Lo scenario

J.P. Morgan: cercare valore nella contrapposizione tra inflazione e crescita

Gli esperti di J.P. Morgan AM preferiscono scommettere sull’appiattimento della curva in quanto gli operatori potrebbero continuare a nutrire scetticismo sulla portata dei rialzi della Fed nel breve termine

di Leo Campagna 27 Luglio 2022 18:00
financialounge -  Bond Bulletin inflazione JP Morgan AM
financialounge -  Bond Bulletin inflazione JP Morgan AM

A questo punto non ci sono dubbi: l’inflazione non è un fenomeno transitorio e per tenerlo a bada le banche centrali saranno costrette a innalzare il costo del denaro ben oltre le aspettative dei mercati. I numeri parlano chiaro: a giugno l’Indice generale dei prezzi al consumo (IPC) negli Stati Uniti ha toccato il 9,1%, il maggior incremento dal 1981, mentre l’IPC core – che esclude i settori volatili dell’energia e dei prodotti alimentari – si è attestato al 5,9%, superando le aspettative di mercato (5,7%).

SEGNALI CRESCENTI DI OSTACOLI SULLA STRADA DELLA RIPRESA


La Federal Reserve statunitense ha già innalzato i tassi di 75 punti base (+0,75%) e dovrebbe continuare a farlo nelle prossime riunioni per tenere a freno il carovita. Una strategia che, tuttavia, comporta rischi sul versante della crescita che inizia a rallentare. Per esempio, il Goldman Sachs Financial Conditions Index (FCI), che utilizza i mercati finanziari per stimare la disponibilità di finanziamenti all’interno di un’economia, segnala crescenti ostacoli sulla strada della ripresa.

ANCHE L’FMI HA RIVISTO AL RIBASSO LE STIME DI CRESCITA


“Da inizio anno, tutte le componenti dell’indice – i tassi monetari, gli spread creditizi, il tasso risk free, il dollaro USA e i mercati azionari – si stanno muovendo al rialzo delineando un quadro di condizioni finanziarie sensibilmente inasprite. Anche l’FMI (Fondo Monetario Internazionale) il 12 luglio ha rivisto al ribasso le proiezioni di aumento del PIL in termini reali degli Stati Uniti per il 2022 e il 2023 portandole rispettivamente al 2,3% e al 2,9%” fa sapere team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management nel Bond Bulletin Settimanale.

LA DURATA DEL CICLO DI INASPRIMENTO


Il previsto rallentamento della crescita ha modificato in modo sostanziale le aspettative del mercato verso le politiche della Fed. “Al momento, il mercato incorpora tagli complessivi dei tassi di 22 punti base (-0,22%) nel 2023 a partire dal mese di marzo, una netta inversione di rotta rispetto alla fine dello scorso giugno quando gli operatori prevedevano ancora un rialzo di 10 punti base (+0,10%). Dal momento che i prezzi al consumo continuano a correre, non si può escludere che il mercato prefiguri ulteriori incrementi dei tassi da parte della Fed. Tuttavia, i timori per la crescita potrebbero limitare la durata del ciclo di inasprimento” spiega il Team.

FATTORI TECNICI DI MERCATO


Dal punto di vista tecnico, se è vero che la domanda di reddito fisso continua a mostrarsi modesta, alcuni segnali appaiono incoraggianti. “ A luglio i fondi specializzati sui titoli di Stato statunitensi hanno registrato sottoscrizioni per 11,2 miliardi di dollari a fronte dei 5,9 miliardi di giugno. Prevediamo che, con il progressivo inasprirsi delle condizioni finanziarie e il graduale accentuarsi dei timori per la crescita, ci possa essere un incremento degli afflussi di capitale verso i titoli di Stato, a testimonianza che gli investitori stanno allungando la duration” argomentano gli esperti del Team di JPM AM.

IMPATTI PER GLI INVESTITORI OBBLIGAZIONARI


Secondo i quali proseguirà la contrapposizione tra inflazione e crescita, con le banche centrali disposte a innalzare i tassi per combattere i prezzi al consumo a discapito della crescita. “Tuttavia, i mercati hanno modificato le aspettative dal momento che i timori per il rallentamento congiunturale ridimensionano le previsioni di futuri rialzi dei tassi. In questo contesto, preferiamo scommettere sull’appiattimento della curva: gli operatori potrebbero continuare a nutrire scetticismo sulla portata dei rialzi della Fed nel breve termine, mentre le obbligazioni a più lunga scadenza offrono copertura contro il rallentamento della crescita” conclude il team di J.P. Morgan Asset Management.
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