Non tutti soddisfatti delle decisioni della Fed

David Harris
20 Settembre 2013 - 21:00

Con la decisione di mercoledì la Fed ha sorpreso gli investitori. Il mercato si aspettava un avvio, seppur moderato, del tapering, ossia una riduzione graduale degli stimoli all’economia. La banca centrale americana ha invece deciso di confermare tutti gli acquisti tuttora in atto per 85 miliardi di dollari mensili tra Tresury e titoli agganciati ai mutui.

La mossa per gli esperti di Schroders rappresenta però “un’opportunità mancata e prolungherà l’incertezza dei mercati”. In particolare Keith Wade, Chief Economist and Strategist, rileva che “I timori di bolle potrebbero ritornare, ma la Fed potrà biasimare solo se stessa: ha perso un’opportunità perfetta per iniziare a muovere la sua politica verso l’uscita dagli stimoli”.

Chiaramente la Fed ritiene che non è stato fatto abbastanza per credere che i progressi nel mercato del lavoro possano essere sostenuti. A preoccupare Bernanke è stato l’irrigidimento delle condizioni finanziarie che è seguito all’aumento dei tassi dei Treasury e dei mutui, anche se timori sono stati espressi sull’imminente dibattito per il budget e sul tetto al debito.

“Il prossimo appuntamento in cui la Fed potrebbe iniziare il tapering è ottobre, anche se, alla luce dei commenti fatti mercoledì, dicembre dovrebbe essere più probabile – osserva Wade – Gli asset rischiosi saliranno e i rendimenti dei bond hanno già ripiegato in modo deciso insieme al dollaro. La Bernanke put è tornata”.

D’altra parte la Fed ha anche rivisto al ribasso le previsioni sul 2013 e sul 2014 riflettendo una situazione di attività economica non vigorosa. Gli ultimi dati sulla crescita economica si sono rivelati più tiepidi e hanno creato apprensione, anche perché in parte sono stati determinati dall’impatto di tassi di finanziamento più alti.

“Nei suoi commenti Bernanke elenca una serie di ragioni per la decisione di non avviare il tapering – spiega David Harris, Head of US Multi-Sector Fixed Income – il più interessante è l’aumento dei tassi sui mutui che sono stati provocati dalle attese della riduzione degli stimoli”. In ogni caso la decisione ha colto tutti di sorpresa. “Tutto prima della riunione del FOMC suggeriva che avrebbe iniziato a ridurre gli stimoli”, dice Harris che rileva come, dovendo alla fine la Fed iniziare comunque a ridurre gli stimoli, “non farlo ora prolunga l’incertezza e la volatilità di mercato rimarrà alta fino a quando la Fed non sarà in grado di dare maggiore chiarezza sulla sua strategia di uscita dal quantitative easing”.

Nonostante previsioni più solide sul 2015 e il 2016, la Fed sta peraltro chiaramente suggerendo che la sua soglia di disoccupazione può essere superata fintanto che l’inflazione e le aspettative di inflazione rimangono sotto controllo. “Date le previsioni della Fed per un CPI a 1,6-2% fino al 2016, questo suggerisce che i tassi di interesse possono essere tenuti vicini allo zero fino a quel momento – spiega Harris – questo sarà un forte incentivo per molti investitori a reimpiegare il cash nei mercati. Sfortunatamente sottolineare di essere dipendenti dai dati avrà solo l’effetto di aumentare la volatilità nei mesi a venire”.

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