.