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Strategie di carry favorite nei prossimi mesi

17 Ottobre 2013 20:00

financialounge -  carry trade Fondi obbligazionari Jim Caron Morgan Stanley politica monetaria strategia di investimento treasury
ora una volta, i nostri modelli rivelano che non è la traiettoria rialzista dei rendimenti a preoccupare la Fed, bensì la sua rapidità: un rallentamento del ritmo di incremento dei tassi potrebbe dunque favorire le strategie di carry in tutti i settori obbligazionari nell’arco dei prossimi mesi” ha dichiarato Jim Caron, Managing Director di Morgan Stanley Investment Management.

Uno dei cardini della tesi d’investimento di Morgan Stanley Investment Management è che il mercato si trova in una fase di predominanza della politica monetaria, in cui le mosse delle banche centrali tendono a guidare le performance delle attività finanziarie nel tentativo di reflazionare e creare nuovi stimoli in presenza di tassi di riferimento in rialzo da livelli rasoterra.

Nei prossimi mesi, in particolare, la decisione della Fed di non ridurre gli acquisti di attivi nel tentativo di bloccare l’ascesa dei tassi d’interesse adottata nella riunione di settembre del Federal Open Market Committee (FOMC), potrebbe fornire sostegno alle strategie obbligazionarie basate sul carry, poiché la prossima decisione in merito al “tapering” non dovrebbe arrivare prima della due giorni della Fed programmata per dicembre. In altre parole, questo scenario dovrebbe inaugurare un periodo di buone performance per le strategie di carry nell’arco dei prossimi mesi.

Tuttavia, non si può gestire ciò che non si può misurare. Ed è per questo che Morgan Stanley Investment Management tenta di comprendere e assumere una posizione sulla decisione della Fed di non procedere al “tapering” attraverso le lenti dei diversi modelli che utilizza per misurare la funzione di reazione della politica monetaria. I modelli sono i seguenti: condizioni finanziarie, premi a termine, valore equo.

“Secondo i nostri calcoli, un incremento dei rendimenti dei Treasury USA decennali al disopra del 3% avrebbe fatto spostare le condizioni finanziarie in area “restrittiva”, e il modello ha infatti evidenziato un segnale di allarme quando tale soglia è stata raggiunta. È poi risultato evidente che la stessa Fed era preoccupata da tale spostamento, visto che la decisione di non procedere al “tapering” è stata motivata da un “inasprimento delle condizioni finanziarie” nella dichiarazione del FOMC del 18 settembre. Continueremo a monitorare l’evoluzione delle condizioni finanziarie mediante tale modello per poter anticipare le reazioni di politica monetaria della Fed” sottolinea Jim Caron.

Per quanto riguarda invece il modello di misurazione dei premi a termine, circa il 90% dell’aumento dei rendimenti nominali dei Treasury USA decennali può essere ricondotto al fatto che gli investitori hanno inglobato nei prezzi la rimozione della manovra espansiva, come misurato dall’ascesa dei premi a termine. È probabile che tale fenomeno non sia stato visto di buon occhio dalla Fed, visti i suoi tentativi di far capire che ridurre gli acquisti obbligazionari non equivaleva a inasprire e che la rimozione dell’accomodamento avrebbe dovuto essere inglobata nei prezzi gradualmente, non di colpo.

“L’obiettivo potrebbe essere quello di ripristinare parte dell’accomodamento eliminato dal mercato portandolo su livelli compatibili, a loro avviso, con una lenta rimozione della manovra espansiva e la possibile riduzione degli acquisti nelle prossime riunioni, spingendo i premi a termine nuovamente in territorio negativo” dice Jim Caron che poi conclude, a proposito del modello per stimare il valore equo di mercato, puntualizzando che il brusco aumento del rendimento dei Treasury decennali non trova giustificazioni nei fondamentali economici.

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