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Le nuove direzioni delle strategie d’investimento

12 Novembre 2013 - 16:00
financialounge - news
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Una funzione essenziale degli asset manager è quella di sviluppare soluzioni d’investimento nuove e innovative che non solo si adeguano, ma, cosa ancora più importante, anticipano e rispondono a condizioni di mercato in evoluzione e al mutare delle esigenze dei clienti. La frequenza con cui le nuove strategie e soluzioni d’investimento sono state sviluppate negli ultimi anni riflette la rapidità con la quale il settore ha dovuto rispondere a uno scenario d’investimento globale dinamico e in rapida evoluzione dall’inizio della crisi finanziaria nel 2008.

“Particolarmente rilevante è il fatto che le innovazioni dei prodotti seguono ormai in prevalenza un percorso chiaro: le soluzioni d’investimento si stanno muovendo da strategie tradizionali, molto restrittive e focalizzate su specifiche regioni verso strategie con un orientamento maggiormente globale, che applicano un ampio strumentario e sfruttano opportunità a livello mondiale per conseguire obiettivi di rendimento sempre più irraggiungibili con i benchmark tradizionali. Oltre a offrire soluzioni d’investimento più ampie e globali, le strategie d’investimento stanno andando anche in direzione di soluzioni alternative basate sul reddito fisso, che vanno dalla capacità di andare short all’utilizzo di strumenti quantitativi, fino alla combinazione di allocazioni tra asset class e segmenti di mercato” sottolinea Craig Dawson, Managing Director, responsabile di PIMCO Germania, Austria, Svizzera e Italia.

Tuttavia, la recente volatilità del mercato, che ha provocato tra l’altro una correzione nei mercati emergenti, e la prospettiva della deflazione in Europa in un contesto di perdurante debolezza economica, potrebbero far temere agli investitori che un approccio globale non sia una panacea per i loro portafogli. Non lo è mai stato. Gli investitori devono sempre valutare attentamente le specificità dei mercati e la possibilità di una maggiore volatilità quando adottano una strategia globale.

“Ma ampliare la gamma di opportunità in modo da includere molteplici regioni e segmenti di mercato è essenziale per migliorare il potenziale di rendimento e gestire i rischi in un mondo che rimane dominato dall’interventismo delle banche centrali, dalle incertezze politiche e da una crescita inferiore a quella potenziale nelle principali economie” spiega Craig Dawson per il quale gli investitori devono riconsiderare le classificazioni tradizionali quando valutano il rischio.

Formulando un esempio concreto: “Per illustrare questo punto, si consideri un investitore con un profilo difensivo che abbia investito in titoli di Stato denominati in euro nell’ultimo decennio per la componente a reddito fisso del suo portafoglio. In primo luogo, un simile approccio d’investimento avrebbe conseguito una performance alquanto limitata, non avendo sfruttato alcuni dei principali trend globali, come il rialzo delle obbligazioni dei mercati emergenti, sia in valuta forte che in valuta locale.

In secondo luogo, l’investitore potrebbe aver considerato la strategia d’investimento scelta come un portafoglio core difensivo, finendo tuttavia per ritrovarsi, oltre che con risultati modesti, con un’elevata dose di rischio di credito, in quanto la crisi del debito dell’eurozona si è diffusa e ha inciso sugli spread nei paesi periferici. Negli Stati Uniti, gli investitori che si fossero focalizzati sui Treasury USA nell’ultimo decennio si sarebbero trovati di fronte a sfide analoghe nel raggiungimento dei propri obiettivi d’investimento”.

Più in generale, gli investitori in tutto il mondo sono stati costretti a riconsiderare il concetto di attività “priva di rischio”. Il rischio di credito non è più un fenomeno limitato alle obbligazioni societarie e ai mercati emergenti, ma interessa anche i titoli di Stato di paesi tradizionalmente considerati sviluppati. Vi sono numerose fonti di incertezza in questo mondo intermediato dalle banche centrali. L’attivismo senza precedenti delle banche centrali ha indubbiamente avuto un impatto molto significativo sui mercati globali ed è evidente che i mercati obbligazionari destinati a perdurare per anni.

Le banche centrali dovrebbero essere in cima alla lista delle cose che un investitore dovrebbe monitorare. In un contesto in cui numerosi banchieri centrali hanno azzerato i tassi a breve (e in alcuni casi anche acquistato obbligazioni) per stimolare la crescita economica, gli investitori hanno dovuto ricercare nuove fonti di rendimenti consistenti spostandosi verso le tipologie di investimento più rischiose.

E non è ancora chiaro se le banche centrali riusciranno a raggiungere la piena occupazione o a spingere l’inflazione fino agli obiettivi prefissati. Per il momento, rimaniamo in un contesto di mercato artificiale, in cui le valutazioni e i fondamentali sottostanti sono scollegati.

“Pertanto, la domanda che gli investitori devono porsi è per quanto tempo ancora l’ondata di liquidità del “denaro a basso costo” sosterrà i mercati, in quanto prima o poi le banche centrali inizieranno a ritirare le loro misure di politica monetaria non convenzionali, spingendo i mercati a riallinearsi, non senza turbolenze, ai fondamentali. A fronte di tutte queste incertezze, gli investitori devono considerare nuovi approcci” conclude Craig Dawson.
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