Borse, dove trovare le società capaci di accrescere valore nel tempo

Se è senza dubbio vero che, almeno finora, il 2016 in borsa è stato caratterizzato prevalentemente dai ribassi, è altrettanto vero che non tutti i settori si sono comportati allo stesso modo.

Prendiamo ad esempio gli indici MSCI International che misurano l’andamento dei settori a livello mondiale. Ebbene se l’MSCI world index (l’indice generale) segnava al 13 maggio scorso un perdita del 5,4% in euro rispetto al valore del primo gennaio, l’MSCI Metals e Mining (settori metalli e industrie estrattive dell’oro) evidenziava un +19,8%, l’MSCI energia un +3,9% e l’MSCI utilities +2,9%. Al contrario, l’MSCI auto e componenti automobilistici accusava una perdita del -16,9%, l’MSCI biotech un calo del -16,8% e l’MSCI banche un arretramento dell’11,5%. Alla luce di questi andamenti fortemente divergenti, si comprende perché riuscire ad individuare i settori e, soprattutto, i singoli titoli capaci di registrare performance positive o, comunque, migliori rispetto alla media dei concorrenti di settore e di mercato diventa di fondamentale importanza.

A questo proposito ricordiamo che nell’articolo “Global Brands Fund, difesa e attacco in un’unica strategia di portafoglio” è stato spiegato il concetto di compounder, cioè di quei titoli moltiplicatori di valore, identificabili in società in grado di accrescere regolarmente il capitale per gli azionisti con tassi di redditività superiori alla media di mercato nel lungo termine. I veri moltiplicatori di valore sono le aziende in grado di crescere stabilmente e di mostrare una relativa solidità nelle fasi di rallentamento dell’economia. Titoli che sono alla base della strategia implementata dal team di gestione del fondo di Morgan Stanley IM.

I settori nei quali il team individua più titoli compounder possono essere divisi in tre categorie. Nella prima, quella in cui sono rintracciabili molti “compounder” sono i settori Food & Beverage, tabacco, prodotti per la casa e l’igiene personale. Le aziende in questione sono spesso aziende molto diffuse sul mercato e che richiedono bassi costi per l’innovazione dei prodotti e un notevole potere nello stabilire i prezzi di acquisto. Poi ci sono i settori dove figurano soltanto alcuni selezionati “compounder”: media, editoria, informatica, industria e farmaceutica. Si tratta di settori nei quali emergono alcune specifiche nicchie in cui operano compounder, come il mercato dei prodotti farmaceutici, di consumo e quello dei software. Infine, per il team di gestione del fondo MS Global Brands di Morgan Stanley IM i settori con pochi “compounder” sono quello delle telecomunicazioni, della finanza, dei servizi di pubblica utilità e dei materiali.




FinanciaLounge
17 Maggio 2016
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