Gestione attiva, alla (ri)scoperta dei titoli azionari difensivi

di Redazione

Cos’è oggi un titolo difensivo? Secondo gli esperti di Capital Group si tratta di un’azienda i cui utili e ricavi sono in grado di mostrare una tenuta discreta anche durante una recessione

Tra le tante implicazioni che ha comportato l’intreccio degli effetti della grande crisi finanziaria 2008-2009 con quelli della digital disruption, una in particolare presenta risvolti particolari per gli investitori: la definizione di titolo difensivo.

UTILITY, BENI DI PRIMA NECESSITA’ E SALUTE

In passato, nei titoli difensivi rientravano quelli caratterizzati dall’essere affidabili, conservativi e noiosi e, di solito, appartenenti ai settori dei servizi di pubblica utilità, dei beni di prima necessità e della salute. Compagnie con buoni e stabili flussi di cassa, con dividendi solidi e con modelli di business consolidati. Ma quanto accaduto negli ultimi anni ha evidenziato come molte imprese un tempo considerate difensive – ad esempio telecom, tabacco e alimentari – siano state impattate in modo significativo dall’innovazione tecnologica, dalla concorrenza globale e dall’evoluzione delle abitudini dei consumatori.

RICAVI E PROFITTI STABILI ANCHE DURANTE UNA RECESSIONE

Ne consegue che l’investitore che ricercasse oggi i titoli difensivi in vista della prossima recessione risulta disorientato. “Possiamo definire difensivo il titolo di un’azienda i cui ricavi, margini e profitti siano discretamente stabili anche durante una recessione”, spiega Alan Wilson, gestore di portafoglio azionario di Capital Group. Secondo il quale le società che hanno esibito caratteristiche difensive in passato potrebbero avere difficoltà a continuare a farlo anche in futuro.

“Perché è il momento di investire nel settore dei videogiochi”

“Perché è il momento di investire nel settore dei videogiochi”

L’AVVENTO DI AMAZON E I NUOVI GUSTI DEI CONSUMATORI

Per approfondire il suo concetto, Wilson cita l’esempio delle aziende alimentari, ritenute per decenni classici titoli difensivi se non altro per il fatto che ci si deve nutrire a prescindere dal contesto economico. Durante la crisi finanziaria globale del 2008-2009, alcune aziende alimentari hanno mostrato una tenuta relativamente buona rispetto al mercato nel suo complesso. Tuttavia l’avvento negli ultimi anni di attori come Amazon e di profondi mutamenti nei gusti dei consumatori – si pensi alla consegna dei pasti online piuttosto che al boom degli alimenti vegani – hanno scompaginato gli equilibri di mercato.

ALPHABET-GOOGLE E FACEBOOK

Jonathan Knowles, equity portfolio manager di Capital Group, reputa che oggi la definizione di titolo difensivo riguardi le aziende con una solida crescita dei profitti, con business, prodotti e servizi innovativi, capacità di rivoluzionare gli equilibri di mercato in settori ben consolidati, e potere di fissazione dei prezzi. Un esempio, per l’esperto, è Alphabet, la capogruppo di Google, che grazie ai suoi flussi di cassa e alla posizione dominante nel mercato delle ricerche Internet evidenzia tratti difensivi. Lo stesso vale per Facebook. E’ vero che possono essere definite aziende growth, cioè orientate alla crescita, aggiunge Knowles, ma con un modello di business che dovrebbe garantire una buona capacità di tenuta in caso di recessione protratta in virtù della capacità di innovare e del solido potenziale reddituale.

FOCUS SULLA RICERCA FONDAMENTALE SULLE SINGOLE SOCIETA’

In pratica, non è più una questione di alternare i titoli value – associati, in passato, alle società difensive – ai growth. Anche perché, come ricorda la portfolio manager Lisa Thompson, in alcune delle fasi di correzione relativamente minori registrate in questi ultimi anni, molte società growth di qualità hanno fatto meglio del mercato nel suo insieme. “La chiave di tutto sta nella ricerca fondamentale sulle singole società” afferma Joyce Gordon, gestore di portafoglio azionario di Capital Group. Occorre puntare su compagnie con ottimi management e solidi bilanci, in grado di superare indenni contesti operativi difficili: società di elevata qualità con maggiori probabilità di mantenere stabili i dividendi.

ipopba / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
3 Dicembre 2019
Partner
Top