Le mosse delle banche centrali per contrastare la perdita di momentum

di Redazione

I dati solidi sul mercato del lavoro Usa non sono stati sufficienti a placare del tutto le preoccupazioni degli investitori. Forti attese per le decisioni della Fed e per i negoziati tra Usa e Cina

La scorsa settimana sono stati diffusi nuovi dati macro che hanno confermato la perdita di momentum dell’economia americana, con pensanti ripercussioni negative nel sentiment degli investitori. Da un lato l’indice Ism manifatturiero statunitense ha segnato nuovi minimi sotto quota 50 – livello che discrimina la crescita dal rallentamento economico – per il secondo mese consecutivo. Dall’altro, per certi versi ancora più allarmante, si è constatata un’inattesa perdita di slancio evidenziata dal comparto non manifatturiero, che sembrerebbe indicare un crescente malessere dell’economia americana nel suo complesso.

TIMORI PER LA RECESSIONE

Dati che inevitabilmente hanno riportato in primo piano i timori di recessione, anche sulla scia della spinta al ribasso sui nuovi ordinativi alle esportazioni, a conferma che la guerra commerciale costituisce la preoccupazione principale per le aziende.

SOLIDI DATI SUL MERCATO DEL LAVORO USA

A contrastare questo flusso di dati negativi, l’aggiornamento sul mercato del lavoro americano che ne ha confermato il solido stato di salute, con 136 mila nuovi posti creati nel mese di settembre, un tasso di disoccupazione ai minimi del dopoguerra e aumenti medi delle retribuzioni del 2,9% su base annua.

Mercati, la palla passa ai policy maker

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SETTIMANA IN ROSSO PER LE BORSE

Nonostante queste rassicurazioni dal mercato del lavoro Usa, il bilancio settimanale per le Borse è stato negativo, sebbene con un’ampia divergenza tra le diverse piazze finanziarie. Wall Street ha infatti limitato le perdite allo 0,3%, a conferma del suo profilo difensivo, mentre l’area euro ha lasciato sul parterre poco meno di tre punti percentuali, per effetto anche dell’imposizione di dazi americani alle importazioni di beni agroalimentari per un controvalore di 7,5 miliardi di dollari. “Di segno diametralmente opposto l’andamento dell’obbligazionario governativo statunitense, al punto che, sulla scia delle pressanti richieste degli operatori per un tempestivo intervento della Fed, la probabilità di un altro taglio dei Fed Funds a fine ottobre è balzata dal 40% all’ 80%”, spiegano gli esperti di Euromobiliare Sgr.

MERCOLEDI 9 I VERBALI DELLA FED

A proposito di banca centrale statunitense, questa settimana i riflettori saranno puntati sui verbali della sua ultima riunione. Saranno resi noti mercoledì 9 ottobre e dovrebbero chiarire se la divisione fra i membri del Consiglio direttivo possa essere sufficiente a impedire una eventuale mossa espansiva già questo mese. Finora, fanno notare i professionisti di Euromobiliare Sgr, l’istituto centrale Usa ha mostrato un approccio tempestivo nel contrastare i rischi legati alla crescita domestica e globale.

INFLAZIONE SOTTO CONTROLLO

La Fed in questo è peraltro favorita da un’inflazione sotto controllo. Giovedi 10 i dati dei prezzi al consumo core – depurati delle voci energia e beni di prima necessità – dovrebbero mostrarsi stabili al 2,4%, secondo gli esperti di Euromobiliare Sgr, mentre quelli headline dovrebbero risultare in lieve accelerazione.

GIOVEDI’ 10 RIPRENDONO A WASHINGTON GLI INCONTRI USA-CINA

“Giovedi 10 sarà una giornata importante anche sul fronte delle dispute tra Washington e Pechino: nella capitale statunitense riprenderanno infatti le trattative sul commercio tra i due Paesi. Continuiamo a ritenere probabile un accordo limitato, ma sufficiente a evitare un’escalation delle tensioni”, concludono i professionisti di Euromobiliare Sgr.

metamorworks / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
8 Ottobre 2019
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