Prezzo del petrolio, decisiva la prossima riunione Opec

di Redazione

Il tonfo di venerdì dei prezzi del petrolio oltre alle tensioni a Hong Kong che potrebbero influire sui negoziati USA – Cina è stato alimentato dalle dimissioni del primo ministro iracheno. La palla ora passa all’Opec

Dopo i piccoli movimenti registrati nelle sedute precedenti, venerdi scorso il prezzo del petrolio ha registrato un tonfo. Il Brent è scivolato di tre punti percentuali portandosi a 62 dollari al barile mentre il Wti statunitense è crollato del 5 per cento chiudendo a 55 dollari, sui livelli più bassi del mese. Il sell-off – vendita sul mercato senza limitazione né di quantità né di prezzo – sul greggio è stato propiziato dalle crescenti tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina sulla situazione a Hong Kong che potrebbero influire negativamente sui negoziati commerciali in corso.

LE DIMISSIONI DEL PRIMO MINISTRO IRACHENO

Ma a pesare sul drastico calo delle quotazioni sarebbero state anche le dimissioni del primo ministro iracheno Adel Abdul-Mahdi che, secondo gli investitori, potrebbero aiutare a placare i disordini in Iraq. Infatti i manifestanti raccolti in piazza Tahrir in pieno centro a Baghdad hanno accolto con grida di giubilo la notizia dopo che, per due mesi, avevano invocato una profonda riforma del sistema e una nuova classe politica in Iraq.

IRAQ SECONDO PRODUTTORE DI GREGGIO DELL’OPEC

Il Paese è il secondo maggiore produttore di petrolio dell’OPEC, con una produzione vicina ai 5 milioni di barili al giorno. “Le quotazioni stanno scendendo perché i manifestanti hanno ottenuto ciò che volevano”, ha dichiarato John Kilduff, partner di Again Capital, secondo il quale gli investitori potrebbero ora pensare che i potenziali pericoli di interruzione delle esportazioni di petrolio in Iraq siano diminuiti.

SI STA ENTRANDO IN UNA FASE PIU’ PERICOLOSA

Helima Croft, responsabile della strategia globale sulle materie prime presso la RBC, invece, ha gelato le aspettative affermando che il contesto in Iraq ora rischia di peggiorare. “Penso che la situazione sia tutt’altro che risolta”, ha detto. “Stanno pensando che il Medio Oriente stia diventando più tranquillo, senza rendersi conto che la battaglia per il futuro dell’Iraq sta entrando in una fase più pericolosa”.

RIFLETTORI PUNTATI SULL’OPEC IL 5 E 6 DICEMBRE A VIENNA

Una situazione alquanto fluida che rende i prossimi incontri Opec e Opec+, che si terranno il 5 e 6 dicembre a Vienna, cruciali per il destino dei prezzi del greggio. Anche perché fonti vicine al Cremlino hanno fatto trapelare l’ipotesi che la Russia possa esentare i suoi condensati dalle quote di produzione mentre altre fonti – anonime – si sono affrettate a precisare che l’Arabia Saudita non avrebbe alcuna intenzione di assumersi una percentuale maggiore dei tagli.




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2 Dicembre 2019
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