Azioni, i rendimenti del Giappone resteranno competitivi

Un contesto globale e locale di crescita e interventi mirati sul miglioramento della produttività aziendale da parte del governo sosterranno le azioni di Tokyo.

Quando si parla di azioni, il punto di partenza restano le valutazioni. E i due parametri più immediati che si utilizzano sono il rapporto prezzo/utili (p/e) e quello prezzo/valori di libro contabile (p/bv). Il primo misura quante volte le attuali quotazioni prezzano gli utili, mentre il secondo parametro fornisce una misura di quanto la Borsa valuti l’azienda rispetto al patrimonio netto contabile.

RAPPORTI CONVENIENTI
Ebbene le azioni della Borsa giapponese sono attualmente trattate su valutazioni ragionevoli, con quotazioni pari a circa 15 volte gli utili attesi (p/e) e 1,4 volte il valore contabile (p/bv): l’indice S&P500 di Wall Street, invece, mostra un p/e atteso di 18 e e un p/bv di 3. “Dal momento che i profitti societari giapponesi continuano a crescere, sostenuti da un solido contesto macroeconomico e da attività innovative delle aziende del Sol Levante, restiamo convinti che i rendimenti azionari si manterranno ragionevoli nei prossimi anni” puntualizza Daisuke Nomoto,Responsabile azioni giapponesi di Columbia Threadneedle Investments.

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I 4 PUNTI DI FORZA DEL GIAPPONE
Le ragioni che rendono abbastanza ottimista il manager sulle prospettive della Borsa di Tokyo sono molteplici ma si possono riassumere, principalmente, in quattro aspetti: crescita dei profitti aziendali, sgravi fiscali, domanda derivante dalla organizzazione delle prossime Olimpiadi 2020, aumento dell’immigrazione. Secondo Daisuke Nomoto gli aspetti a sostegno del Giappone per il 2018 prevalgono su quelli negativi all’interno dei quali i più spigolosi sono senza dubbio quelli riconducibili ai rischi geopolitici e ad un rallentamento della crescita cinese.

SGRAVI FISCALI IN ACCELERAZIONE
“Prevediamo una normalizzazione della strategia di determinazione dei prezzi che favorirà sia i ricavi che gli utili, mentre gli sgravi fiscali dovrebbero contribuire a mantenere viva la fiducia delle imprese giapponesi, che è già prossima ai livelli più alti dalla fine degli anni Ottanta” tiene a precisare Daisuke Nomoto che poi spiega in che modo gli sgravi fiscali sosterranno sia il PIL giapponese che i profitti societari (e, a cascata, le azioni). “Una precisa tendenza dell’azione promossa dall’amministrazione Abe dal suo insediamento è stata quella di ridurre l’aliquota effettiva dell’imposta sulle società per rendere il Giappone un mercato più attraente per le aziende”. Il riferimento del manager è al fatto che l’aliquota effettiva dell’imposta sulle società in Giappone è diminuita dal 37% del 2012 al 29,74%, aliquota che entrerà in vigore nel prossimo mese di aprile.

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INCENTIVI ALLE RETRIBUZIONI E ALL’INNOVAZIONE
Non solo. Sono già state approvate nuove misure per ridurre ulteriormente le imposte (portandole al 25%) per le società che provvederanno ad incrementare del 3% le retribuzioni: l’aliquota fiscale potrà scendere fino al 20% per le società giapponesi che investono in nuove tecnologie. Infine, sempre in ottica di migliorare la competitività e la produttività, è allo studio del governo giapponese l’ipotesi di ridurre le imposte sulle immobilizzazioni per aiutare le piccole e medie imprese ad aumentare la produttività.




FinanciaLounge
1 Marzo 2018
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