Strategie di investimento

Generali Investments: “La prudenza resta un fattore chiave per la gestione dei portafogli”

Michele Morganti (Generali Insurance Asset Management, parte dell'ecosistema di Generali Investments) è in sottopeso sull’equity e, nell’obbligazionario, è in sovrappeso nel credito IG e neutrale ed estremamente selettivo nell’high yield. Infine, lascia spazio anche agli asset privati

di Leo Campagna 20 Giugno 2022 18:10
financialounge -  Generali Insurance AM Michele Morganti portafoglio
financialounge -  Generali Insurance AM Michele Morganti portafoglio

Abbiamo assistito ad un rimbalzo dell’azionario nella seconda metà di maggio, ma il comparto obbligazionario continua ad essere instabile, soprattutto in Europa. Per esempio, il classico portafoglio globale 60/40 (60% azioni e 40% obbligazioni) ha accusato un ulteriore calo, che ha portato la perdita da inizio anno al 12%. L’indice Bloomberg dei titoli di stato è sceso di oltre il 13% dal picco di agosto 2021, il peggior dato dall’introduzione dell’euro. In questa intervista Michele Morganti, Senior Strategist di Generali Insurance Asset Management, fa il punto della situazione e delinea le scelte di portafoglio per i prossimi mesi.

Quanto manca per toccare i minimi?


"Nel complesso, riteniamo che non sia ancora il momento giusto perché si materializzi un rimbalzo sostenuto. I mercati hanno probabilmente scontato molte delle brutte notizie sia in tema di previsti rialzi dei tassi che di rallentamento economico. Gli indicatori che misurano il livello di fiducia degli investitori come il Sentix denotano un elevato livello di pessimismo sulle prospettive dell’economia, soprattutto quella europea. I tassi impliciti di mercato stanno prezzando un totale superiore a 350 punti base (+3,50%) da parte della FED quest’anno più il QT (cioè la riduzione del bilancio), cioè il contrario del QE (allentamento monetario), si tratterebbe del più rapido inasprimento monetario dagli inizi degli anni ’80".

Nella zona euro si sono allargati gli spread: quali le prospettive?


"Pensiamo che quest’anno la BCE possa arrivare fino a 125 punti base di rialzo dei tassi nonostante il pessimismo sulle prospettive di crescita. Intanto lo spread BTP – Bund è sostanzialmente raddoppiato in poco più di sei mesi superando i 200 punti base. I BTP a 10 anni sono passati da poco più dell’1% ad oltre il 4%: un rialzo che, combinato con una diminuzione del PIL, rappresenta un forte ostacolo per la sostenibilità del debito italiano. Riteniamo che i problemi di stabilità finanziaria della zona euro limiteranno la stretta della BCE ma ora resta necessario un posizionamento prudente anche perché una guerra alle porte della UE è un fattore estremamente pericoloso. I governi devono affrontare quella che si può definire una triade impossibile: ridurre la nostra dipendenza energetica e militare, preservando allo stesso tempo la sostenibilità del debito pubblico e la stabilità sociale".

Quando potremo ritrovare una certa stabilità?


"Speriamo quest’autunno, quando i dati sull’inflazione complessiva a livello globale dovrebbero iniziare a migliorare grazie agli effetti base. I contraccolpi della guerra sui consumatori potrebbero essere stati superati, e la FED potrebbe diventare meno aggressiva. Soprattutto, però, speriamo anche di esserci lasciati alle spalle la fase peggiore della guerra in Ucraina".

Quali le scelte di portafoglio per i prossimi mesi?


"Restiamo coerenti con la nostra strategia di allocazione mantenendo un sottopeso nell’azionario e una posizione relativamente corta in termini di duration nell’ambito dei titoli di stato core. Da qui  in poi i Treasury USA offriranno un valore migliore rispetto ai governativi denominati in euro. Continuiamo a mantenere un sovrappeso nel credito IG, in quanto l’aumento dei tassi privi dei rischi ha reso il loro rendimento più appetibile. Rimaniamo neutrali ed estremamente selettivi nell’high yield. Al contrario gli asset privati hanno ancora senso in un contesto di inflazione elevata e rendimenti in aumento. Ma attenzione. Nel credito il rapporto tra miglioramenti del rating e declassamenti si è stabilizzato e sta iniziando a deteriorarsi: non c’è dubbio che quest’anno le percentuali di fallimento (default) aumenteranno in misura significativa".

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