Affari&Finanza

L'industria del Risparmio - 22 aprile 2013

23 Aprile 2013 - 12:00
financialounge - news
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L’esito delle elezioni politiche italiane e la conseguente instabilità istituzionale derivante dalla difficile possibilità di costituire un nuovo governo stabile ha riacceso il pericolo di downgrading del rating del debito pubblico italiano.

Il downgrading è il peggioramento del giudizio del merito di credito espresso da un’agenzia internazionale specializzata nei rating di un titolo obbligazionario emesso da uno Stato, un ente sovranazionale, un istituto di credito o una società industriale. Sono tre le agenzie internazionali più importanti: Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch.

In questo momento i titoli della Repubblica Italiana possono vantare un rating Baa2 nella scala di Moody’s, BBB+ in quella di Standard &Poor’s e BBB+ in quella di Fitch (deciso lo scorso venerdì 8 marzo). Tutti e tre rientrano nella fascia di merito di credito definito medio basso pur restando nell’ambito dell’investment grade. Un peggioramento del rating, soprattutto in una fase delicata per il debito pubblico della zona euro, può avere impatti molto negativi sui titoli di stato del paese oggetto del downgrading: ne può derivare una forte vendita sul mercato dei titoli, la caduta delle quotazioni e l’aumento degli interessi da pagare.

Allo stato attuale tra i tre rating assegnati all’Italia, quello di Moody’s è il più critico perché dista soltanto due gradini dalla fascia del giudizio di merito non investment grade, quella che imporrebbe a molti fondi pensione e investitori internazionali di liquidare le posizioni in quanto non compatibili con il mandato di gestione che impone l’investimento in titoli con rating investment grade.

A parte questo non secondario aspetto, che potrebbe provocare una disaffezione da parte degli investitori esteri per il debito pubblico italiano, la qualità del rating assume una rilevanza notevole. Infatti si tratta comunque di un giudizio, molto sintetico, che uno Stato si merita per molti parametri: dalla quantità del debito al rapporto debito / PIL, dalla crescita attesa alla sostenibilità dei tassi d’interesse fino al controllo della spesa pubblica.
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