Inflazione Usa: cosa c’è dietro l’aumento e quanto durerà

L'analisi
di Virgilio Chelli 30 Giugno 2021 - 7:50

Il team Global Balanced Risk Control di Morgan Stanley IM ritiene possibile che l’inflazione rimanga sostenuta per qualche tempo e che i tassi aumentino prima di quanto preveda la Fed, ma escludono un aumento incontrollato dei prezzi

Mercati e investitori continuano a chiedersi se l’inflazione statunitense sia una realtà destinata a perdurare o una situazione transitoria. In parte è dovuta all’effetto base, e a sostenerla è anche la rapidità con cui si sta colmando l’output gap post-pandemia. L’economia non è ancora tornata a pieno regime, e per attirare lavoratori potrebbe essere necessario un aumento dei salari, che a sua volta potrebbe contribuire ad alimentarla. La Federal Reserve sembra ritenere l’impennata dell’inflazione un evento transitorio e, poiché si concentra sulle dinamiche di lungo termine, ha fatto il possibile per calmare i mercati, ma prima o poi presumibilmente dovrà iniziare a ridimensionare il proprio intervento, e a lungo andare sarà costretta ad aumentare i tassi.

POSSIBILE VOLATILITÀ AZIONARIA

Andrew Harmstone e Manfred Hui, responsabili del team Global Balanced Risk Control (GBaR) di Morgan Stanley Investment Management, affermano che nel loro scenario di base l’inflazione resterà per qualche tempo sopra il 2% e i tassi aumenteranno prima di quanto non preveda la Fed, escludendo però un’inflazione fuori controllo. Inoltre, anche una robusta crescita senza effetti inflazionistici è in grado di esercitare pressione sui rendimenti reali, e un loro aumento significativo potrebbe comportare volatilità sul fronte azionario che, date le attuali valutazioni elevate, si presenta vulnerabile.

RIDOTTA L’ESPOSIZIONE AL RISCHIO

A seguito dell’aumento dell’inflazione e tenendo in considerazione i possibili scenari, il team GBaR a metà del mese di maggio ha ridotto l’esposizione al rischio, sia per la volatilità manifestata dai mercati azionari, sia per il fatto che a suo avviso la forza della ripresa potrebbe già essere riflessa nei prezzi, in un contesto di accelerazione dell’inflazione e di possibile aumento dei tassi. Tutto ciò è in linea con la prospettiva del team, che prevede un aumento della volatilità verso la fine dell’anno, quando inizieranno a prospettarsi alcuni rischi, come un aumento delle tasse o un ridimensionamento del piano di acquisti da parte della Fed.

SOTTOPESO DEL CREDITO USA INVESTMENT GRADE

Per quanto riguarda il credito investment grade statunitense, il team GBaR è passato da un posizionamento neutrale a sottopeso, prevedendo che nel breve termine gli spread rimangano compressi, ma a causa delle valutazioni elevate il potenziale rialzo derivante dall’apprezzamento di capitale è minimo e il carry ridotto non offre, a loro avviso, un premio al rischio interessante. Nell’azionario value statunitense è stata invece incrementata l’esposizione, ampliando la posizione aperta in aprile.

CONFERMATA LA PREFERENZA PER I TITOLI CICLICI USA

Si conferma la predilezione da parte del team GBaR di Morgan Stanley Investment Management per i titoli ciclici e value statunitensi, che stanno beneficiando delle riaperture e della forte ripresa dell’economia. Le revisioni degli utili continuano a essere favorevoli e i titoli value sono ancora scambiati a sconto rispetto a quelli growth. Sebbene a livello di fondamentali non vi siano state variazioni, il team ha visto confermare le proprie previsioni: dopo il passaggio a sovrappeso a metà del mese di aprile, i titoli value hanno sovraperformato l’indice S&P 500.

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