Idee di investimento – Azioni – 19 agosto 2019

di Redazione

Mentre c’è chi dice che i mercati azionari scenderanno ancora, emergono occasioni nella finanza e nell’hi tech Usa, nella transizione energetica e, a medio lungo termine, nelle aziende della Cina.

AZIONI, PERCHÉ IL RIMBALZO SARÀ EFFIMERO

Il macro strategist di Nomura Masanari Takada, in un report di martedì scorso, ha dichiarato che il calo degli indici sulla scia delle nuove tariffe annunciate da Trump si è sviluppato come si aspettava, ma ipotizza che il picco di volatilità non è nulla in confronto a ciò che potrebbe accadere alla fine di questo mese o all’inizio del successivo. Lo strategist lo spiega così nell’articolo Per Nomura i mercati azionari scenderanno ancora: “Una volta superata la prima ondata di volatilità, è probabile che i mercati azionari globali subiscano un rimbalzo spontaneo. I fattori che contribuiscono a tale movimento potrebbero includere le aspettative di un sostanziale taglio dei tassi da parte della Fed nel corso della riunione del Fomc di settembre e gli acquisti di azioni effettuati da investitori contrarian a breve termine. Tuttavia questo rally si rivelerà effimero e potrebbe ingannare gli investitori che farebbero bene a liquidare le posizioni in Borsa”. Gli hedge fund e le strategie di portafoglio che seguono la tendenza a breve dei mercati, inclusi i CTA funds e i parity risk fund, hanno subito il sell – off della scorsa settimana. “Ciò nonostante, la posizione lunga netta (rialzista) dei fondi CTA nei futures sull’S&P 500 risulta ancora inferiore di circa il 45% rispetto al picco più recente del 16 luglio. Riteniamo pertanto che i CTA continueranno probabilmente a vendere futures – alimentando la corrente di vendite sull’azionario USA – per cercare di ridurre le perdite” ha scritto Takada. Secondo il quale i picchi dell’indice di volatilità VIX, che misura la volatilità implicita di Wall Street in base alle opzioni sull’S&P 500, visti la scorsa settimana (24,59 punti nella giornata di lunedì 5 agosto) potrebbero essere oscurati nel corso della prossima correzione che lo strategist prevede a fine mese o all’inizio di settembre.

WALL STREET, BENE SETTORI FINANZIARI E HI TECH

Intanto le aziende dell’S&P 500, e in particolare quelle dei settori finanza e tech, stanno mostrando risultati incoraggianti. L’analisi, sviluppata nell’articolo Finanza e tech non temono i dazi e trascinano le azioni Usa, è di Pasquale Corvino (Zest AM) che invita ad andare oltre i dazi guardando i fondamentali. “I dati sui consumi mostrano una solida tenuta confermando di essere forti e di poterlo continuare a essere anche nei prossimi mesi. Dal punto di vista finanziario, invece, va segnalato che ad oggi il 77% delle società che hanno registrato un utile nel secondo trimestre hanno mostrato un risultato migliore di quelle che erano le attese”, puntualizza Corvino, gestore del fondo Zest North America Pairs Relative. In generale i risultati trimestrali sono stati tendenzialmente positivi per i finanziari e per la tecnologia, mentre i settori energy e quelli più legati all’industria hanno evidenziato maggiori difficoltà: tuttavia, è la conclusione del gestore, nel complesso emerge una crescita, sebbene più contenuta rispetto a quella prevista dagli analisti che hanno rivisto al ribasso le proprie stime. In base alle elaborazioni di Refinitiv (gruppo Thomson Reuters) all’8 agosto sulle aziende dell’S&P 500 la crescita dei profitti aziendali statunitensi nel secondo trimestre è proiettata al +2,8%, contro il +1,6% del primo trimestre e, soprattutto, ben al di sopra della stima di consenso degli analisti dello scorso 1° aprile (ferma al +0,3%). “Occorre ricordare che in questa fase i mercati contano sulle decisioni delle banche centrali, a partire naturalmente dalla Federal Reserve statunitense, dalle quali si aspettano delle misure in grado di rianimare la ripresa di un’economia che a livello globale, a prescindere da quelli che sono stati i dati del secondo trimestre degli Stati Uniti, continua a segnalare un rallentamento” conclude Corvino.

TRANSIZIONE ENERGETICA: FOCUS SULLE INFRASTRUTTURE

Un altro tema d’investimento che continua ad attrarre gli investitori è quella relativa alla transizione energetica. Ma non basta puntare sulle fonti rinnovabili: a suggerire agli investitori un approccio più ampio e completo al tema della transizione energetica è Mark Lacey, head of commodities di Schroders. Secondo Lacey, innanzitutto, questo cambiamento sarà “altamente disruptive” per l’industria energetica nel corso dei prossimi decenni. Al momento l’energia rinnovabile corrisponde solo a una piccola parte del mix energetico globale ma, sottolinea Lacey, per raggiungere gli obiettivi climatici la transizione è obbligata e dovrà essere completata in tempi rapidi. “Questo passaggio di allontanamento dai combustibili fossili a favore delle rinnovabili rappresenta solo una parte della transizione energetica – afferma Lacey nell’articolo Transizione energetica, la parte del business che gli investitori ignorano – Altrettanto cruciale è lo sviluppo delle infrastrutture necessarie perché avvenga tale passaggio. Ad esempio, gli impianti eolici e solari possono generare un’enorme quantità di energia solo quando il clima è ventoso o soleggiato, ma tale energia deve essere conservata per quando ne hanno necessità i consumatori”.

L’APPEAL DELLE AZIENDE DELLA CINA

Infine, secondo Capital Group, le società cinesi hanno le carte in regola per resistere ai dazi imposti da Trump. Anzi, è probabile che lo scenario a medio lungo termine, risulti favorevole alle aziende della Cina. La convinzione di Steve Watson, equity portfolio manager di Capital Group, illustrata nell’articolo Perché i dazi possono essere un’opportunità per la Cina, è che si avrà un accordo o, in alternativa, una serie di intese tra Washington e Pechino. Certo, ammette l’esperto, le tempistiche sono difficili da prevedere, ma dal momento che entrambe le parti hanno tutto l’interesse a raggiungere un’intesa sarà questa la conclusione più probabile. Ne deriva, sempre secondo Steve Watson , che non emergono ostacoli ad investire nelle aziende cinesi. “Se osserviamo molti dei gruppi più dinamici del paese notiamo che sono quotati in Borsa – per esempio, i giganti di internet come Alibaba, Tencent, Baidu e Ctrip -, non mostrano una particolare dipendenza dalle perturbazioni del commercio internazionale, e risultano esposti in larga misura al mercato interno” afferma Steve Watson. Secondo il quale è fisiologico che le loro quotazioni risultino influenzate, soprattutto nel breve termine, dal sentiment negativo degli investitori in Cina, ma sembra improbabile che la dinamica di crescita dei loro profitti possa risentirne in questa fase e, soprattutto, nel medio e lungo termine.

ArisSu / iStock / Getty Images Plus


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