Mercati ed elezioni Usa: chiunque vinca, niente paura e restare investiti

di Redazione

Secondo Capital Group non importa chi vincerà: la storia dal 1932 ad oggi dimostra che le elezioni non hanno mai avuto un impatto a lungo termine sui mercati. Ma bisognerà proteggersi dalla volatilità

Le elezioni del 3 novembre 2020 saranno sicuramente uno degli eventi seguiti con più attenzione nel prossimo anno, a cominciare dalle primarie democratiche che partono a febbraio in Iowa, con gli investitori attenti e forse anche preoccupati che una lunga e controversa stagione elettorale o un certo risultato del voto possano fare male all’economia americana magari spingendola in recessione, con gravi conseguenze per i mercati a cominciare dall’azionario di Wall Street.

CHI RESTA INVESTITO VIENE PREMIATO, ANCHE SE DEVE SOFFRIRE PER LA VOLATILITÀ

Ma Martyn Hole, Investment Director di Capital Group, in un commento non a caso titolato “Chi vincerà le elezioni USA? Non importa”, ricorda come la storia dimostri che le presidenziali americane non hanno mai avuto un impatto a lungo termine sui rendimenti degli investimenti. Ma, avverte l’esperto di Capital Group, “l’importante è rimanere investiti”. Dal 1932 a oggi l’azionario americano è cresciuto sia quando a vincere sono stati i Repubblicani che quando la Casa Bianca è andata ai Democratici, e gli investitori che sono rimasti investiti per almeno un anno dopo il voto sono stati premiati per la loro pazienza, anche se hanno dovuto sopportare l’intensificarsi della volatilità durante le primarie.

LE TURBOLENZE POSSONO OFFRIRE OPPORTUNITÀ, COME SUCCESSO PER I TITOLI LEGATI ALLA SALUTE

Ma la possibile turbolenza legata alle elezioni può anche essere una fonte opportunità. Hole fa l’esempio delle azioni farmaceutiche e sanitarie che hanno subito l’impatto della politica con l’effetto di rendere le valutazioni di alcuni titoli particolarmente interessanti per quegli investitori che non credono possa essere imminente una statalizzazione della sanità americana.

PESANO SUL SENTIMENT ANCHE ALTRI FATTORI CHE RALLENTANO LA CRESCITA

Inoltre, ricorda l’esperto di Capital Group, il ciclo elettorale USA non sarà l’unica preoccupazione che peserà sul sentiment: la guerra dei dazi USA-Cina, le turbolenze politiche in Europa, il rallentamento della crescita globale e altri fattori contribuiscono a creare incertezza. Nel terzo trimestre 2019 la crescita USA è rallentata all’1,9% e il FMI prevede per il 2020 un PIL al 2,1%, sotto quello atteso per l’intero 2019. A fare le spese è stato soprattutto il settore manifatturiero, messo più di altri sotto pressione per la guerra dei dazi.

Gestione attiva, alla (ri)scoperta dei titoli azionari difensivi

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FARE PREVISIONI SU SINGOLI EVENTI E SVILUPPI È UN ESERCIZIO TROPPO DIFFICILE

A fronte di questa situazione la Fed ha cercato di prolungare il ciclo invertendo il corso della politica monetaria e aiutando l’azionario, a partire da quello americano e rendendo improbabile una recessione statunitense o globale nel 2020. E’ anche possibile che nella guerra dei dazi si facciano progressi significativi. In ogni caso, secondo l’esperto di Capital Group, gli elementi in gioco sono molti e sarebbe molto difficile basare qualsiasi decisione di investimento prevedendo l’esito di un singolo evento.

PUNTARE SU TITOLI DI SOCIETÀ INNOVATIVE E BEN GESTITE, CON UN FORTE TRACK RECORD

In conclusione l’analisi di Capital Group vede nubi all’orizzonte per l’economia, a cui potrebbe anche seguire la pioggia, ma sottolinea che società innovative e ben gestite sono in grado di adattarsi alle circostanze mutevoli e hanno buone possibilità di prosperare indipendentemente dalla congiuntura. Per questo secondo Hole è importante cercare titoli che possano agire in modo difensivo quando la volatilità aumenta, ma beneficiare quando il mercato cresce, concentrandosi su realtà che pagano dividendi, hanno forti flussi di cassa e crescita degli utili, e che sono riuscite in passato a superare meglio mercati in calo.




Financialounge.com
20 Dicembre 2019
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