Big Data, il potente alleato della gestione attiva

La capacità di analisi dei dati per estrarre informazioni funzionali può offrire ai gestori un potenziale vantaggio competitivo.

Si prevede che entro il 2020 le duemila società di maggior successo, in base alla graduatoria stilata dalla rivista Fortune, saranno in grado di sviluppare almeno metà del proprio giro d’affari con prodotti digitali: e sempre entro il 2020, in base alle stime di Cisco Systems, nel mondo ci saranno 50 miliardi di apparecchi connessi.

Inoltre, più di due terzi della spesa per le tecnologie informatiche sarà destinata a servizi appoggiati alle piattaforme sul cloud. Sono alcuni dei numeri che definiscono il fenomeno dei cosiddetti big data, termine con il quale si descrive una raccolta di dati talmente vasta in termini di volumi, velocità e varietà da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per l’estrazione di valore.

Ma c’è di più. Con big data si intende pure l’interrelazione di dati provenienti da fonti eterogenee: non soltanto le informazioni strutturate, come quelle ordinate in database, ma anche dati non strutturati, come email, immagini, dati GPS, informazioni prese dai social network. Secondo gli esperti del settore uno degli aspetti di maggior rilievo riguarda l’analisi (la cosiddetta analytics), ovvero l’estrazione delle informazioni cruciali dai flussi continui che le macchine si scambiano per avere un potenziale vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti di settore.

Un fenomeno che interessa anche l’asset management. È infatti essenziale che le tecniche di investimento avanzino di pari passo con la disponibilità di informazioni dal momento che investire significa mantenere un vantaggio informativo e analitico: d’altra parte la gestione attiva si è sempre basata sull’individuare opportunità prima che vengano scontate dal mercato.

“I gestori in grado di distinguere i ‘segnali’ dal ‘rumore di fondo’ possono riuscire a trasformare un vantaggio informativo in un margine competitivo. L’enorme quantità di informazioni che ci circonda va ben oltre la capacità di elaborazione del cervello umano” fanno sapere gli esperti di Goldman Sachs Asset Management (GSAM), secondo i quali, con l’aumento esponenziale dei dati non strutturati, la giusta combinazione tra giudizio umano e analisi computerizzata delle informazioni diventerà uno strumento essenziale per scoprire nuove opportunità di investimento.

“Le tecnologie basate sui dati (c.d. data-driven) generano input tempestivi e informati, ma sarà essenziale trovare la combinazione vincente tra tecnologia e giudizio umano” concludono i professionisti di GSAM.

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FinanciaLounge
9 Giugno 2017
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