Bond societari, non esagerare con il rischio in vista della fase di contrazione

Secondo Ross (Columbia TI) ci troviamo attualmente nella fase di espansione, l’ultimo stadio del ciclo: il passaggio alla fase di contrazione di norma non coincide con un periodo molto favorevole per gli attivi rischiosi.

Il mercato delle obbligazioni societarie si è rivelato negli ultimi anni molto redditizio per gli investitori. Grazie alle politiche monetarie delle principali banche centrali la liquidità sui mercati è stata abbondante, i tassi di interesse sono scesi ai minimi storici (e addirittura in territorio negativo) e la ricerca di reddito ha spinto al rialzo le quotazioni dei corporate bond, sia quelli investment grade che quelli high yield. Comprendere quale sia la situazione attuale del mercato del credito e dei tassi di interesse può rappresentare quindi un esercizio utile per gli investitori che durante il 2018 hanno sperimentato gli effetti indesiderati del rialzo dei rendimenti (e del conseguente ribasso dei prezzi che si muovono in direzione opposta ai rendimenti) del mercato a reddito fisso.

ULTIMO STADIO DELLA FASE DI ESPANSIONE

“Stiamo percorrendo l’ultimo stadio del ciclo, quello relativo alla fase di espansione” afferma Alasdair Ross, Responsabile credito investment grade, EMEA di Columbia Threadneedle Investments, che poi aggiunge: “I profitti delle società sono particolarmente solidi, ma vengono trasferiti agli azionisti sotto forma di dividendi, riacquisti di azioni (buy back) e M&A (operazioni di fusione e acquisizione): la risultante è che i bilanci societari non registrano alcun miglioramento in termini di indebitamento”.

MENO PROFITTI E MINORI FINANZIAMENTI

La fase successiva, puntualizza l’esperto, prevede un’inversione della dinamica dei profitti aziendali e una minore predisposizione da parte dei prestatori (banche, istituzioni finanziarie ecc) a concedere finanziamenti. “Siamo convinti che la prossima tappa importante sarà il passaggio alla fase di contrazione, che generalmente non coincide con un periodo molto favorevole per gli attivi rischiosi. Una fase nella quale prevarrà la tendenza al ribasso dei prezzi e per gli investitori non sarà certo il momento di adottare un posizionamento aggressivo sul rischio di credito nei portafogli” sottolinea Alasdair Ross.

Il 2019 può essere l’anno della gestione attiva

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CRESCITA DEBOLE DEI SALARI

Sul fronte dei tassi di interesse, l’esperto prevede, dopo il rialzo già effettuato a settembre, un nuovo aumento a dicembre da parte della Federal Reserve, mentre l’incertezza sulla Brexit rende la Bank of England (BoE) molto più prudente: ne è la conferma il fatto che il mercato incorpori una probabilità di circa il 50% che il prossimo aumento dei tassi britannici avvenga ad agosto 2019. Resta il fatto che, come fa notare Alasdair Ross, dal 2009 in poi, a fronte di un sensibile calo della disoccupazione negli Stati Uniti e nel Regno Unito, non sia seguita, come di norma, una decisa accelerazione della crescita delle retribuzioni. Negli ultimi anni, infatti, si sono visti incrementi dei salari piuttosto occasionale senza una precisa tendenza al rialzo.

I QUATTRO FATTORI CHE FRENANO L’INFLAZIONE

Secondo l’esperto resta probabile un ulteriore calo della disoccupazione mentre l’inflazione aumenterà. Sul carovita, tuttavia, Alasdair Ross segnala quattro importanti tendenze strutturali emerse nel corso dell’attuale ciclo che tendono a frenare i prezzi al consumo: dall’impatto della tecnologia alla globalizzazione, dai livelli di indebitamento estremamente elevati in economie come gli Stati Uniti e il Regno Unito all’invecchiamento della popolazione.

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NESSUN CONTRACCOLPO SE TRUMP ESCE DI SCENA

Infine, Alasdair Ross delinea lo scenario di mercato nel caso in cui l’attuale presidente americano, Donald Trump lasciasse il campo a un Partito Repubblicano più tradizionale e conservatore sul fronte fiscale. “Con ogni probabilità non cambierebbe nulla in termini di prospettive a lungo termine per il mercato obbligazionario perché non dovrebbero materializzarsi modifiche sostanziali né sul fronte delle aspettative d’inflazione a lungo termine e né su quello del profilo di crescita reale dell’economia statunitense”.

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FinanciaLounge
27 Novembre 2018
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