Affari&Finanza

L'industria del Risparmio - 10 giugno 2013

11 Giugno 2013 - 12:00
financialounge - news
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Possono essere considerati dei veri e propri contratti finanziari derivati del credito, che hanno come obiettivo specifico quello di assicurare i propri investimenti obbligazionari. E, negli ultimi anni, hanno visto crescere la loro diffusione soprattutto dopo la crisi dei debito sovrano della zona euro. Stiamo parlando dei credit default swap (CDS), che misurano il livello di rischio di un emittente. Il loro funzionamento è piuttosto semplice.

Facciamo un esempio.
Ipotizziamo che un possessore di titoli di Stato italiani desideri assicurarsi dal rischio insolvenza. Se il valore complessivo del capitale nominale dei titoli di Stato ammonta, per esempio, a 1 milione di euro e i CDS sui titoli del debito italiano costano 300 punti base (cioè il 3,0% del nominale), il proprietario dei titoli di Stato italiani paga un premio di 30 mila euro per coprirsi dall’insolvenza dello stato italiano.

In caso di default (fallimento dell’emittente) chi ha venduto i CDS (di solito banche d’affari internazionali specializzate) è obbligato a risarcire l’intero valore nominale dei titoli (nell’esempio pari a 1 milione di euro) al possessore dei titoli. Se, al contrario, il default non prende corpo, il risparmiatore che si è assicurato tramite i CDS perde l’intero premio versato.
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