“La neutralità dal carbone passa dallo studio delle emissioni future”

Aberdeen Standard Investments
di Leo Campagna 22 Luglio 2021 - 18:30

Evitare del tutto le aziende dei settori ad alte emissioni tiene basso il livello di CO2 del portafoglio, ma non risolve affatto il vero problema: ecco la strategia di Aberdeen Standard Investments

Il rapporto”Net Zero by 2050″ dell’International Energy Agency’s (IEA) pubblicato il mese scorso ha confermato quanto sia enorme la sfida che attende governi, aziende e investitori per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione, in particolare in alcuni settori in cui si concentra la generazione di CO2.

PROMUOVERE I REALI PROGRESSI VERSO LA NEUTRALITÀ DAL CARBONE

Tuttavia, come fa presente Thomas Leys, investment manager di Aberdeen Standard Investments, la strada per promuovere reali progressi verso la neutralità dal carbone dovrebbe evitare l’errore di focalizzarsi sulle attuali emissioni delle aziende e studiare la traiettoria delle emissioni future. “Eliminare dal portafoglio le società ad alte emissioni può determinare nell’immediato un certo successo, tuttavia spesso non riduce le emissioni nel mondo reale” sottolinea il manager.

I SETTORI CON MAGGIORI EMISSIONI DI CO2

I settori energia, automobili, materiali, beni strumentali e utility rappresentano oltre tre quarti delle emissioni di CO2 dell’indice MSCI All Countries World, ma solo un quinto della capitalizzazione di mercato del benchmark. Questo sembrerebbe dimostrare che evitando una manciata di società sia effettivamente possibile ridurre in modo sensibile e immediato le emissioni del proprio portafoglio, sia in termini assoluti che rispetto ai benchmark.

RISCHIO DI MINORI INVESTIMENTI NELLE AREE CHE NE HANNO PIÙ BISOGNO

Certo, ammette Leys, limitare le emissioni del portafoglio ha una sua logica, tuttavia molto spesso non riesce a contenere le emissioni nel mondo reale, oltre a determinare un prosciugamento degli investimenti nelle aree che più ne hanno bisogno. Senza capitali il settore delle utility non potrà migrare dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, le case automobilistiche non riusciranno a convertire le linee di produzione dalle auto a benzina in quelle elettriche, e le grandi industrie non saranno in grado di investire nell’elettrificazione dei processi di produzione attualmente alimentati da combustibili fossili.

ALL’AVANGUARDIA NEGLI SFORZI ALLA DECARBONIZZAZIONE

Per questo, secondo il manager, gli investitori lungimiranti dovrebbero puntare piuttosto sulle società a forti emissioni che si impegnano per essere all’avanguardia negli sforzi per la decarbonizzazione. “Coloro che desiderano contribuire alla decarbonizzazione del pianeta dovrebbero puntare sulle aziende di questi settori che si sono poste obiettivi di riduzione delle emissioni ambiziosi, ma credibili. Dovrebbero selezionare accuratamente le aziende che, partendo da un alto livello di emissioni, siano pronte a delineare una parabola discendente nella traiettoria dell’impatto ambientale futuro” spiega Leys.

SELEZIONARE LE COMPAGNIE PIÙ MERITEVOLI

Il manager, tuttavia, aggiunge che l’analisi dei programmi di decarbonizzazione e la valutazione della loro credibilità resta fondamentale. Consente infatti di selezionare le compagnie più meritevoli, posizionandosi su società leader nel processo di decarbonizzazione dell’economia mondiale. Non è infatti sufficiente che gli investitori scelgano le aziende con gli obiettivi più ambiziosi: secondo l’IEA circa il 40% delle società che ha dichiarato un obiettivo di zero emissioni non ha ancora pubblicato informazioni dettagliate su come verrà realizzato.

VALUTARE LA CREDIBILITÀ DEGLI OBIETTIVI

“Tra il dichiarare un obiettivo “zero emissioni entro il 2050” e metterlo in pratica c’è un lungo lavoro da fare. Pochissime aziende dei settori a emissioni elevate, secondo le analisi condotte dalla Transition Pathway Initiative, si sono dotate di obiettivi di decarbonizzazione sufficientemente ambiziosi. Ne consegue che è davvero cruciale valutare la credibilità degli obiettivi dichiarati” conclude l’investment manager di Aberdeen Standard Investments.

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