Il petrolio non impatterà sulle scelte della Fed

di Redazione

Secondo Vontobel la tensione sui prezzi del greggio dopo l’attacco in Arabia potrebbe trasferirsi sull’inflazione, ma i fattori che giustificano l’allentamento restano intatti, dal rallentamento globale ai dazi

Le tensioni sul prezzo del petrolio seguite all’attacco agli impianti sauditi potrebbe avere un effetto sull’inflazione americana almeno nel breve termine, in termini di costi dei trasporto e in generale di produzione. La Fed, da cui questa sera è atteso un altro taglio dei tassi da un quarto di punto, ne terrà certamente conto, ma considerato l’attuale contesto economico di rallentamento globale e le tensioni commerciali con la Cina difficilmente potrà astenersi da un nuovo allentamento monetario. Questa in sintesi la conclusione di David Norris, Head of US Credit di Twenty Four Asset Management, che fa parte del gruppo Vontobel.

LA FED DESTINATA A MANTENERE UN ATTEGGIAMENTO DIPENDENTE DAI DATI

Norris sottolinea come gli ultimi dati macro americani, in particolare l’indice PMI dell’attività manifatturiera, mostrino un rallentamento, insieme alla fiducia dei consumatori in raffreddamento e con le imprese riluttanti ad aumentare gli investimenti. Il consumatore statunitense rimane comunque resiliente con le spese personali che restano robuste. Restano però tutte le numerose preoccupazioni geopolitiche globali, che dovrebbero indurre la Fed ad agire “come appropriato” per sostenere l’attuale espansione economica. Il punto interrogativo riguarda la possibilità che la Fed annunci ulteriori mosse accomodanti in arrivo. Probabilmente continuerà a mantenere un atteggiamento “dipendente dai dati”, e continuerà a monitorare i molti rischi geopolitici attualmente presenti in tutto il mondo.

Petrolio, fiammata isolata o prove di rally?

Petrolio, fiammata isolata o prove di rally?

LA GUERRA DEI DAZI PESERÀ SUL PIL USA DEL TERZO TRIMESTRE

Più che sulla decisione del FOMC quindi, l’attenzione sarà soprattutto per le parole di Jerome Powell, per capire se continua a vedere venti avversi che spirano dal fronte geopolitico e anche quale è la sua percezione sullo stato dell’economia americana, con particolare attenzione alla tenuta dei consumi, che rappresentano circa i due terzi del Pil degli Stati Uniti. La guerra dei dazi sta sicuramente influenzando negativamente la crescita globale e il clima di fiducia delle imprese, ma il consumatore statunitense ha mostrato finora di essere in grado di resistere. Tuttavia, secondo l’esperto di Vontobel, il numero del Pil, che sintetizza lo stato complessivo dell’economia, nel terzo trimestre dovrebbe assestarsi poco sotto il 2%, proprio per il peso della guerra dei dazi.

dgrilla / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
18 Settembre 2019
Partner
Top