Con il Bund sottozero i Treasury acquistano appeal

di Chiara Merico

Secondo Jared Franz di Capital Group, i tassi sui titoli di Stato statunitensi restano molto allettanti rispetto a quelli sui Bund e su altri titoli europei e giapponesi

La recessione è in vista? Probabilmente sì, visto che i mercati obbligazionari hanno reagito con un brusco calo all’ipotesi che la Fed ritocchi i tassi altre cinque volte entro la fine del 2020, con tagli di 25 punti base per ogni appuntamento. “Compreso l’intervento di luglio, questo si tradurrebbe in un taglio di 150 punti base su un periodo di 18 mesi, un ritmo che si è registrato solo in un’occasione al di fuori di una recessione”, spiega Jared Franz, economista di Capital Group. Un altro segnale in questo senso arriva dall’inversione della curva dei rendimenti, che si verifica quando i tassi a breve termine superano quelli a lungo termine.

TREASURY ALLETTANTI

Ci sono però altri fattori che stanno spingendo i rendimenti obbligazionari statunitensi verso il basso, compresi i tassi di interesse negativi in Europa e in Giappone. “Le obbligazioni sono scambiate in un mercato globale, ed è possibile che gli investitori non siano soddisfatti del rendimento dei Bund decennali intorno allo -0,6%. In questo contesto, i Treasury all’1,6% appaiono ovviamente molto più allettanti”, sottolinea Franz.

PER IL MERCATO DEI BOND RECESSIONE IN VISTA?

Secondo l’esperto, con la Banca centrale europea che probabilmente spingerà ulteriormente i tassi in territorio negativo il mese prossimo, “a livello globale i rendimenti obbligazionari stanno essenzialmente agendo da ancora sui rendimenti statunitensi”. Questo fatto “può aiutare a spiegare perché il mercato obbligazionario sembra prevedere una recessione, mentre il mercato azionario statunitense resta prossimo ai massimi storici”, aggiunge Franz.

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NIENTE TASSI NEGATIVI PER LA FED

In ogni caso, secondo l’economista di Capital Group “la Fed non farà ricorso ai tassi di interesse negativi, incredibilmente dannosi per il settore bancario, come visto in Europa e in Giappone”. Una strategia del genere renderebbe molto più difficile per le banche centrali reagire nel caso in cui le condizioni economiche si deteriorassero ulteriormente, sottolinea Franz, secondo cui la Fed “probabilmente guarderebbe prima all’allentamento quantitativo, alla forward guidance e ad altri strumenti, e prenderebbe in considerazione una politica dei tassi negativi solo in caso di un’altra crisi finanziaria globale della portata di quella del 2008-2009”.

BENE L’AZIONARIO USA

I funzionari della Fed sembrano determinati a non andare contro le aspettative del mercato: c’è dunque una buona probabilità che porteranno avanti il processo di allentamento, fornendo un ambiente favorevole per una deviazione al rialzo dei corsi azionari, osserva l’esperto. Per ora sembra che i mercati e l’economia degli Stati Uniti si siano adattati alla disputa commerciale: “anche con gli incrementi dei dazi annunciati all’inizio di agosto e la manipolazione valutaria di Pechino, l’equity Usa è ancora in crescita di oltre il 17% su base annua, e la doppia cifra dovrebbe tenere fino alla fine dell’anno”.

Jitalia17 / E+ / Getty Images


FinanciaLounge
3 Settembre 2019
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