Economia globale appesa a consumi e settore servizi

di Redazione

Secondo Vontobel è in atto il terzo ciclo di contrazione manifatturiera dalla Grande Crisi ma servizi e consumi tengono e non ci sono motivi per abbandonare la strategia di lieve propensione al rischio

Nelle grandi città europee diversi luoghi una volta simbolo di un’economia basata sull’industria manifatturiera sono stati convertiti in centri dedicati alla cultura, agli affari o al turismo. Come dire, dalla manifattura ai servizi, che insieme ai consumi sono diventati il motore che fa girare l’economia in molti Paesi sviluppati.
Europa e Stati Uniti stanno lentamente lasciando spegnere le loro ciminiere e stanno caricando il peso dell’attività industriale sulle economie in via di sviluppo. Ma Usa, Germania e Giappone producono ancora grandi quantità di beni industriali, mentre la Cina rimane il bacino di manodopera del mondo. Una situazione di equilibrio il cui stravolgimento potrebbe essere doloroso.

I TRE CICLI DEL DECLINO MANIFATTURIERO POST GRANDE CRISI

E’ quanto scrive in una nota dal titolo ‘Fabbriche in calo’ Frank Häusler, Chief Strategist di Vontobel Asset Management, secondo cui dalla Grande Crisi abbiamo attraversato due contrazioni manifatturiere e ora stiamo assistendo alla terza. La prima risale al 2011-2012 ed è stata associata alla crisi dell’euro, la seconda al 2015-2016 legata ai timori di un atterraggio duro dell’economia cinese e di crollo dei prezzi delle materie prime. L’economia globale si è mostrata in entrambe le fasi più o meno resiliente, con consumi e servizi che hanno agito da fattori stabilizzanti. Ora siamo al terzo rallentamento manifatturiero globale, e questa volta potrebbe essere diverso. La guerra dei dazi non sembra volersi placare, mentre incidono le difficoltà dell’automotive europeo. Ma anche nel terzo ciclo il sentiment dei consumatori si mantiene robusto e gli indici Pmi dei servizi indicano un andamento ancora ragionevolmente solido.

LO SCENARIO A 12 MESI PER L’EUROZONA RESTA RAGIONEVOLMENTE OTTIMISTA

Gli occhi sono ora puntati sull’occupazione, che a un certo punto potrebbe venire impattata, compromettendo così il sentiment dei consumatori e alla fine anche il settore dei servizi. Per ora, osserva l’esperto di Vontobel AM, il contagio dal manifatturiero è limitato, ma il tempo sta per scadere. In Germania meridionale, cuore manifatturiero del Paese, il mercato del lavoro sembra già “accusare un leggero raffreddore”, che potrebbe iniziare a incidere sul sentiment dei consumatori. Ma il ciclo manifatturiero nell’intera Eurozona sembra avere raggiunto il suo punto più basso, anche se resta il rischio “hard Brexit”. Lo scenario principale a 12 mesi di Vontobel non contempla recessione, almeno finché consumi e servizi tengono. Quindi la casa d’investimento resta “ragionevolmente ottimista”, anche per l’Eurozona, dove per quest’anno prevede una crescita intorno all’1,2%.

MERCATI ANCORA OTTIMISTI, SE NON ARRIVANO SORPRESE NEGATIVE

Intanto i mercati finanziari oscillano tra timori di recessione e fiducia nella crescita. L’inversione della curva dei tassi Usa preoccupa, ma le banche centrali riversano liquidità per tenere a galla l’economia, dall’Eurozona agli Usa, dalla Cina alla Svizzera. Quindi gli operatori di mercato sono generalmente ottimisti sulle prospettive di azioni e obbligazioni, ma qualunque scostamento dalla rotta tracciata delle banche centrali, per non parlare di un peggioramento della guerra dei dazi o del conflitto nel Golfo Persico, farebbe probabilmente impennare la volatilità. Vontobel osserva inoltre che la BCE sembra ormai avere esaurito tutte le cartucce di stimolo monetario.

L’economia aspetta gli energy drink delle banche centrali

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CONFERMATA LA LIEVE PROPENSIONE AL RISCHIO, MEGLIO LA AZIONI DEI BOND

Il Chief Strategist di Vontobel AM conclude la sua analisi affermando di “non vedere ragioni per abbandonare la nostra lieve propensione al rischio”. Secondo il modello di Vontobel la probabilità che si verifichi una recessione nei prossimi 12 mesi non supera il 20%. Anche se le quotazioni azionarie possono essere elevate, la casa ritiene che le azioni rimangano preferibili ai titoli di Stato, pertanto rimane in leggero sovrappeso sulle azioni con una predilezione per i mercati sviluppati rispetto agli emergenti, e in sottopeso sulle obbligazioni. Nell’obbligazionario Vontobel conferma un moderato sovrappeso sui titoli corporate rispetto ai titoli di Stato, con una preferenza per il debito dei mercati emergenti in valuta forte.

William Barton / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
4 Ottobre 2019
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