Economia mondiale, la metamorfosi cinese: da minaccia a salvezza

di Redazione

Per Zweifel (Pictet AM) l’obiettivo di crescita 2019 della Cina che l’Assemblea nazionale del popolo rivisto al ribasso al 6,0 – 6,5% dal 6,5%, è in linea con le sue previsioni e con quelle del consenso di mercato

La Cina è stata determinante nel limitare la profondità della grande crisi economica del 2008-2009 grazie al suo contributo anticiclico alla crescita. Un ruolo che è aumentato nel corso degli ultimi anni al punto che nel 2018 l’apporto di Pechino alla crescita globale è stato superiore a un terzo del totale: una quota che, peraltro, si stima sia destinata ad aumentare quest’anno. Ecco il perché della massima attenzione degli addetti ai lavori all’economia cinese che, proprio per la sua dimensione, può garantire stabilità e una robusta compensazione al rallentamento degli Stati Uniti e dell’eurozona.

L’EFFICACIA DEGLI STIMOLI GOVERNATIVI

A questo proposito, Patrick Zweifel, Chief Economist di Pictet Asset Management, segnala l’efficacia degli stimoli governativi delle autorità di Pechino che hanno trasformato nel giro di pochi mesi la Cina dall’essere considerata una seria minaccia alla stabilità economica del mondo a diventarne una forza stabilizzatrice. “Il ritorno alla crescita del colosso asiatico rappresenta una buona notizia per gli attivi dei mercati emergenti in generale e per quelli cinesi in particolare” specifica Patrick Zweifel, il cui riferimento è sia agli Stati Uniti, preoccupati dai timori di una recessione, e sia alla zona euro, dove il settore manifatturiero (soprattutto, ma non solo, quello tedesco) continua a registrare segnali di contrazione.

L’IMPATTO STIMATO DEI DAZI USA

L’analisi dell’economista di Pictet AM parte dalla primavera dello scorso anno, quando sono stati annunciati i primi dazi sulle merci cinesi dall’amministrazione Trump per un totale di 250 miliardi di dollari. “In base ai nostri calcoli, l’impatto di tali tariffe dovrebbe incidere per lo 0,3% sul Pil cinese: quota che potrebbe potenzialmente toccare il punto percentuale se le dispute commerciali dovessero inasprirsi” puntualizza Patrick Zweifel.

2.800 MILIARDI DI YUAN MESSI IN CAMPO

L’esperto considera prudente e puntuale la reazione assunta a tali provvedimenti da parte delle autorità cinesi. Pechino, infatti, si è sentita stimolata dalle sanzioni, accelerando le riforme e adottando diversi provvedimenti di stimolo – dagli investimenti in infrastrutture ai tagli fiscali fino a misure di allentamento monetario – per un valore complessivo di 2.800 miliardi di yuan (circa 415 miliardi di dollari).

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IL VOLANO SUL PIL NEI PROSSIMI 2 ANNI

In base all’analisi elaborata da Patrick Zweifel, circa un terzo di tale importo dovrebbe trasformarsi in crescita economica: tradotto in pratica, significa che potrà sprigionare una spinta annua del Pil di Pechino di circa 0,3 – 0,5% per i prossimi due anni. A conferma di queste previsioni, i recenti dati macro della Cina che segnalano un’inversione di tendenza nella crescita del credito, negli investimenti negli attivi fissi e nella produzione industriale: la spesa per le infrastrutture evidenzia un rimbalzo significativo, grazie ad un’emissione speciale di obbligazioni di Stato locali.

OBIETTIVO DI CRESCITA DEL PIL TRA 6,0 E 6,5%

La recente riunione dell’Assemblea nazionale del popolo (NPC, National People’s Congress), la più alta istituzione statale della Repubblica Popolare Cinese, ha rivisto al ribasso il suo obiettivo di crescita al 6,0 – 6,5% dal 6,5%. “Tale intervallo risulta in linea con le nostre previsioni per quest’anno e con il consenso di mercato. Ma segnala anche un doppio aspetto di assoluto rilievo. Da un lato indica che la Cina riconosce la tendenza strutturale di una crescita in graduale rallentamento. Dall’altro, persegue una riduzione della leva finanziaria, che scongiura uno stimolo eccessivo all’economia con provvedimenti anti-ciclici” conclude Patrick Zweifel.

onlyyouq / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
7 Maggio 2019
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