Boom in Asia e Usa

La ripresa dell'industria del lusso

I principali gruppi di moda hanno annullato il calo dell'anno della pandemia, dimostrando grande resilienza, grazie al ritorno dei consumi cinesi e di altri mercati forti

di Annalisa Lospinuso 21 Ottobre 2021 10:13
financialounge -  Cina principale mercato Dior fashion Fendi louis vuitton LVMH moda Pres. Carlo Capasa tiffany
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Le mode passano ma lo stile resta. E anche la voglia di comprare. Archiviato l’anno di picco della pandemia e dei lockdown generalizzati nel mondo, il 2021 ha visto un ripresa del settore moda e lusso. Un maggiore ottimismo e il desiderio di ritornare alla vita di sempre hanno incentivato le spese per abbigliamento, gioielli, accessori, dando nuova linfa al made in Italy.

2021 ANNO DELLA RINASCITA


Dopo il calo del fatturato dell’intera filiera moda del 25 per cento nel 2020, rispetto ai quasi cento miliardi del 2019, questo è stato l’anno della ripresa vigorosa soprattutto nel primo semestre, con un incremento del 24 per cento. Alla fine del 2021, si stima un aumento del fatturato di oltre il 20 per cento, che riporterà il settore molto vicino ai livelli pre Covid. A traghettare la ripresa del tessile-moda-accessorio (Tma), non è soltanto la manifattura e le vendite nei negozi, ma anche la ripresa di sfilate ed eventi.
Non si può ancora parlare di normalizzazione del mercato, per la quale bisognerà aspettare il 2022, ma i segnali di ripresa sono forti.

SEGNALI FORTI DA CINA E USA


Nonostante il rallentamento del Pil del terzo trimestre, la Cina è ancora il mercato di sbocco più promettente per il settore del lusso, seguita dagli Stati Uniti. Le vendite del mercato europeo sono, invece, ancora affossate dalla riduzione dei viaggi e degli spostamenti dei turisti, bisognerà attendere una maggiore chiarezza della situazione pandemica per recuperare i 280 miliardi di dollari di reddito annuo su scala globale. “A trainare la ripresa, stando ai numeri dei primi cinque mesi del 2021, è stato l’export, con una crescita complessiva del 27,6% e del 34,3% verso i soli paesi extra Ue – ha spiegato Carlo Capasa, presidente della Camera della moda –. Aumento dell’export vicino al raddoppio verso la Cina, che ha fatto segnare +93,9%. È il quadro generale a essere positivo e a indurci all’ottimismo: tutti i primi dieci mercati di sbocco della moda italiana, ad eccezione del Regno Unito, hanno registrato incrementi significativi dei flussi commerciali”.

LA RESILIENZA DEL SETTORE DEL LUSSO


Del resto se si guardano i numeri dei principali gruppi del lusso i segnali sono incoraggianti. LVMH come di consuetudine è stato il primo gruppo a pubblicare i conti societari di questo trimestre, mostrando una solida crescita. ​​Ha chiuso i primi nove mesi del 2021 con un fatturato di 44,2 miliardi di euro, in progresso del 46 per cento rispetto allo stesso periodo 2020, di cui quasi la metà arrivano dai vestiti Dior, le borse di Vuitton e le scarpe di Fendi. La crescita organica si attesta al 40 per cento e tiene conto anche di Tiffany, entrata nel perimetro del gruppo a fine 2020, che ha fatto quasi triplicare la divisione gioielli. Un balzo in avanti che ha cancellato la recessione della pandemia e che deriva soprattutto dai buoni risultati in Asia e negli Stati Uniti.

BUONI FONDAMENTALI


Non si tratta di un caso isolato: Kering ha registrato un aumento dell'8,4 per cento nel trimestre precedente, rispetto al periodo pre-Covid19 e un fatturato di 8 miliardi di euro. Richemont ha registrato un primo trimestre (off year) eccezionale con un aumento del 18 per cento rispetto al 2019 e un fatturato di 4,3 miliardi di euro, trainato in particolare dalla performance dei suoi due marchi di gioielleria Cartier e Van Cleef & Arpels. Inoltre, le performance dei valori del lusso europeo sono da 2 a 3 volte superiori a quelle degli indici azionari europei.

LA CINA PRINCIPALE MERCATO


Il Paese del Dragone conta ancora oltre un quarto del fatturato dell'industria della moda europea: nel 2019, un terzo delle vendite era legato ai consumatori cinesi, mentre nel 2020 la quota è scesa al 28 per cento a causa del Covid. Tuttavia, rispetto al passato ora i grandi gruppi del lusso si rivolgono anche ad altri mercati e il rischio è diluito. Sotto la lente c’è, però, la volontà di Xi Jinping e del Partito Comunista di riequilibrare i redditi che rappresenta una forte minaccia al made in Italy e in generale al settore moda. Già in passato si sono avuti effetti evidenti dei disordini politici sul comparto del lusso, come durante la Rivoluzione degli Ombrelli di Hong Kong contro la riforma elettorale o la guerra commerciale con gli Stati Uniti del 2018. Gli investitori e gli imprenditori monitorano con attenzione l'attuale evoluzione della politica estera cinese.
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