Idee di Investimento – Obbligazioni – 19 ottobre 2015

“Non sorprende che l’income (strumenti e strategie che generano flussi di reddito costante) e la gestione attiva siano due temi d’investimento ancora molto importanti tra gli intermediari. Tuttavia, una delle domande principali che la ricerca solleva è come affrontare l’incoerenza presso gli investitori tra la loro propensione al rischio, l’orizzonte d’investimento e i ritorni attesi. Effettivamente, i fondi gestiti attivamente possono aiutare a centrare questi obiettivi” ha sottolineato nell’articolo “Temi d’investimento, in pole position restano income e gestione attiva”, Carlo Trabattoni, Head of Pan European Intermediary and Global Financial Institutions Group, Schroders, secondo il quale, nell’attuale contesto di accresciuta volatilità dei mercati, è fondamentale essere ben informati e attenti nelle scelte di portafoglio e di allocazione del rischio. “Perciò suggeriamo agli investitori di prendere queste decisioni con l’aiuto del proprio consulente finanziario” puntualizza il manager.

Sempre in tema di gestione attiva è intervenuto pure Carlo Benetti, Head of Market Research & Business Innovation di GAM Italia Sgr nell’articolo “Le due colonne fondamentali della gestione attiva”. Secondo il manager, la diversificazione del portafoglio è, una colonna fondamentale ma inutile senza l’altra colonna dell’orizzonte temporale: solo con entrambe può essere saldamente sorretta la volta della gestione attiva di un portafoglio. In quest’ottica, per Carlo Benetti, il ricorso alle strategie alternative è inevitabile dal momento che la decorrelazione tra azioni ed obbligazioni si è affievolita negli ultimi tempi e i tassi di interesse, schiacciati sui minimi storici, hanno indebolito uno dei più vecchi strumenti per governare il rischio e il rendimento atteso: l’equilibrio tra azioni e obbligazioni.

Lo sanno bene i consulenti finanziari che hanno l’obiettivo di consigliare i propri clienti sugli strumenti da utilizzare soppesandone l’efficacia e l’idoneità rispetto al profilo di rischio del cliente e del portafoglio personale. Proprio per questo, alla luce anche del robusto incremento della volatilità sui mercati finanziari, stanno rivalutando gli investimenti alternativi, cioè quella schiera di strumenti al di fuori di azioni, obbligazioni e liquidità che include anche materie prime, real estate, hedge fund, managed future (gestione di strumenti derivati per investire nelle commodity) e contratti derivati. “Identificare, delineare e quantificare il rischio rappresenta un processo molto complesso all’interno del quale molti consulenti apprezzano un approfondimento più attento e accurato sulla performance del portafoglio” ha puntualizzato nell’articolo “Investimenti alternativi, perchè i consulenti ne rivalutano l’uso”, Antonio Bottillo, Executive Managing Director per l’Italia di Natixis Global Asset Management.

Proprio la capacità di allargare la ricerca di reddito oltre il perimetro tradizionale (costituito da azioni, obbligazioni e liquidità) per includere le strategie di asset allocation e alternative (immobiliare, materie prime, valute, infrastrutture etc.), con un occhio di particolare riguardo alla volatilità complessiva del portafoglio, è alla base del successo dei prodotti multi asset. Strumenti del risparmio gestito che, per esempio, hanno trainato le adesioni ai fondi di Pioneer Investments che nel mese di agosto è risultata prima in Europa per raccolta netta. La sgr del gruppo Unicredit, come spiegato nell’articolo “Le ragioni del successo delle soluzioni multi asset”, ha beneficiato di flussi di sottoscrizione importanti soprattutto nel comparto multi asset a scadenza della famiglia Progetto Cedola. I comparti di questa gamma di fondi puntano a distribuire ogni anno una cedola del 2% investendo, su un orizzonte temporale di 5 anni, in modo attivo e flessibile sia sul mercato azionario che in quello a reddito fisso, privilegiando i titoli che esprimono, a parere dei gestori Pioneer, aspettative di dividendo superiori alla media.

In questo filone si inserisce pure il fondo BSF European Select Strategies di BlackRock che offre l’opportunità di accedere a rendimenti più alti attraverso un’allocazione diversificata all’azionario e all’obbligazionario europeo. Si tratta di un comparto che mantiene, in un unico fondo, le caratteristiche tipiche di un portafoglio a reddito fisso di elevata qualità, quali la diversificazione, la liquidità e la riduzione della volatilità, unitamente ai vantaggi derivanti da un flusso di rendimenti azionari di alto livello. Dovrebbe essere, come è sottolineato nell’articolo “Una risposta efficiente alla domanda di investimenti obbligazionari” uno dei prodotti di punta di BlackRock per il 2016, anche perché rappresenta una risposta «efficiente» alla domanda dei risparmiatori italiani alla ricerca di una valida soluzione ai tradizionali strumenti obbligazionari.

Anche Paul Read, Responsabile team fixed income di Invesco rimarca come tra gli investitori ci sia una forte domanda di fondi flessibili, capaci di adattarsi allo scenario che stiamo vivendo e anche lui preferisce una gestione attiva del portafoglio per intervenire a seconda dell’evoluzione di mercato. “In questo contesto, vediamo uno scenario positivo per i titoli ad alto rendimento, considerando che i tassi di default sono particolarmente contenuti in questa fase: nel fondo Invesco Global Income questa asset class copre il 31% del portafoglio, seconda solo alla componente azionaria con il 35%, mentre la liquidità si ferma al 19% e le emissioni investment grade al 15%” rivela il manager nell’articolo “La volatilità proseguirà ma creerà anche interessanti opportunità”.

Tesi, relativamente ai titoli ad alto dividendo, condivisa pure dalla Pictet Asset Management Strategy Unit (PSU), il gruppo di investimento responsabile delle linee guida di asset allocation in ambito azionario e obbligazionario, nonché in materia di valute e di commodity. “Lo spread delle obbligazioni high yield dell’eurozona (la differenza di rendimento rispetto ai titoli di stato in euro di pari durata) è aumentato di 200 punti base (+2,0%) rispetto ai livelli di inizio anno. Non siamo tuttavia particolarmente preoccupati della correzione e confermiamo il sovrappeso dell’asset class high yiled” fanno sapere infatti gli esperti della PSU nell’articolo “Obbligazioni, attraenti high yield e debito degli emergenti in dollari”.

Infine, per chi teme, o si attende, un’ulteriore svalutazione del renminbi cinese con conseguente aumento delle pressioni al ribasso sulle valute dei paesi emergenti asiatici che risentono già della debolezza della domanda mondiale e di una crescita anemica delle esportazioni, ecco la soluzione che Adam Bowe, gestore PIMCO sintetizza nell’articolo “Asia, come contrastare un’ulteriore svalutazione della moneta cinese”: “ Siamo posizionati in vista di tale sviluppo attraverso un paniere di posizioni corte (ribassiste) su valute quali il won sudcoreano, il ringgit malese, il baht thailandese, il dollaro di Singapore e il nuovo dollaro taiwanese”.

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19 ottobre 2015
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