Inondare il mercato di liquidità non è la risposta a tutti i mali

di Redazione

La Modern Monetary Theory mette in secondo piano il rapporto deficit/Pil, ma per Morgan Stanley i benefici di questo approccio sono solamente teorici

C’è una teoria economica, la Modern Monetary Theory (MMT) o Teoria Monetaria Moderna, che sta tornando in auge in base alla convinzione che l’economia globale si trovi in quella che si definisce una “trappola della liquidità”, la condizione che si verifica quando i tassi d’interesse, pur mantenuti bassi a lungo, non riescono a stimolare la crescita, a rilanciare l’attività economica e ad aumentare l’occupazione, come sta avvenendo, in misura diversa, in Giappone o nell’area euro. Un monito sui rischi insiti in questa teoria viene da Jim Caron, Managing Director Global Fixed Income Team di Morgan Stanley.

COSA DICE LA TEORIA MMT

In termini estremamente semplificati, la MMT può essere considerata l’opposto dell’austerità fiscale. L’austerità si basa sull’importanza del disavanzo di un Paese o, meglio, del suo rapporto deficit/Pil che misura il livello di rischio di insolvenza. Nella MMT, il rapporto deficit/Pil, è meno importante perché si ritiene che, nella misura in cui abbia la capacità di stampare moneta, un Paese possa estinguere i propri debiti, all’infinito e senza problemi. In altre parole, nella normale politica monetaria, la banca centrale, ad esempio la Fed, agendo sui tassi d’interesse, rende il denaro più costoso (stretta monetaria) o meno caro (politica accomodante o espansiva); nella MMT è lo Stato ad assumere il duplice compito di mantenere stabili i prezzi (inflazione) e di favorire la piena occupazione, stampando più moneta (allentamento) e aumentando la tassazione, ossia riducendo la massa monetaria in circolazione (stretta).

DALLA TEORIA ALLA PRATICA

Funziona la MMT? Per l’esperto di reddito fisso di Morgan Stanley può funzionare in teoria, ma è molto improbabile che possa funzionare nella pratica. Teoricamente, l’attività economica può essere controllata dai politici tramite la spesa pubblica, aumentandola e riducendola quando opportuno, un po’ come fa la Fed con i suoi rialzi e tagli dei tassi; nella pratica, tuttavia, il poter stampare moneta tende a dare alla testa ai politici, di qualsiasi partito, propensi a spendere in progetti inefficienti e, di norma, questo determina un aumento dell’inflazione. Le aspettative di aumento dell’inflazione influirebbero sugli investimenti, riducendo potenzialmente il valore dei flussi di cassa in futuro: probabilmente ne risentirebbero le attività finanziarie i cui prezzi si sono gonfiati nel periodo dell’allentamento quantitativo (QE), ma ne potrebbero trarre vantaggio gli asset reali.

LA MMT PUO’ ESSERE INGANNEVOLE

Per Morgan Stanley, la MMT è un esperimento economico rischioso, perché aumenta il peso e il ruolo dello Stato nell’attività economica, nonostante la storia abbia provato che i governi tendano ad adoperare il capitale in maniera inefficiente rispetto a quanto faccia il settore privato. Con l’attuale politica monetaria, la Fed stabilisce semplicemente il prezzo del denaro e lascia che subentrino gli “spiriti animali”, l’innovazione e le efficienze del settore privato. Non è un sistema perfetto, ma è migliore della MMT che inizialmente potrebbe portare risultati positivi, i suoi effetti iniziali sono paragonabili a quelli di uno stimolo fiscale, guadagni che potrebbero mascherare l’impatto negativo nel lungo termine di un aumento dell’inflazione e dell’erosione dei valori patrimoniali.

UN RISCHIO DA TENERE SOTTO OSSERVAZIONE

Nell’ipotesi di una recessione Usa o globale, è il timore di Morgan Stanley, la MMT potrebbe apparire come una valida alternativa, perché offre un ampio impulso fiscale che apparentemente funziona molto meglio della riduzione dei tassi di interesse. “Al momento, il dibattito sulla MMT nei mercati avrà solamente un impatto marginale, quand’anche lo avesse, sui prezzi degli attivi e sull’inflazione”, è l’indicazione di Caron. “A nostro avviso, tuttavia, la sua crescente popolarità presenta un rischio a più lungo termine che terremo sotto stretta osservazione e adegueremo il posizionamento dei nostri portafogli di conseguenza”.

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FinanciaLounge
16 Maggio 2019
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