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Il giusto mix di cedole e dividendi

23 Maggio 2013 - 6:00
financialounge - news
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Un portafoglio totalmente obbligazionario è capace, se ben assortito e diversificato, di offrire un’ottima difesa del capitale investito e un discreto reddito derivante dal flusso periodico delle cedole dei titoli in portafoglio.

Un portafoglio tutto investito in Borsa, invece, dovrebbe essere in grado di garantire un apprezzamento del capitale nel medio lungo termine con un arrotondamento della performance sotto forma di dividendi. L’andamento dei mercati azionari degli ultimi 10-12 anni, durante i quali gli indici di Borsa hanno espresso performance molto inferiori alle medie storiche, e il restringimento ai minimi dei rendimenti dei titoli di stato dei paesi cosiddetti core (USA, Germania, Uk), impongono all’investitore, che desideri puntare al reddito, scelte non semplici.

Deve, infatti, riuscire a coniugare due esigenze non facilmente conciliabili in questo scenario di mercato: la ragionevole certezza di poter disporre di un capitale nei prossimi 5 anni rivalutato almeno in base al tasso d’inflazione e un discreto flusso di interessi annuali. Il giusto mix tra strumenti del reddito fisso e titoli azionari per centrare questi obiettivi non è alla portata di tutti: per questo la raccomandazione è quella di evitare il pericoloso fai da te e affidarsi a un buon gestore bilanciato che sia in grado di assemblare il giusto mix di cedole e dividendi.

Il money manager potrà puntare, per quanto riguarda la componete obbligazionaria di portafoglio, sulle obbligazioni inflation linked di buona qualità che oggi garantiscono una remunerazione di circa due punti percentuali al di sopra del tasso di inflazione europeo, su un selezionato elenco di emittenti corporate bond e high yield bond, e una quota di obbligazioni convertibili.

Sul versante azionario, invece, il gestore avrà la possibilità di accedere a società europee di elevato standing qualitativo che pagano buoni dividendi annui (tra il 3% e il 4%) e che, soprattutto, evidenziano margini di crescita nel fatturato, nei flussi di cassa e nei profitti e che quindi siano nelle condizioni di poter incrementare negli anni i dividendi ai soci.
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