Consulenti finanziari, il ruolo cruciale del responsabile dell’ultimo miglio

La prossimità al risparmiatore mette in condizione il consulente di indirizzare le scelte del cliente verso una maggiore consapevolezza finanziaria, assistendolo nella rigorosa pianificazione dei risparmi 

La severa correzione scattata sui mercati finanziari a inizio ottobre e la successiva ricaduta nelle scorse settimane ha riaperto il tema della importanza delle scelte di investimento consapevoli. Scelte che risultano più difficili da assumere per i piccoli risparmiatori rispetto ai professionisti non soltanto per le diverse competenze ma anche per l’approccio. “Le decisioni di vendita o di acquisto dei risparmiatori non specialisti sono molto spesso dettate dall’entusiasmo delle fasi positive o dalla paura nelle fasi negative” sottolinea Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR, nell’Alpha e il Beta del 26 novembre.

IL RUOLO CRUCIALE DEL CONSULENTE

L’esperto tiene infatti a ricordare il ruolo cruciale svolto dal consulente finanziario nella complessa catena del valore della gestione del risparmio: la responsabilità dell’ultimo miglio, cioè delle conclusioni finali che devono condurre a scelte di portafoglio coerenti con gli obiettivi di medio lungo termine dell’investitore rispettandone il suo profilo di rischio.

AFFIANCARE L’INVESTITORE

La prossimità al risparmiatore mette in condizione il consulente di indirizzare le scelte del cliente verso una maggiore consapevolezza finanziaria. Il professionista affianca il risparmiatore sviluppando una rigorosa pianificazione dei risparmi e lo sostiene nel corso del tempo nel rispetto delle proprie ansie.

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L’ULTIMA PAROLA SPETTA AL RISPARMIATORE

“Naturalmente l’ultima parola resta al risparmiatore ma il consulente ha il dovere di fare da guardiano al rispetto della coerenza al metodo, in modo da assicurare la disciplina nei comportamenti. E non si tratta affatto di un compito semplice dal momento che la nostra mente è il risultato di migliaia di anni di evoluzione con reazioni che restano imprevedibili” specifica Carlo Benetti.

TORNA DI MODA LA LIQUIDITÀ

Si tratta peraltro di un aspetto di assoluto rilievo alla luce del fatto che a poche settimane dalla fine del 2018, quasi tutte le classi di attivo hanno un rendimento prossimo allo zero o negativo. Con, inoltre, un particolare non trascurabile: durante le ultime forti correzioni dei mercati non si è assistito ad una decisa riallocazione del capitale. Gli investitori hanno cioè preferito mettersi in liquidità, probabilmente a causa della mancanza di opzioni ritenute affidabili e dell’asimmetria dei rischi, cioè dello sfavorevole rapporto tra guadagni attesi e pericoli potenziali.

IL MERCATO È GIÀ PROIETTATO AL 2019

D’altra parte se è vero che non è possibile sapere quando anche questo ciclo finirà, sembra più che certo che stiamo percorrendone la fase finale: da qui in avanti economia e profitti aziendali sembrano destinati inevitabilmente a decelerare.
“Il mercato ha già dimenticato i risultati del terzo trimestre e scruta le previsioni per il prossimo e per quelle del 2019, tenendo conto delle maggiori pressioni sui costi, la contrazione dei margini, il deterioramento delle condizioni più generali dello scenario internazionale” ricorda Carlo Benetti.

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INCERTEZZA POLITICA E GEOPOLITICA

Si potrebbe obiettare che anche nel 2016 eventi politici destabilizzanti (in quella fase storica) come la Brexit e l’elezione di Trump furono assorbiti piuttosto bene dai mercati nel giro di poche settimane ma nel frattempo il lungo ciclo espansivo si è portato avanti di altri due anni e mezzo mentre continua a crescere l’influenza dell’incertezza politica e geopolitica.

LE PREOCCUPAZIONI DEI GESTORI DI HEDGE FUND

A tale proposito è importante quanto emerso nel Simposio svoltosi pochi giorni fa a Greenwich (Connecticut), in cui i gestori di hedge fund hanno discusso sia sulle incognite dell’amministrazione Trump dopo le elezioni di mid term (politica commerciale, relazioni con la Cina e con i paesi del Medio Oriente), e sia sui rischi politici in Europa (Brexit e situazione italiana). “I gestori dei grandi hedge fund avvertono scricchiolii nelle strutture portanti l’economia globale. Le loro principali preoccupazioni sono rivolte sia agli eccessi generati dalle politiche monetarie non convenzionali e sia al difficile percorso che le banche centrali sono chiamate a percorre per non sbagliare l’exit strategy” rivela Carlo Benetti.

MBS, CAT BOND E MULTI ASSET A BASSA VOLATILITÀ

L’esperto, alla luce di tutte queste variabili e della fase del ciclo che stiamo percorrendo, suggerisce di ridurre l’esposizione azionaria e di azzerare (o quantomeno limitare al minimo) il rischio duration (la scadenza media dei titoli obbligazionari che determina la sensibilità del portafoglio all’andamento dei tassi di interesse). Tra le possibili nicchie interessanti a cui guardare, Carlo Benetti cita il segmento MBS (titoli garantiti da mutui ipotecari statunitensi), quello dei Cat bond (i bond che coprono il rischio assicurativo per le catastrofi naturali) e le soluzioni multi-asset a bassa volatilità.




FinanciaLounge
28 Novembre 2018
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