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2012: un buon anno per l'industria europea dei fondi

13 Marzo 2013 - 8:00
financialounge - news
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Dalla fine del 2008 asset in aumento del 45%.

Il 2012 è stato un buon anno per l’industria dei fondi europei grazie alle migliorate condizioni dei mercati finanziari. È il bilancio di Efama nella sua analisi statistica trimestrale.

Questi i numeri più significativi:

- gli asset dei fondi di investimento in Europa sono aumentati del 12,4% a 8.944 miliardi di euro: gli asset netti degli Ucits sono aumentati dell’11,7% a 6.295miliardi, i non Ucits del 14,1% a 2.649 miliardi;

- la raccolta netta degli Ucits ha raggiunto i 201 miliardi di euro, tornando così in territorio positivo nel 2012 dopo aver registrato deflussi netti nel 2011 per 97 miliardi;

- si è verificato un aumento della domanda per gli Ucits a lungo termine che hanno registrato una raccolta netta di 239 miliardi dopo riscatti netti per 64 miliardi nel 2011: i fondi obbligazionari hanno fatto la parte del leone (203 miliardi), eclissando i 2 miliardi dei fondi azionari e suggerendo che gli investitori sono rimasti avversi al rischio e prudenti sulle prospettive economiche quasi fino alla fine del 2012;

- i money market fund hanno continuato a soffrire del contesto di bassi tassi di interesse: hanno registrato deflussi netti per 39 miliardi, in aumento dai 33 del 2011. Perduranti bassi tassi di interesse, insieme alla competizione delle banche sui depositi, sono rimaste sfide per l’industria dei money market fund;

- le vendite nette dei non-Ucits si sono attestate a 139 miliardi aumentando dai 99 miliardi del 2011. I fondi speciali (quelli riservati a investitori istituzionali) hanno attratto 112 miliardi di nuove risorse, contro i 94 dell’anno precedente, dal momento che le compagnie di assicurazioni, i fondi pensione e altri investitori istituzionali hanno continuato a usare questi fondi per investire i contributi dei loro membri.

L’Efama sintetizza poi in tre punti gli sviluppi chiave del 2012:

- un fiorente business internazionale dominato da due paesi: la quota di mercato negli Ucits del Lussemburgo e dell’Irlanda è salita al 47,2% rispetto a 45,8 di un anno prima. La raccolta netta in questi paesi è arrivata a 187 miliardi, il 93% di tutte le vendite di Ucits;

- una forte crescita negli ultimi dieci anni: gli asset dei fondi Ucits e i non-Ucits sono aumentati del 108% dalla fine del 2002 e del 45% dalla fine del 2008;

- il contributo cruciale all’economia europea: gli asset totali dei fondi di investimenti rappresentano il 62% del PIL dell’Unione. Il che conferma l’importante contributo di questi fondi come veicoli finanziari in grado di raccogliere capitale dal retail e dagli investitori istituzionali e di finanziare gli altri settori (le istituzioni finanziarie monetarie, le corporazioni non finanziarie e le agenzie di governo).

“Il 2012 è stato un buon anno grazie al miglioramento delle condizioni dei mercati finanziari che ha determinato una domanda più solida per gli Ucits", ha concluso Peter de Profit, Direttore Generale di Efama.

"L’aumento della domanda è stato in parte il risultato delle decisive misure prese dalla BCE e del suo impegno a fare 'tutto ciò che serve' per salvare l’euro. Anche i progressi nel ridurre gli squilibri fiscali e nel rafforzare la governance dell’Euroarea hanno aiutato la fiducia degli investitori”.
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