Lo scenario

Lo yuan cinese cresce più del dollaro, ecco gli impatti

L’apprezzamento della valuta cinese sul dollaro potrebbe proseguire anche nel 2022, comportando vantaggi per il commercio ma rappresentando anche rischi per le esportazioni. Ecco cosa cambia

di Fabrizio Arnhold 10 Dicembre 2021 10:14
financialounge -  cina commercio dollaro obbligazionario yuan
financialounge -  cina commercio dollaro obbligazionario yuan

Lo yaun ha guadagnato più dell’8% nel 2021, guardando l’indice CFETS RMB, i valori sono vicini al precedente record datato novembre 2015. La valuta cinese ha guadagnato terreno sul dollaro, nel dettaglio è cresciuto fino al +2,8% sul biglietto verde. Nonostante il rallentamento dell’economia del Dragone, la valuta resta forte.

CRESCITA ANCHE NEL 2022?


Il rafforzamento dello yuan potrebbe continuare anche nel 2022? Secondo le previsioni di Becky Liu, head of China macro strategy di Standard Chartered Bank, la performance potrebbe continuare anche l’anno prossimo, nonostante le difficoltà dell’economia post Covid e del settore immobiliare, con il rischio default di Evergrande che continua a tenere alta l’attenzione degli investitori. La Banca centrale cinese ha rafforzato lo yuan dello 0,28% nei confronti del dollaro, fissando un cambio tra il biglietto verde e la valuta di Pechino a 6,3498 nella giornata di ieri.

QUALI VANTAGGI


Più la valuta asiatica si rafforza e maggiori sono le possibilità che le banche centrali decidano di detenere una quota consistente come riserva, stimolandone di fatto l’uso globale. Secondo alcuni analisti, questa tendenza potrebbe anche aiutare a rendere le importazioni più economiche e a limitare gli effetti dell’inflazione, considerando che la Cina acquista molti prodotti in dollari.

E QUALI SONO GLI SVANTAGGI


Non ci sono solo aspetti positivi. Se lo yuan si dovesse rafforzare troppo rapidamente, infatti, una valuta eccessivamente cara potrebbe rendere meno competitive le esportazioni all’estero, rallentando di fatto il commercio e l’economia di Pechino. Una eventualità da considerare, soprattutto nel percorso di ripresa post pandemia, che presenta ancora più di una incognita che potrebbe frenare lo slancio.

FOCUS SULL’OBBLIGAZIONARIO


L’andamento della valuta di Pechino ha delle implicazioni anche sull’universo obbligazionario. Il valore del credito in yuan detenuto da investitori internazionali è aumentato per l’ottavo mese consecutivo a novembre, toccando quota 3,9 trilioni di yuan (circa 620 miliardi di dollari), secondo le stime della People's Bank of China, la banca centrale cinese. I titoli di Stato cinesi hanno dei rendimenti a 10 anni del 2,9%, contro l’1,44% dei Treasury Usa.

LE MOSSE DI PECHINO


In questo scenario, non è escluso che il governo cinese decida di intervenire ancora per frenare il rapido apprezzamento della moneta nazionale. Proprio in queste ore fa la banca centrale cinese ha annunciato che aumenterà il coefficiente di riserva obbligatoria per i depositi in valuta estera che le banche devono accantonare, nel tentativo di rallentare l’apprezzamento delle yuan. Il coefficiente salirà dal 7% al 9%. "Ci aspettiamo ancora ulteriori guadagni dello yuan, ma a un ritmo molto più graduale", hanno commentato gli analisti di Goldman Sachs in un rapporto di ricerca il mese scorso, osservando che i "partner commerciali strategici" della Cina hanno iniziato a inasprire le politiche.
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