Investimenti alternativi, perchè i consulenti ne rivalutano l’uso

I consulenti finanziari hanno l’obiettivo di consigliare i propri clienti sugli strumenti da utilizzare soppesandone l’efficacia e l’idoneità rispetto al profilo di rischio del cliente e del portafoglio personale. Proprio per questo, alla luce anche del robusto incremento della volatilità sui mercati finanziari, stanno rivalutando gli investimenti alternativi, cioè quella schiera di strumenti al di fuori di azioni, obbligazioni e liquidità che include anche materie prime, real estate, hedge fund, managed future (gestione di strumenti derivati per investire nelle commodity) e contratti derivati. Lo fanno perché la correlazione tra azioni e obbligazioni, cioè i movimenti al rialzo e al ribasso, sono sempre più sincronizzati e, pertanto, tendono a far diminuire la diversificazione del rischio di portafoglio. E, inoltre, perché le obbligazioni offrono rendimenti minimi e sono esposti al rischio del rialzo dei tassi di interesse (infatti se i tassi aumentano i prezzi delle obbligazioni diminuiscono) mentre le azioni non sono più tanto economiche come 12-18 mesi fa. Gli approcci adottati per diversificare i portafogli per molti anni spesso risultano superati e non consentono di affrontare il nuovo contesto e suggeriscono i consulenti nuove tecniche all’interno delle quali il ruolo degli alternativi e il mix tra investimenti attivi e passivi all’interno delle varie strategie di portafoglio assume un rilievo sempre più determinante.

Secondo la ricerca 2015 Global Survey of Financial Advisors, condotta da Coredata per Natixis Global Asset Management su 150 promotori e consulenti finanziari italiani, emerge che i consulenti italiani ritengono insufficiente per raggiungere gli obiettivi di rendimento e per bilanciare i rischi, il classico portafoglio investito in azioni e obbligazioni: la pensa così il 73% del campione esaminato mentre il 70% sostiene che la tradizionale analisi di portafoglio non è più in grado di garantire una idonea diversificazione.

“Identificare, delineare e quantificare il rischio rappresenta un processo molto complesso all’interno del quale molti consulenti apprezzano un approfondimento più attento e accurato sulla performance del portafoglio” ha puntualizzato Antonio Bottillo, Executive Managing Director per l’Italia di Natixis Global Asset Management, facendo riferimento ai dati emersi da un articolato studio su portafogli modello condotto dal team Portfolio Research & Consulting di Natixis. Una esigenza, come ha avuto modo di ricordare lo stesso manager, che trova puntuale risconto anche dai consulenti e promotori che Natixis sta incontrando in queste settimane durante il roadshow sul territorio italiano.

Resta il fatto che i consulenti italiani sembrano utilizzare gli investimenti alternativi in misura minore rispetto ai colleghi esteri: la percentuale che ne fa uso nei portafogli dei propri clienti di fascia medio alta oscilla tra il 37% e il 38% (a seconda del capitale investito dal cliente) contro il 43% e il 52% della media dei consulenti internazionali: per la clientela retail, invece, tale percentuale scende per i consulenti italiani al 26 per cento.

Ma come giudicano l’utilizzo degli strumenti alternativi in portafoglio i consulenti italiani? Li ritengono più efficaci degli strumenti passivi per quanto riguarda il contrasto alla volatilità, più reattivi nel trarre vantaggio dai movimenti di mercato di breve periodo, nella capacità di generare alpha (extra rendimento rispetto ai rendimento di mercato), e nella possibilità di ottenere migliori rendimenti corretti per il rischio.

FinanciaLounge
13 ottobre 2015
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