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Capital Group: il ciclo finanziario Usa si sta avvicinando al picco

Jens Søndergaard, analista valutario di Capital Group, vede crescita del debito privato piatta nelle economie avanzate: ciò non segnala necessariamente recessione imminente, ma peserà sulla crescita globale

di Virgilio Chelli 13 Giugno 2022 14:52
financialounge -  Capital Group daily news Jens Søndergaard
financialounge -  Capital Group daily news Jens Søndergaard

Il ciclo finanziario USA si sta avvinando al picco, per gli effetti del conflitto tra Russia e Ucraina, come il forte rincaro delle materie prime, il rallentamento del commercio mondiale e l’aumento dell’incertezza per famiglie e imprese. Inoltre una Fed più aggressiva spinge al rialzo il costo dei mutui. Molto ora dipende dalla tenuta dei prezzi immobiliari ma è improbabile che la crescita a doppia cifra vada avanti a lungo. L’inflazione ai massimi di 40 anni è tra i fattori che pesano di più sul ciclo, che ora potrebbe essere vicino a una flessione.

CRESCITA DEL CREDITO IN FRENATA


Jens Søndergaard, analista valutario di Capital Group, ritiene difficile che emerga un fattore di ripresa mentre la Fed aumenta aggressivamente i tassi e prevede che in assenza di un sostanzioso releveraging del settore privato, la crescita del credito sia destinata con tutta probabilità a rallentare ulteriormente ed entrare in territorio negativo nel corso del 2022. E’ già accaduto in passato, durante gli ultimi due picchi del ciclo finanziario USA a fine 80 e tra il 2006 e il 2007. Ma secondo l’esperto di Capital Group il ciclo finanziario non è a rischio solo negli Stati Uniti ma anche in altri mercati sviluppati.

STOP ALLE ESPOSIZIONI DEBITORIE


Considerando la natura globale della recente impennata inflazionistica e il drenaggio di liquidità delle banche centrali, secondo Søndergaard assisteremo probabilmente all’ulteriore avvicinamento di gran parte dei cicli finanziari al picco o, addirittura, all’inizio del relativo deleveraging, vale a dire lo smontamento delle esposizioni debitorie, il che sarebbe negativo anche per i mercati azionari. Ma secondo Capital Group sussiste un minor rischio che il trend culmini in una stretta creditizia globale poiché oggi i livelli di capitale delle banche sono molto più elevati rispetto a prima della crisi finanziaria. Ma ci sono pochi dubbi che gran parte dei Paesi sviluppati si trovi saldamente nelle ultime fasi del proprio ciclo finanziario.

IN EUROPA PICCO FORSE GIÀ TOCCATO


Nell’Eurozona il ciclo potrebbe aver già superato il picco. Germania a parte, non ci sono boom creditizi o immobiliari, e l’impennata dell’inflazione rende ancora più improbabile un’accelerazione del debito privato. Il mercato immobiliare tedesco ha registrato performance recenti piuttosto buone, ma la crescita del credito ha iniziato a ridursi. Nel 2020 i Paesi periferici hanno sperimentato una crescita del credito che sta iniziando a rallentare e potrebbe aver rappresentato solamente un effetto temporaneo della pandemia.

EFFETTI RIBASSISTI PER L’EURO


l tutto ha effetti ribassisti per l’euro sul dollaro. Il ciclo finanziario dell’Eurozona si sta indebolendo più rapidamente di quello USA, la Fed è più aggressiva della Bce, il che rende il differenziale dei tassi reali più favorevole al biglietto verde. L’Europa, inoltre, è molto più vulnerabile alle interruzioni delle forniture energetiche della Russia. Allargando l’orizzonte, secondo Søndergaard il ciclo finanziario cinese ha già superato il picco, dopo essere cresciuto vertiginosamente dopo la crisi finanziaria globale ed aver ricevuto ulteriore impulso dagli stimoli del 2020 in risposta alla pandemia.

LA CINA FA FATICA A GESTIRE IL TREND


Le autorità cinesi hanno fatto fatica a gestire un deleveraging ordinato. I prezzi e vendite di immobili sono in caduta libera, svariati gruppi di real estate sono alle prese con un significativo stress creditizio, i lockdown della politica “zero COVID” potrebbero protrarsi per il resto dell’anno e anche oltre. Ciò, con tutta probabilità, peserebbe su consumi già deboli, deprimendo ulteriormente le vendite di immobili e inasprendo l’aumento della disoccupazione. Sono tutti fattori destinati a causare ulteriori interruzioni delle catene di approvvigionamento e trainare al ribasso la crescita globale, con probabili ripercussioni negative per Mercati Emergenti come Vietnam, Malaysia e Brasile.

RECESSIONE NON PER FORZA IMMINENTE


Rispetto a un anno fa, conclude l’analisi di Søndergaard, svariati Paesi si sono avvicinati o hanno addirittura superato il picco del proprio finanziario. L’aumento di inflazione e tassi, il rallentamento cinese e il conflitto in Ucraina sono tutti fattori alimentano il trend. In molti Paesi, i guadagni dei prezzi degli immobili seguiti alla pandemia appaiono sempre più vulnerabili, mentre nelle economie avanzate la crescita del debito privato è ormai piatta. Sebbene il picco del ciclo finanziario non segnali necessariamente una recessione imminente, secondo Capital Group fa presagire un periodo di deleveraging potenzialmente in grado di pesare sulla crescita globale.
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