Inflazione imminente? Non ancora

BlackRock
di Russ Koesterich 22 Maggio 2013 - 22:00

Continua il cammino vincente delle azioni.

La settimana scorsa si è conclusa con un altro giro di guadagni per i mercati azionari. Il Dow Jones Industrial Average è salito dell’1,6% a 15.354, l’indice S&P 500 del 2,1% a 1.667 e il Nasdaq Composite dell’1,8% a 3.498.

All’orizzonte non si vede il rischio di una maggiore inflazione.

Una delle domande poste da molti investitori è se e quando l’inflazione tornerà a salire. Se la Federal Reserve continua a mantenere i tassi di interesse così bassi da così tanto tempo, non vediamo all’orizzonte il rischio di un’inflazione in aumento. Negli ultimi anni l’inflazione è rimasta contenuta e la nostra aspettativa è che difficilmente questo scenario possa cambiare in tempi brevi. La linea di fondo è che con l’economia ancora nel bel mezzo di una fragile ripresa, è improbabile che l’inflazione rappresenti un problema per almeno altri 12 o 18 mesi.

I dati della scorsa settimana hanno fornito alcune ulteriori prove a questa tesi. L’inflazione è, infatti, in calo. L’indice dei prezzi al consumo di aprile (CPI) e l’indice dei prezzi alla produzione (PPI), hanno mostrato una brusca decelerazione dell’inflazione negli Stati Uniti, che si mantiene ben al di sotto dell’obiettivo dichiarato della Fed del 2%.

Guardando allo stato dell’economia statunitense, possiamo affermare che questa continua ancora a crescere, ma lo fa ad un ritmo debole e, probabilmente, più lento di quanto lo fosse nel primo trimestre. I dati economici della scorsa settimana hanno mostrato un calo della produzione industriale, coerentemente con la tendenza generale che abbiamo visto per diverse settimane.

Oltre a una crescita più debole, bisogna considerare alcuni fattori a lungo termine. In primo luogo, i consumatori restano cauti sui prestiti di denaro (fattore attribuibile almeno in parte alla disoccupazione elevata e alla debole crescita dei salari), che ha portato ad un “tiepido” credito bancario. Questo, a sua volta, si traduce in una minore velocità di crescita dell’offerta di moneta. In secondo luogo, come abbiamo discusso per qualche tempo, la crescita dei salari resta anemica. Finché la crescita occupazione resta lenta, la crescita dei salari è difficilmente realizzabile ed è complesso immaginare un contesto inflazionistico senza aumenti dei salari.

Implicazioni di una bassa inflazione: scenario positivo per le azioni e gli investimenti High Yield, negativo per l’oro.

Dal punto di vista dei mercati finanziari e delle prospettive di investimento, ci sono diverse implicazioni per la continua bassa inflazione. Per quanto riguarda la politica monetaria, una bassa e decrescente inflazione significa che c’è poca pressione per la Fed a premere il piede dell’acceleratore sulla politica monetaria. Come tale, è probabile che la banca centrale sia molto lenta a cambiare il suo atteggiamento accomodante, e ciò dovrebbe essere, nel breve termine, una buona notizia per le azioni e gli investimenti High Yield.

Uno scenario di bassa inflazione, tuttavia, non rappresenta una buona notizia per i prezzi dell’oro. L’inflazione in calo rischia di tradursi in prezzi più bassi per l’oro in quanto gli investitori saranno meno propensi a cercare coperture di inflazione.

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