Tecnologia e geopolitica

Apple comprerà chip dagli USA e dall’Europa

Tim Cook annuncia l’intenzione di diversificare le forniture. La Cina fa paura?

di Stefano Silvestri 17 Novembre 2022 09:51
financialounge -  Apple chip cina economia
financialounge -  Apple chip cina economia

Dapprima è stato il Covid, poi la guerra in Ucraina, due eventi molto diversi tra loro che però hanno mostrato quanto interconnessa e fragile sia l’economia mondiale. Oggi, infatti, qualunque cosa accada finisce col riverberarsi a livello globale, con risultati spesso imprevedibili. Quando è scoppiata la pandemia, ad esempio, nessuno immaginava che ciò si sarebbe tradotto in liste d’attesa anche di un anno per veder consegnata la propria automobile, o in alternativa di poterla avere subito ma senza l’infotainment, da installarsi in un secondo momento. Non c’è però bisogno di essere degli indovini per capire cosa accadrebbe qualora la Cina, come ormai più volte annunciato, tentasse di annettere Taiwan, nazione che da sola produce il 60% dei processori mondiali.

DALL’ARIZONA ALLA GERMANIA


Ecco perché, nel dubbio di cosa voglia realmente fare Xi Jinping (e quando), l’Occidente sta cominciando a pensare a un piano B. E tra i tanti con lo sguardo proiettato al futuro troviamo Apple, che si sta preparando a far produrre i chip per i propri dispositivi in Arizona. A dichiararlo, in Germania, è stato nientemeno che l’amministratore delegato del colosso di Cupertino, Tim Cook, in una riunione tenutasi nel corso del suo tour europeo. Salvo poi aggiungere che Apple potrebbe espandere la propria rete di fornitori di chip anche in Europa. “Abbiamo già deciso di acquisire uno stabilimento in Arizona, che diverrà operativo col 2024. Abbiamo quindi due anni davanti a noi o forse un po’ meno”, ha detto Cook ai propri impiegati. “Sono convinto che troveremo il modo di rifornirci anche dall’Europa”, ha poi aggiunto alla presenza di Eddy Cue e Deirdre O’Brien, a capo rispettivamente delle vendite e delle risorse umane di Apple.

TAIWANESI A STELLE E STRISCE


Per Taiwan questa notizia è meno impattante di quanto possa sembrare. Lo stabilimento in Arizona sarà infatti gestito da Taiwan Semiconductor Manufacturing Co., fornitore esclusivo dei chip utilizzati da Apple. L’impianto sarà pronto nel 2024 e TSMC starebbe già pensando a una seconda location, denotando così la volontà di rafforzare la propria produzione negli USA. Il risultato è che le azioni di TSMC sono salite del 2.9% sul listino di Taiwan non appena Bloomberg News ha riportato le dichiarazioni di Tim Cook, e di un ulteriore 7.9% l’altro ieri all’annuncio che la Berkshire Hathaway Inc. di Warren Buffett acquisterà quote di TSMC.

RISVEGLIO OCCIDENTALE


Dopo anni di delocalizzazione pure Intel sta costruendo uno stabilimento in Arizona, che aprirà anch’esso nel 2024. Merito della situazione geopolitica ma anche dei 50 miliardi di dollari stanziati dal governo americano col Chips and Science Act, provvedimento volto a incoraggiare la produzione di semiconduttori sul territorio nazionale. Non si sta muovendo qualcosa solo negli USA, però; la Germania, infatti, pare la candidata ideale per soddisfare i bisogni di Apple. Secondo Bloomberg, infatti, sarebbero già stati avviati i colloqui con TSMC per l’apertura di uno stabilimento nel Vecchio Continente. “A dispetto di quello che potreste pensare, avere il 60% di qualcosa prodotto in un solo posto non è strategico”, ha dichiarato Tim Cook. Per poi aggiungere: “Credo che assisteremo a significativi investimenti per riorientare la produzione del silicio, sia negli Stati Uniti che in Europa”. Non a caso l’anno scorso Samsung ha annunciato di voler investire circa 17 miliardi di dollari nella costruzione di un impianto per produzione di semiconduttori a Taylor, in Texas. In Italia, invece, l’Etna Valley (sede dell’italo-francese STMicroelectronics) e l'area Mirafiori di Torino (dove ha sede Stellantis), potrebbero ospitare il nuovo impianto di Intel, operazione agevolata da una proposta da 4 miliardi di euro avanzata dal governo Draghi per convincere il colosso americano a operare nel Bel Paese.

FUTURO INCERTO


Viste le mire espansionistiche cinesi, la mossa di Apple pare avveduta. Ridurre i propri approvvigionamenti da Taiwan, pur mantenendo le proprie partnership storiche, pare l’unica soluzione per mettersi al riparo dai minacciosi scenari futuri. La stessa TSMC, a ben guardare, delocalizzando la produzione negli USA pare volersi mettere al riparo dai possibili colpi di testa di Xi Jinping. Ma i chip da soli non bastano, perché vanno poi assemblati insieme agli altri componenti e ciò avviene ancora prevalentemente in Cina e in altri paesi asiatici, con l’eccezione dei Mac Pro assemblati in Texas. Un altro problema, infine, è che stando a TSMC gli stabilimenti americani inizialmente produrranno 20mila chip al mese ma a 5 nanometri, mentre Apple starebbe già ragionando su chip ancora più sottili da 3 nanometri. Il futuro ci dirà se le mosse di Tim Cook si riveleranno tempestive o tardive.
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