Investire in obbligazioni

Il rischio inflazione può essere controllato con high yield, dollari e bond subordinati

L'aumento dei prezzi crea volatilità sui mercati ma con una giusta programmazione può essere tenuto a bada. In focus anche il cambiamento climatico e le soluzioni finanziarie green

di Leo Campagna 15 Novembre 2021 - 11:50
financialounge - news
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Il cosiddetto energy crunch, vale a dire la strozzatura dell’offerta di gas e petrolio che fa salire i prezzi energetici soprattutto in Europa, continua ad essere al centro dell’attenzione di mercati e investitori. Negli ultimi tempi il prezzo del petrolio sembra essersi stabilizzato sopra gli 80 dollari al barile mentre continuano le tensioni su quello del gas. L’Europa e l’Asia si trovano in una posizione scomoda proprio per quanto riguarda la produzione di gas, perché da sempre sono i maggiori importatori netti di questa fonte energetica e il deficit da colmare nei prossimi anni sarà enorme. Lo sostiene nell’articolo "La carenza di gas peserà sulla crescita economica europea" Monica Defend, Global Head of Research di Amundi, il cui scenario centrale non prevede una crisi energetica in inverno, ma le turbolenze e il rincaro dei prezzi peseranno sulla crescita europea attraverso la forte inflazione, i consumi delle famiglie, la diminuzione degli utili aziendali e il calo della produttività.

COME CONSIDERARE IL RISCHIO INFLAZIONE


L’inflazione resta un rischio abbastanza grande da esser preso in considerazione nella costruzione del portafoglio, proteggendosi ad esempio con i "Treasury Inflation-Protected Securities", i titoli noti come TIPS, in vista del 2022.
L’analisi di Capital Group, illustrata nell’articolo "Capital Group: l'inflazione è un problema di breve termine ma non va sottovalutata" sottolinea che negli ultimi 100 anni l'inflazione USA è rimasta sotto il 5% per la maggior parte del tempo e più recentemente, dopo la crisi finanziaria globale del 2007-2009, ha faticato a raggiungere il 2%, nonostante lo stimolo senza precedenti della Fed. Un altro aspetto importante è che soprattutto agli estremi, quando l'inflazione è pari o sopra il 6%, le attività finanziarie tendono a sentirne gli effetti, ma vanno sono sotto pressione anche quando l'inflazione diventa negativa. Per cui, una certa inflazione può essere positiva per gli investitori, come mostra il fatto che anche durante i periodi di maggior inflazione azioni e obbligazioni statunitensi hanno generalmente fornito rendimenti solidi.

DALLA VOLATILITÀ OCCASIONI DI RENDIMENTO


Secondo l’analisi degli esperti di Neuberger Berman, riportata nell’articolo "Tassi, la volatilità segnala un "risveglio" delle banche centrali" è verosimile che si possa materializzare una persistente volatilità dei tassi e a un aumento dei premi di rischio, mentre gli investitori sperano che dalle varie banche centrali emerga maggior chiarezza sulle aspettative in merito a tapering, rialzo dei tassi e indicazioni sulla loro probabile evoluzione. Oltre che alle opportunità di generare rendimento grazie al trading, la volatilità potrebbe creare delle opportunità per generare rendimenti, grazie al carry e al rolldown nel segmento a breve termine delle curve dei tassi.

BOND SUBORDINATI, SEGMENTO POSITIVO ANCHE CON TASSI IN SALITA


Gregoire Mivelaz, gestore delle strategie Credit Opportunities di GAM nell’articolo "GAM: reddito fisso, nelle obbligazioni subordinate le opportunità più interessanti" sottolinea che le banche centrali stanno dicendo che la ripresa è in corso, con la Federal Reserve che fa partire il tapering, anche se il rendimento dei Treasury e dei Bund delinea uno scenario diverso che tuttavia, secondo GAM, dipende più da fattori tecnici che dai fondamentali. Dunque, a parità di condizioni, Mivelaz si aspetta un rialzo dei tassi, che gioverebbe alla strategia di investimento che punta sul debito subordinato, che in genere ottiene performance robuste persino quando i tassi di interesse sono al rialzo. Gam vede prospettive molto positive e si aspetta altri mesi con un reddito elevato e stabile, in concomitanza con la rivalutazione dei prezzi.

PREFERENZA PER HIGH YIELD E DOLLARO


Nei suoi Global Asset Allocation Insights di novembre, i cui dettagli sono riportati nell’articolo "Fidelity positiva sull'azionario, ma con qualche cautela in più" Fidelity Solutions & Multi Asset riduce il sottopeso sull’investment grade e vede nei Gilt britannici valore significativo a confronto di quello offerto dai Treasury e dai Bund tedeschi, ritenendo che i recenti toni da falco di Bank of England non siano sostenibili. Data anche la valutazione che il ciclo economico sia a metà del percorso, e alla luce del fatto che i tassi di default dovrebbero rimanere contenuti nei mercati sviluppati, Fidelity mantiene anche il sovrappeso sui bond High Yield e resta sovrappesata sul dollaro, in considerazione dell’avvio della riduzione degli acquisti da parte della Fed.

POCHI FINANZIAMENTI PER IL CLIMATE CHANGE?

Per Wolfgang Pinner (Raiffeisen Capital Management) gli accordi raggiunti alla Cop26 su carbone, deforestazione e finanziamenti hanno deluso. Sul fronte finanziamenti, in particolare, nel 2023 è prevista la partenza di un fondo da 100 miliardi di dollari all’anno che, per cinque anni, dovrebbe sostenere le operazioni di decarbonizzazione nei Paesi più poveri. “Un ammontare che sembra relativamente basso” commenta Pinner nell’articolo "Perché la COP26 è stata finora al di sotto delle aspettative". La considerazione del manager di Raiffeisen Capital Management è sulla base della stima dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), seconda la quale gli investimenti necessari alla transizione energetica potrebbero passare dai 2.000 miliardi di dollari di oggi a 5.000 miliardi nel 2030.

IMPATTO TRANSITORIO DEI FATTORI NEGATIVI SUI PAESI EMERGENTI


I rischi sui Mercati emergenti derivano anche da prezzi delle commodity che potrebbero risentire delle prospettive di crescita ridotte, da un dollaro più forte, a cui si aggiungono le preoccupazioni sul tapering della Fed, e hanno causato una fuga degli investitori dal credito emergente. Tuttavia, come si legge nell’articolo "LGIM: per i mercati emergenti il rallentamento è solo temporaneo" LGIM ritiene che l’impatto di tutti questi fattori sia transitorio, prevede a breve un allentamento delle politiche cinesi a favore della crescita, ma anche un rimbalzo robusto sostenuto dalle vaccinazioni. Inoltre, l’impegno di molteplici donatori resta alto: da iniziato pandemia, il LGIM ha elargito 117 miliardi di dollari a 87 economie emergenti e altri 250 miliardi sono arrivati dallo Special Drawing Rights dello stesso Fmi, che ha stanziato 650 miliardi complessivi, rafforzando le riserve di valute e dando accesso a una nuova fonte di finanziamento.

COME SCEGLIERE UN PRODOTTO ESG


“Gli investitori devono assicurarsi di comprendere le implicazioni delle valutazione sulla sostenibilità iniziale o sul “principale impatto avverso” (Principal Adverse Impact, PAI)” fanno sapere nell’articolo Invesco: “Perché sono i dettagli a fare la differenza nell’engagement sugli ETF ESG” gli esperti di Invesco che poi aggiungono: ”Occorre inoltre considerare, non solo il personale punto di equilibrio tra tracking error e il miglioramento del punteggio ESG, ma anche altri parametri relativi agli obiettivi ambientali, sociali e di governance non finanziari”. Un esempio? Potrebbero esserci due ETF che dichiarano lo stesso obiettivo ESG ma tramite approcci nettamente contrapposti per raggiungere il risultato. Allo stesso modo, è essenziale appurare la profondità della propria esposizione ed accertarsi che il prodotto scelto non abbia investimenti in contrasto con l’obiettivo ESG dichiarato. Anche la scelta dell’emittente di ETF può fare la differenza.
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