Profitto “social” nelle aziende: dagli Usa l’idea di dividendi a tutti i dipendenti

di Redazione

Il cosiddetto fondo di proprietà inclusiva (‘inclusive ownership fund’) che paga i dividendi a tutti i dipendenti dell’azienda rappresenta una possibile soluzione quando il divario retributivo si allarga

I dati sul mercato del lavoro USA di settembre erano particolarmente attesi perché stanno crescendo le preoccupazioni sullo stato di salute dell’economia a livello globale. E non hanno deluso grazie ai 136.000 nuovi posti di lavoro che, sebbene leggermente al di sotto della previsioni (145.000) hanno comunque permesso di spingere il tasso di disoccupazione al 3,5%, prossimo ai minimi degli ultimi cinquant’anni.

AUMENTI DELLE RETRIBUZIONI IN DECELERAZIONE

Peccato che le aziende trasferiscano ai lavoratori solo una parte del benessere creato. Infatti le retribuzioni sono aumentate del 2,9%, in decelerazione sia rispetto al dato di agosto (3%) e sia soprattutto a quello di 12 mesi fa (3,6 per cento). Continua pertanto ad allargarsi il divario retributivo tra le fasce di lavoratori con mansioni meno specialistiche e i compensi ai dirigenti e, soprattutto, al top management. In quest’ottica sta prendendo corpo un’idea radicale che garantirebbe ai lavoratori statunitensi un taglio dei profitti delle aziende in cui operano costringendo i datori di lavoro a elargire più ricchezza ai dipendenti.

OLTRE LA COMPARTECIPAZIONE AGLI UTILI E ALLE STOCK OPTION

Mentre i programmi di compartecipazione agli utili e quelli che prevedono stock option azionarie assicurano un valido contributo finanziario a molti lavoratori americani e godono del sostegno bipartisan a Washington, alcuni sostenitori dei diritti dei lavoratori credono che si debba fare di più. Vogliono che i legislatori ordinino alle società statunitensi di pagare ai lavoratori un dividendo in contanti legato ai profitti, proprio come quello che riceve regolarmente ogni azionista.

CONDIVISIONE DEL PROFITTO 2.0

E’ la cosiddetta ‘condivisione del profitto 2.0 (‘inclusive ownership fund’). I suoi sostenitori immaginano che un giorno le grandi corporation statunitensi di proprietà privata e quotate in borsa saranno obbligate per legge a trasferire le azioni di nuova emissione in un fondo collettivo intestato ai loro lavoratori. I dipendenti non possederebbero individualmente le azioni, ma queste, detenute in un trust controllato dai lavoratori, permetterebbero comunque di esercitare il potere di voto e , soprattutto, garantirebbero dividendi regolari. Il fondo sarebbe invece facoltativo per le piccole imprese.

LAVORATORI NON LASCIATI A BOCCA ASCIUTTA

“Concedere ai dipendenti una partecipazione e una voce nelle società per le quali lavorano significa che quando i dirigenti aziendali decidono il livello dei dividendi da pagare agli azionisti, i lavoratori che hanno contribuito a generare i profitti non saranno lasciati a bocca asciutta” ha specificato in un articolo Lenore Palladino, insegnante presso il Roosevelt Institute e assistente all’Università del Massachusetts ad Amherst.

UNA SOLUZIONE IMPORTATA DAL REGNO UNITO

Questo sogno di un fondo che dà soldi e potere ai lavoratori americani viene importato direttamente dal Regno Unito, dove ha guadagnato molti consensi. A questo proposito, lo scorso maggio, il candidato alla presidenza democratica del 2020, il senatore Bernie Sanders, ha conquistato i titoli dei giornali quando ha detto al Washington Post che un fondo controllato dai dipendenti simile al modello del Regno Unito dovrebbe essere previsto anche per le società statunitensi, così come l’assegnazione di posti ai lavoratori nei consigli di amministrazione. Molti esperti di politica progressista sostengono che forzare le aziende a costituire fondi di proprietà inclusivi difficilmente troverà appoggi trasversali tra i politici o tra i leader degli Stati Uniti.

IL 55% DEI LAVORATORI AMERICANI E’ FAVOREVOLE

Sarà anche così ma resta il fatto che la proposta è diventata popolare tra i lavoratori statunitensi: secondo un sondaggio condotto nello scorso mese di marzo da Democracy Collaborative, un gruppo di ricerca progressista di Washington, e YouGov, una società di ricerche di mercato del Regno Unito, il 55% degli americani è favorevole ai fondi di proprietà inclusivi, mentre solo il 20% è contrario.

POCHE RISORSE PER I PREMI E PER LE PROMOZIONI

La prospettiva di fondi di proprietà inclusivi per i dipendenti arriva in un momento cruciale per i lavoratori americani. Mentre la maggior parte dei lavoratori statunitensi dichiara di essere soddisfatta del proprio lavoro e della propria sicurezza, i sondaggi rivelano un crescente malcontento per il fatto che i datori di lavoro non stanziano abbastanza risorse per un posto di lavoro, in particolare per i premi di rendimento e per le promozioni.

PREFERENZA PER AZIENDE CHE CONDIVIDONO I PROFITTI

Inoltre, la maggior parte degli americani afferma di aspirare ad una partecipazione nelle loro società. I sondaggi indicano una forte preferenza a lavorare per un’azienda che condivide la proprietà o i profitti con i dipendenti rispetto a quelle che non lo fanno.

ANCHE LE AZIENDE NE TRAGGONO BENEFICIO

E non sono solo i lavoratori a trarne vantaggio. Alcune ricerche mostrano che quando i dipendenti beneficiano della proprietà azionaria e della partecipazione agli utili, anche la gestione e la qualità del lavoro tende a migliorare. Le aziende che prestano attenzione ai guadagni dei loro lavoratori scoprono che i profitti aziendali sono più robusti, in termini di vendite e ritorno sul capitale proprio. Inoltre, i lavoratori che possiedono azioni hanno la metà delle probabilità di andarsene volontariamente, quindi quell’azienda sostiene costi di selezione e formazione inferiori.




FinanciaLounge
28 Ottobre 2019
Partner
Top