Abenomics ai primi test

Abenomics
11 Luglio 2013 - 20:00

Gli ultimi sviluppi in Giappone, hanno posto nuovamente il Paese sotto i riflettori dopo le politiche di espansione monetaria (la cosiddetta Abenomics).
FinanciaLounge ha incontrato Monica Defend, Strategist di Pioneer Investments, a cui ha rivolto alcune domande sulle politiche economiche attuate in Giappone.

Quali effetti sta avendo la cosiddetta “Abenomics” sull’economia giapponese?
“L’effetto più evidente finora è stato quello sulle esportazioni. Grazie ad uno yen più debole è aumentata la competitività delle aziende giapponesi, ma anche la fiducia dei consumatori sembra essere migliorata. Inoltre il clima positivo che si è instaurato e il trend positivo dei mercati azionari hanno contribuito ad un miglioramento dei consumi interni. Rimangono tuttavia alcuni elementi di incertezza, come ad esempio le possibili azioni di risposta degli altri paesi dell’area asiatica alla politiche di svalutazione dello yen.

Non si dovrebbe arrivare necessariamente ad una “guerra valutaria” anche perché un taglio dei tassi di interesse in questi paesi potrebbe generare allo stesso modo un deprezzamento delle rispettive valute. Inoltre i consumatori giapponesi potrebbero reagire in modo meno favorevole del previsto ad una futura tassa sui consumi. Ultimo ma non meno importante, un lungo ritardo nell’implementazione delle riforme economiche promesse da Abe impatterebbe negativamente sia sui consumatori che sulle imprese”.

Quali sono le implicazioni sulle strategie di investimento in Giappone?
“Quando si pensava che le misure economiche non convenzionali negli USA potessero durare all’infinito, il messaggio per tutti era abbastanza chiaro: comprare asset rischiosi. Adesso che si stanno rivedendo le strategie di exit strategy è consigliabile maggiore prudenza.

In particolare, crediamo che le misure di espansione quantitativa (QE) in Giappone siano state portate avanti con meno perizia rispetto a quanto sperimentato negli Stati Uniti e l’immediato aumento del rendimento dei titoli in Giappone ne è un segnale. Dopo il cambio di scenario il mercato si sta domandando se il governo nipponico sarà in grado di apportare le necessarie riforme per ridurre il debito pubblico e rilanciare l’economia”.

Quali sono le reazioni degli investitori internazionali alle politiche di Abe? “Sembrerebbe esserci una certa indifferenza, anche se molti investitori si sono precipitati a comprare titoli giapponesi per paura di perdere terreno rispetto ai loro benchmark (in molti casi detenevano posizioni di sottopeso). Adesso si attendono serie riforme economiche da parte del governo Abe, anche se vi è un certo scetticismo dovuto alle delusioni del passato. Negli ultimi dieci anni, infatti, ci sono state molte “false partenze” che continuano a pesare sulle scelte degli investitori verso gli asset nipponici e Pioneer Investments non rappresenta un’eccezione: abbiamo per molto tempo evitato di entrare nel mercato durante le fasi di rialzo e anche adesso manteniamo una certa cautela”.

Quali asset class potranno avere maggiori benefici dal nuovo orientamento politico e quali saranno quelle maggiormente penalizzate?
“Sicuramente le aziende esportatrici, in particolare le case automobilistiche,dovrebbero trarre vantaggio dal deprezzamento dello yen. Al contrario, sembra che i titoli obbligazionari non stiano beneficiando del QE giapponese, e questo per la scarsa attenzione mostrata in tema di risanamento fiscale. Il presidente della Banca Centrale del Giappone (BOJ) ha recentemente annunciato di voler evitare un mercato troppo volatile, ma questa sembra una reazione tardiva. Alcuni grossi investitori, fra cui banche, sono già incorsi in perdite in conto capitale ed hanno venduto forzatamente per limitarle”.

In che modo gli investitori istituzionali stranieri possono avere benefici?
“L’invito è quello di comprare più azioni. Ma se i mercati globali cominceranno a diventare più volatili, come sembrerebbe in questo momento dopo il recente annuncio della Federal Reserve negli Stati Uniti, ci potranno essere dei ripensamenti”.

Con queste nuove misure, il Giappone sarà in grado di centrare il suo obiettivo di inflazione al 2%?
“Crediamo sia abbastanza ambizioso puntare a questo obiettivo solo attraverso azioni di politica monetaria e tramite la svalutazione dello yen. Se questa combinazione di politiche potrà generare un miglioramento sostenibile nella domanda interna, le previsioni sull’inflazione in Giappone dovrebbero comunque normalizzarsi e mettersi alle spalle un lungo periodo di deflazione.

Nel momento in cui, sulla base dei programmi governativi, verrà istituita una nuova tassa sui consumi, il tasso di inflazione potrà raggiungere il target del 2,0% indicato dalla BOJ prima del previsto. Poi resterà da capire se la domanda dei consumatori sarà influenzata dal carico fiscale aggiuntivo come è successo nel 1997, quando la recessione ne fu la diretta conseguenza secondo gli osservatori. I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi sono inferiori al target di inflazione al 2%”.

Ci possiamo attendere una grande fase di ribasso dell’obbligazionario, se l’inflazione dovesse aumentare?
“Veniamo da quasi 20 anni di fase “orso” dei mercati azionari, con investitori interessati ad acquistare solo titoli di stato sicuri. Un forte ribasso dell’obbligazionario, come quello che ha visto triplicare i rendimenti nello spazio di un mese, sarebbe da evitare, mentre un aumento “controllato” dei rendimenti dovrebbe essere parte della nuova politica”.

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